Sistema Musica giugno-luglio 2005
settembre musica
  Torino Settembre Musica 2005
77 appuntamenti: 40 con biglietteria, 37 con ingresso gratuito


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  Il programma di Torino Settembre Musica
  Il sito del pianista Murray Perahia
  Il sito ufficiale dedicato a Philip Glass
  Il sito della cantante Dulce Pontes
  Il sito della Wiener Philarmoniker
  Lorin Maazel: il sito ufficiale del direttore della New York Philarmonic
  Il sito dell'affascinante interprete Diamanda Galás

La vedova allegra, il mondo celebra un capolavoro

Anna e Danilo, cittadini del fittizio principato del Pontevedro, si ritrovano a Parigi: tra i due in passato c’è stato del tenero, e ora tutti si attendono che l’affascinante diplomatico convoli a nozze con la ricchissima giovane vedova per risollevare le finanze del principato. Prima del lieto fine, però, non mancheranno le lacrime…
Questa storia d’amore non sarà forse delle più avvincenti, ma fu comunque a essa che Franz Lehár s’ispirò per comporre quella che sarebbe diventata l’operetta viennese di maggior successo. Andata in scena per la prima volta il 30 dicembre 1905 a Vienna (e dove altrimenti?), quest’anno La vedova allegra di Franz Lehár compie cent’anni. Le avvincenti vicissitudini di questa giovane dama continuano ad appassionare oggi come allora, e il mondo si prepara a celebrarle: alla Volksoper di Vienna, tempio mondiale dell’operetta, andrà in scena il prossimo giugno un nuovo allestimento dell’operetta sotto la guida del direttore stabile Leopold Hager, che dirigerà anche le due rappresentazioni in forma semiscenica della Volksoper previste per l’inaugurazione di Torino Settembre Musica.

Dulce Pontes, il fado del presente

Un’esibizione di Dulce Pontes non si limita a essere una proposta riservata ad appassionati di fado portoghese oppure a neofiti curiosi di ascoltare sonorità insolite.
Il percorso artistico della cantante lusitana si snoda in un orizzonte molto più ampio, nel quale trovano spazio innumerevoli stimoli provenienti dalle tradizioni più eterogenee. Se l’uscita del disco Lagrimas nel 1993 consacrò infatti Dulce Pontes come l’interprete più autorevole e coinvolgente di quella tradizione musicale così viscerale e intrisa di profonda malinconia (la saudade) chiamata fado, ben presto la cantante portoghese si è mossa verso nuovi repertori e ha stretto collaborazioni con nuovi musicisti, fra i quali anche Ennio Morricone, con cui ha registrato un disco nel 2002 spaziando da sonorità africane fino a interpretazioni rock.
Il suo spettacolo, la cui spina dorsale rimane comunque il repertorio fado, diventa quindi un appassionato sforzo comunicativo, attraverso gli stili e i registri vocali più diversi, in modo che, come lei stessa ha detto, «alla fine della giornata nessuno resti un’isola impenetrabile». (a.t.)

Perahia, Bach e l’Academy

Murray Perahia«Ogni singola nota deve avere una ragione per esistere. Un capolavoro deve essere necessario. La grande musica è musica totale». In poche parole c’è tutto il pensiero e l’estetica musicale di uno dei più intelligenti e raffinati musicisti d’oggi, quel Murray Perahia pianista americano che stupì il mondo, quasi un quarto di secolo fa, con una superba integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart che suonò e al tempo stesso diresse. Non ha perso il gusto del doppio ruolo né l’amore per Mozart, Perahia, che recentemente ha assunto la guida di un’orchestra nata nel 1959, per iniziativa di Neville Marriner che riunì gli archi migliori delle orchestre londinesi nell’antica Chiesa di St. Martin in the Fields. Con l’omonima Academy, Perahia continua a suonare il repertorio classico, Mozart ma anche Haydn e Beethoven. L’autore al centro del loro desiderio di esplorare e ricomprendere è però attualmente Johann Sebastian Bach e in particolare naturalmente i suoi Concerti per tastiera e orchestra. Niente cembalo – Perahia dirige ovviamente dal pianoforte – né strumenti d’epoca. Ma un’intelligenza e un’attenzione per ciascuna nota, un gusto e una fantasia nell’ornamentazione capaci di stupire l’ascoltatore facendogli pensare, come se fosse un pensiero nuovo nato lì per lì, che Bach è “grande musica”. (g.v.)

