Sistema Musica gennaio  2005
acc. corale stefano tempia
  Marco Vavolo
«Suoniamo Totò, cantautore ante litteram»

di Gianni Nuti

giovedì 27 gennaio

Conservatorio ore 21
Gennaro Sica tenore
Francesco Vavolo
violino
Marco Vavolo
pianoforte

Sei forte... totò
Canzoni, poesie e immagini per rivivere il genio napoletano



NAVIGARE IN MUSICA
  Un sito che rende omaggio a Antonio de Curtis in arte Totò
Due immagini di TotòMaestro Vavolo, come si articola la serata intorno a Totò?
«Lo spettacolo alterna canzoni a filmati tratti dai più celebri film di Totò selezionati da Achille Bonito Oliva in occasione della prima svoltasi a Forte Belvedere (Firenze) nell’ottobre 2003; il cantante reciterà inoltre alcune liriche dello stesso genio comico».

Per quali strade è avvenuto l’incontro tra cultura popolare e musicisti colti?
«Anzitutto per la strada dell’ammirazione verso ciò che è autenticamente poetico; la procedura per giungere a un risultato artistico è partita invece dal recupero di vecchi nastri e dischi datati dai quali ho ricavato la linea melodica, la struttura armonica, il sound di fondo poiché non esistevano partiture delle canzoni, né pubblicate né manoscritte, tranne che della celebre Malafemmena. A questo è seguito un meticoloso e attento lavoro di adattamento delle tracce a una barca a tre vele – violino, voce e pianoforte – svolto con spirito e tecnica quasi cameristici: la vocalità mai soffocata, il violino in discreto contrappunto, il pianoforte che appoggia e sostiene, talora anche con moduli ritmici danzerecci a tempo di beguine o di tarantella, ma con misura e compostezza classiche».

Dalle sue canzoni, che cosa emerge della maschera Totò, dei suoi ritmi corporei, dei suoi motteggi?
«La gran parte delle opere scova dietro la maschera il nocciolo malinconico e desolato dell’uomo De Curtis, gravato di nostalgia per paradisi sfuggiti, inconsolabile per un amore perduto. Coerenti con il personaggio pubblico sono pochi esempi buffi e sgangherati, spesso scritti per uno specifico impiego cinematografico. Le poesie che Gennaro Sica reciterà di tanto in tanto stanno al limine tra i due umori: con pirandelliano spirito umoristico un po’ fanno sorridere, molto inducono a pensare».

Se dovesse collocare da storico della musica l’opera di Totò, quale sarebbe la sua naturale sistemazione?
«Posto che moltissimi grandi della storia hanno scritto melodie su testi poetici con struttura strofica (penso ai Lieder in prima linea), il fatto che gli autori di parole e musica si identifichino in un solo artista e che di gran lunga sia più pregnante l’elemento lirico rispetto a quello dell’inventiva melodica mi fanno pensare a un cantautore ante litteram. L’impronta estetico-linguistica, la radice storica e la struttura formale tripartita sono invece i chiari indizi dell’appartenenza del compositore Totò alla grande tradizione napoletana. Non è detto che, per limare la scrittura musicale non si sia di tanto in tanto fatto aiutare dal Roberto Murolo di passaggio, senza inquinare la paternità dell’ispirazione, naturalmente…».

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