Sistema Musica giugno-luglio 2005
torinodanza
  Torino al centro del panorama europeo
di Gigi Cristoforetti


NAVIGARE IN MUSICA
  Il programma di Torinodanza
TorinodanzaNicola Campogrande ha insinuato, con i suoi editoriali su queste pagine, un ragionevole dubbio nell’ordinato, vivace e spesso proficuo svolgimento della progettazione culturale cittadina: quello di rappresentare solo una nicchia, probabilmente privilegiata, della società. La sua analisi era rivolta alla musica classica, eppure credo che in molti si siano interrogati, grazie alla sua lucida provocazione, sulla propria attività, confrontandosi con dati oggettivi – quali le affluenze – o con indicatori più sottili. Se dovessimo portare una riflessione analoga nel campo della danza, ci troveremmo con ogni probabilità in grave difficoltà perfino nella definizione di nicchia. Quanto è grande una nicchia? E soprattutto, quali sono gli indicatori che determinano l’affluenza a uno spettacolo di danza, e dunque un chiaro rapporto tra domanda e offerta? L’esplorazione compiuta in questi due anni di Focus, accostata alla lettura di altri dati relativi alla proposta coreutica di Torino, ha dato risultati interessanti, che conviene cominciare ad analizzare.
In primo luogo, possiamo constatare che l’uscita dai confini del festival tradizionale ha mescolato le carte, permettendo a compagnie internazionali, italiane e piemontesi di incrociare il proprio percorso in maniera armonica, ricostruendo un panorama quanto mai articolato e vivace. Gli spettacoli inseriti in Torino Settembre Musica hanno avuto attenzione e successo, sia nel caso di repertori acclamati (Balanchine o Forsythe) quanto con autori sconosciuti o quasi, e la maratona dei Cantieri Italiani alla Cavallerizza è stata seguita con interesse e partecipazione, anche se dedicata a spettacoli in realtà disomogenei tra loro. Di contro, è sorprendente dover constatare che uno spettacolo celebrato in Europa, e capace di riempire ovunque le sale come La camera d’Isabella della Needcompany sia passato da Torino quasi clandestinamente. In effetti era difficile attendersi dal recente Focus 7, al Teatro Nuovo, un arretramento nella risposta di pubblico, che per certi versi appare inspiegabile.
Inoltre, com’è possibile che le proposte del Regio, si tratti del Kirov o di Barysnikov, abbiano decine di migliaia di spettatori, che non si sognano di attribuire un interesse neppure paragonabile al repertorio di gran qualità presentato al piano di sotto, al Piccolo Regio? Bisogna probabilmente ammettere che si tratta di un problema di identità, che le programmazioni non conquistano soltanto in ragione dei contenuti, ma grazie all’immagine del promotore, al luogo nel quale vengono presentati gli spettacoli, ai servizi connessi…
I pubblici della danza contemporanea sono in Europa tra i più colti, e probabilmente faticano a identificare la propria “casa” in un teatro dalle caratteristiche estetiche dissonanti rispetto agli spettacoli, e hanno bisogno di un luogo e di uno stile.
Torino Settembre Musica ha vinto una sfida difficile: l’apertura a grandi pubblici con repertori e scelte rigorose. Non si può certo dire che sia una nicchia, e oggi ha la smagliante immagine del Festival più atteso. E la proposta del Focus 9, in quel contesto, avrà di nuovo un grande respiro. Proprio per questo – per una volta – non interroghiamoci sulla programmazione, sul valore di spettacoli importanti, ma sul bisogno di una “casa”, che hanno gli artisti, ma anche i pubblici. La sfida che la danza contemporanea porta avanti per non essere soltanto una “nicchia” probabilmente passa da questo bisogno di radicamento e di identità, oltre che da quella continuità che i Focus si sono sforzati di offrire.
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