Boulez e i Wiener tra tradizione e modernità

Conservazione o innovazione? Il dilemma è da sempre il pungolo di Vienna. Trovarci una soluzione la sua vocazione. È emblematico che i Wiener Philharmoniker, orchestra conservatrice per definizione, si affidino proprio a Pierre Boulez, direttore avanguardista per definizione in virtù d’una vibrante militanza compositiva. Giusto per riproporci una sublime metafora musicale di questa affascinante dialettica. Brahms o Wagner? Così coniugavano il supremo dilemma a fine Ottocento. E c’era chi spendeva il suo genio per forgiare una soluzione. Come il Bruckner della Settima sinfonia, scritta nel 1881-83 proprio mentre Wagner moriva. Un omaggio monumentale al grande maestro, guardando però anche a Beethoven e Schubert. Solo tre settimane nel 1899 ci mette invece un giovane Arnold Schoenberg per elaborare una sintesi geniale della tecnica wagneriana e brahmsiana. Verklärte Nacht: un capolavoro impietosamente stroncato dagli accademici per un accordo di nona rivoltato. (a.c.)

Glass, le tre colonne sonore per Godfrey Reggio

Philip GlassCollaborazioni celebri fra un regista e un compositore ce ne sono diverse nella storia del cinema. L’immaginario, per forza di cose, sospinge immediatamente verso Fellini e Rota, verso Hitchcock e Hermann. Per parlare dei giorni nostri, si potrebbero citare tranquillamente Lynch e Badalamenti. Una delle collaborazioni più atipiche e più riuscite, fra immagini e musica, è senza dubbio però quella fra Godfrey Reggio e Philip Glass. Atipica soprattutto perché le immagini dei film di Reggio (li chiamiamo film per comodità) hanno una tale forza e originalità da rappresentare davvero un caso più unico che raro. E la musica che ha composto Glass per la celebre trilogia (Koyaanisqatsi, Powaqqatsi e Naqoyqatsi), che, in tre serate, verrà eseguita integralmente per la prima volta a Torino Settembre Musica, non ha eguali. Dopo aver visto e aver ascoltato le “affinità elettive” fra i loro rispettivi lavori, non è più possibile concepire quella musica senza quelle immagini, e viceversa. (h.f.)  

Jazz, una maratona di stelle

Michael PortalMichel Portal è l’unico musicista in grado di affrontare al contempo la furia iconoclasta dell’improvvisazione jazzistica e di suonare, da autentico e impeccabile interprete classico, le pagine di musica colta (le partiture di Francis Poulenc sono soltanto il primo di tanti esempi che possono venire in mente). Clarinettista, sassofonista – ma suona anche il bandoneon – compositore, eminenza grigia del jazz europeo d’avanguardia, Michel Portal darà il via alla maratona del 17 settembre con il suo Quartetto (special guest la tromba di Flavio Boltro). Seguirà un “piano solo” dell’americano Eddie Harris (la sua prima incisione risale alla fine del 1956), che preparerà il palco a una voce sassofonistica storica, quella di Lee Konitz, che dal cool jazz di Lennie Tristano & Co. si è proiettato attraverso la storia del jazz fino ai giorni nostri. Dopo il trio con Roberto Gatto e Giovanni Tommaso, vale a dire due colonne portanti del jazz italiano (e non solo), Konitz duetterà con Martial Solal, che, a nostro avviso, assieme a Paul Bley e Misha Mengelberg, è il più grande pianista di jazz vivente. (h.f.)

Maazel, la Toscanini e una Russia infuocata

Una foto di Lorin MaazelCon musiche come queste, Lorin Maazel va a nozze. I Quadri da un’esposizione di Musorgskij (nella versione orchestrale di Ravel) e Shéhérazade op. 35 di Rimskij-Korsakov sono proprio il genere di partiture che un direttore come Maazel trangugia come un ovetto fresco. Mettete in mano a un professionista del suo calibro una fuoriserie rossa e fiammeggiante qual è l’Orchestra dei russi, specie se messa a punto in Francia, e lo spettacolo è assicurato. Colori scintillanti, esplosioni di suono, estasi sublimi e ritmi irresistibili sono garantiti a priori. I professori della Filarmonica «Toscanini» finiranno invece con la lingua di fuori, sferzati dall’energia di Maazel a mettere tutto il loro talento in queste note incrostate di preziosità musicali, ma i programmi impegnativi sono esperienze indispensabili per un’orchestra che nutra ambizioni di alto livello. E non c’è dubbio che la «Toscanini» aspiri a porsi tra le compagini italiane di maggior rilievo. Se no, perché chiamare come direttore musicale uno come Maazel? (o.b.)

