Sistema Musica gennaio  2005
orch. fil. di torino
  Musica breve, emozioni che sfuggono
di Alessio Tonietti

appuntamenti

domenica 9 gennaio
Conservatorio ore 17
martedì 11 gennaio
Conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Jeff Silberschlag
direttore, tromba
Giuseppe Nova
flauto
Gerard Claret
violino
Musiche di Britten, Taglietti, Montsalvatge, Cervellò, Elgar



Di fronte alla generale tendenza alla brevità di molte creazioni del Novecento – come quelle in programma in questo concerto dell’Oft – ci si può chiedere perché queste opere non riescono, o forse non vogliono durare.
Un’opera musicale, di qualsiasi dimensione essa sia, ha il potere di conferire un carattere e una direzione al periodo di tempo durante il quale viene eseguita; un compositore, nel momento in cui scrive un brano, cerca innanzitutto di dare una forma a una sua personale esperienza temporale, non necessariamente a livello consapevole. Come si potrebbe infatti non percepire la differenza tra un’ora trascorsa in compagnia di una Sinfonia di Beethoven, a tal punto pervasa di drammatica tensione costruttiva, rispetto alla stessa ora dominata dalla narcotica e, proprio per questo, insinuante immobilità di un brano di Debussy? Nella produzione musicale del Novecento, la scelta più o meno generalizzata di accantonare i consolidati processi di sviluppo della tradizione classico-romantica comporta un fluire temporale che si presenta come successione di “attimi” a discapito di una successione causale e chiaramente direzionata di eventi sonori. Quel che caratterizzava i capolavori musicali della tradizione precedente era proprio la capacità di concatenare in senso drammatico i singoli episodi; in virtù di ciò l’ascoltatore era in grado di appropriarsi affettivamente della porzione di tempo nella quale avveniva l’esecuzione. Questo tipo di esperienza temporale presupponeva quindi una capacità di “possesso” da parte del compositore, il quale è in grado di decidere, o di prefigurare, il destino di ciò che ci mostra.
Diversamente, l’uomo del Novecento si rende conto che le cose a cui si aggrappa gli sfuggono o addirittura gli vengono strappate dall’ineluttabile corso degli eventi. La portata di bellezza e di verità di ogni accadimento è rinchiusa nel fiorire di un attimo per poi venire disattesa o smascherata. Il compositore contemporaneo sente quindi di non “possedere” le sue intuizioni musicali e di non poterne assicurare la “durata”, neppure appoggiandosi alle forme consolidate (Concertini, Sinfonie). Presentando le sue creazioni, sembra voler dire: «Questo è ciò che ho visto con la coda dell’occhio, quasi per caso, su cui ho lavorato con fatica per riuscire a farvelo sentire in musica prima che venisse distrutto. Non riesco a capire quale possa essere il suo destino, provateci voi».
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