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| Video sul perdente Areale, parlano gli autori di Alessandro Bertirotti e Ugo Locatelli |
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La
tappa Areale: Luogo e Risonanza tende a comprendere e a interconnettere
un numero sempre maggiore di percezioni e di relazioni: un sistema di osservazione
e di ascolto policentrico, ramificato e fluido. In questa dimensione la
comunicazione (qui nel senso di tutti gli scambi possibili) non dipende
da ciò che si trasmette, ma da ciò che accade con chi riceve.L’Occidente insegna tante cose. Più di tutto insegna un metodo, una strada per “andare oltre”. Nessuno di noi però è effettivamente riuscito a svelare questo oltre. Forse il metodo proposto – peraltro di tutto rispetto perché aristotelico – non è applicabile a tutti gli aspetti del reale. Forse lo stesso reale è probabilmente una operazione solo mentale, che mette in gioco la coscienza. La questione di cosa sia reale e non reale è, come tutti sanno, nata con l’uomo corticale, fra i 120.000 e 70.000 anni fa. Il dilemma sulla realtà non è stato ovviamente risolto. La nostra volontà, presuntiva e umana, ricerca una soluzione definitiva. Non esiste però nessuna definizione umana che sia definitiva. La definizione è sempre transitiva, perché legata al nostro essere in vita. Questa transitività è areale. È l’interspazio fra noi e la nostra risonanza nell’altro, grazie alla quale ogni essere umano diventa l’esperienza altrui. La nostra individualità è legata alla percezione che gli altri hanno di noi. Risuonare è quindi come specchiarci musicalmente nelle note degli altri. E le note sono gradini di una scala. I gradini sono frequenze acustiche. Le note proposte dal Woyzeck sono dolorose. Ultrasuoni per alcuni e infrasuoni per altri. Sono dunque frequenze che non vogliamo sentire o che non possiamo sentire? Oltre i 20.000 Hz o al disotto dei 16 Hz non siamo in grado di sentire nulla. È anzi assai probabile che non si sia neppure in grado di capire nulla. Nel caso invece in cui fossero toni parziali? In questo caso saremmo in grado di sentire e capire. I toni parziali sono multipli e sottomultipli della nota fondamentale, ossia della frequenza generatrice: la perdita della nostra identità, dunque Woyzeck. Per questo motivo in ognuno di noi abita la risonanza di Woyzeck. Siamo tutti la risonanza della sua perdita, multipli o sottomultipli. Non è solo una questione matematica. È soprattutto esistenziale, quindi una questione geometrica. Una geometria metafisica, nella quale ArealeRisonatore facilita l’evidenza di questo lascito e permette di scegliere l’arealtà. Unica condizione umanamente disumana.
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