L’Olimpiade, intrighi di sport e amore dall’antica Grecia

Quattro giovani innamorati, travestimento, svenimento, fallito suicidio, attentato al re, condanna a morte, un fratello e una sorella che arrivano a un passo dall’incesto. Il tutto sullo sfondo aulico dei giochi di Olimpia. Pietro Metastasio congegnò davvero bene il libretto dell’Olimpiade, scritta per il compleanno dell’imperatrice Elisabetta, moglie di Carlo VI e rappresentata per la prima volta a Vienna nei giardini della Favorita il 28 agosto 1733, con le eccellenti note di Antonio Caldara. In Italia L’Olimpiade approdò prima a Genova. Poi fu Vivaldi il più lesto a ghermirsela. La fece rappresentare nella sua Venezia il 17 febbraio 1734 al Teatro Sant’Angelo. Qualche sforbiciata al libretto originale, un’ouverture nervosa, una schidionata di arie squisite, un duetto sublime, una manciata di brevi cori, raffinati recitativi accompagnati, esuberanza, contrasti di colori e timbri… Il risultato? Uno dei melodrammi più riusciti del Prete rosso. (a.c.)

L’Iran a Torino Settembre Musica

Musiche dall'IranAnche quest’anno terre di confine, per l’anima etnica del Festival, con una visuale prospettica sulle diverse tracce che quasi trenta secoli di storia – dai Medi a Ciro, dai Turcomanni alle giubbe rosse inglesi, dallo Shah a Khomeini – hanno lasciato anche nelle tradizioni musicali di un crogiolo di popolazioni “iraniane” che però si chiamano Corassanesi, Curdi, Persiani, oltre che Turkmeni, Azerbaigiani e Beluci. Musica tributaria di influenze arabe, tzigane, indo-pakistane e africane che si realizza con strumenti che significativamente sono liuti che si chiamano setâr e tamburag, vielle rabâb o cetre dal nome evocativo di benju. Sentiremo così la voce dei bardi, cantori di epopee come di quasida religiosi che provengono dal Laristan, dal Turkmenistan e dall’Azerbaigian, ci faremo affascinare dalla musica “di guarigione”, integrazione tra sciamanesimo e sufismo, dai riti del Belucistan e dalle rare interpreti femminili di âvâz, il canto libero della poesia classica. Scopriremo nuovi talenti che hanno appreso il “repertorio dei dodici modi”, incontreremo la musica colta che prolunga l’antichissima tradizione del maqâm mediorientale, e potremo assistere alla rarissima cerimonia Zikr di cui sarà protagonista una sorta di complesso-assemblea appartenente alla comunità curda iraniana. Ancora una volta con la collaborazione dei Laboratori di Etnomusicologia di Ginevra. Ancora una volta da non perdere. (s.b.)

Diamanda Galás, regina del border-line

Una foto di Diamanda GalasUn piccolo mistero della musica. Diamanda Galás, cantante, pianista, affascinante performer greco-americana, piace ai dark, piace agli appassionati di jazz, piace agli amanti di certo rock di matrice underground, piace agli “avanguardisti”, piace a tutti coloro che sono particolarmente attenti alle musiche border-line, laddove si toccano e si incrociano tensioni sonore distanti fra loro, il respiro delle melodie di Ornette Coleman con le poesie di Baudelaire, le lamentele dell’antico rebetiko con il blues rugginoso di John Lee Hooker. Senza dimenticare mai l’impegno sociale e politico, sia esso attuale, in favore della lotta contro l’Aids per esempio, o “storico”, come nel caso invece di Defixiones, Will and Testament, riflessione sul genocidio dei popoli armeno e greco anatolico perpetrato dai turchi in Asia Minore, nel Ponto e in Tracia fra il 1914 e il 1923. Il progetto che presenterà a Torino, Songs of Exile, racchiude canzoni ispirate a testi di poeti che hanno vissuto in esilio: dal grandissimo Paul Celan a Cesar Vallejo, Gerard de Nerval e Henri Michaux. (h.f.)

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