La Stagione 2005-2006
si pone in una fase particolarmente intensa e per certi versi problematica
della vita culturale
torinese. Disponibilità limitata di sale concertistiche, affollarsi
di manifestazioni culturali e non, grandi centenari e occasioni celebrative:
con questi ingredienti esterni, con qualche disagio che ci impegniamo
a far rimanere piccolo e temporaneo, abbiamo cercato di compensare il
nostro pubblico con una programmazione all’insegna della massima
qualità artistica possibile e della più facile ed economica
accessibilità ai concerti.
Per non disorientare ulteriormente nella stagione successiva i nostri
abbonati, già costretti ai cambiamenti imposti dal 2005-2006, cogliamo
queste occasioni per ampliare e diversificare la nostra offerta e per
ritornare alla configurazione “storica” della nostra programmazione,
suddividendo
le serie d’impianto e repertorio generale in due (dalle tre della
stagione precedente), immaginando di rientrare abitualmente con la fase
finale della stagione nelle nostre sedi abituali, l’Auditorium Rai
per le manifestazioni comuni, il Conservatorio per i concerti caratterizzanti,
e lasciando invariato il numero complessivo dei concerti. Accanto alle
due serie ordinarie si confermano la serie L’altro suono, dedicata
al repertorio preclassico (10 concerti) e la serie didomenica, caratterizzata
dalla accessibilità dei programmi (10 concerti).
Sotto il profilo dei contenuti artistici, per analoghe ragioni, la programmazione
ha voluto privilegiare in modo ciclico e tematico alcune grandi ricorrenze:
Mozart, anzitutto, ricordato nel repertorio forse più specificamente
rappresentativo con il ciclo dei grandi Concerti per pianoforte e orchestra
(tre serate nel 2005-2006 e altre tre nel 2006-2007), nell’ambito
cameristico per elezione (il gruppo dei 6 Quartetti per archi dedicati
ad Haydn), ma anche in quello più raro e prezioso della musica
sacra (tre concerti nel 2005-2006, altri quattro nel 2006-2007). Schumann,
a seguire, con la prima metà di un ciclo (completato nell’autunno
2006) dedicato alla sua musica da camera, raccogliendo
attorno a Salvatore Accardo fior di colleghi e giovani musicisti, ma anche
con un sontuoso avvio nel repertorio pianistico, grazie a Radu Lupu, che
immaginiamo di completare nella stagione successiva.
Dalla stagione precedente, intanto, giunge a conclusione l’integrale
dei Quartetti per archi di Dmitrij Sˇostakovicˇ nell’interpretazione
del Quartetto Emerson, con gli ultimi tre concerti del ciclo. Simili manifestazioni,
che intrecciano una stagione con l’altra, costituiscono una delle
risorse strategiche della nostra associazione con l’intento di favorire
una adesione più intensa e più distesa nel tempo da parte
del pubblico alle nostre politiche culturali.
Fra i nomi principali che nobilitano il nostro cartellone possiamo confermare
quelli dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Berlino con Marek
Janowski e la giovane e già affermatissima Julia Fischer per l’inaugurazione,
le voci di Olaf Baer e Christiane Oelze, il Quartetto
Emerson, i King’s Singers, Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Gidon Kremer,
Mario Brunello, Alexander Lonquich, Viktoria Mullova, Gautier Capuçon,
Katia Labèque, Radu Lupu, il Quartetto Hagen, il Quartetto Kronos,
Dora Schwarzberg, Salvatore Accardo, Rocco Filippini, Bruno Canino. La
Stagione è comunque occasione di conoscenza di interpreti nuovi,
per quanto già affermati, come Fazil Say, Angela Hewitt, Alexander
Romanovsky, Christian Blackshaw, fino al giovane quartetto che vincerà
il Concorso «Borciani», e all’Orchestra che verrà
costituita dagli ex-allievi del Suzuki Talent Center, in occasione della
loro riunione mondiale. Particolare rilievo e varietà ha la serie
L’altro suono, anch’essa piena di rimandi interni: un ricordo
di Jacob Obrecht, nel quinto centenario dalla morte, si riverbera sulla
musica sacra di Guillaume Dufay, e di qui sul soggiorno di Dufay presso
i Savoia nella rievocazione di un carnevale del 1438; il Vespro della
Beata Vergine, capolavoro della musica sacra del Seicento, ci permette
di suggellare il vasto ciclo madrigalistico che abbiamo dedicato a Monteverdi
nelle passate
stagioni; la collaborazione fruttuosa e regolare con l’Academia
Montis Regalis e con Alessandro De Marchi ci permette di aggiungere un
tassello alle celebrazioni mozartiane, un altro all’esplorazione
degli oratori italiani di fine Seicento, un altro ancora al ciclo delle
Cantate di Bach che stiamo realizzando in collaborazione con il Coro del
Teatro Regio di Torino; e questo programma, ancora, si riflette sull’impegno
organizzativo ed esecutivo, assolutamente straordinario, che ci permette
di programmare in serate consecutive, con i complessi della Wiener Akademie,
le due grandi Passioni di Bach.
Qualche manifestazione allarga un po’ i confini del grande repertorio:
l’omaggio a Billie Holiday di Rossana Casale; le collaborazioni
con il Piccolo Regio Laboratorio, dedicate alla presentazione di un’opera
da camera di Michael Nyman e alle più aggiornate tecniche di musica
elettronica; la rievocazione del café chantant di primo Novecento,
la rivisitazione mahleriana del più avveniristico fra i quartetti
d’archi, il Quartetto Kronos.
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