Sistema Musica giugno-luglio 2005
orch. sinf. naz. della rai
  Luis de Pablo
«Quasi uno specchio, con un retiro contemplativo al centro»
di Alberto Bosco

appuntamenti

mercoledì 29 giugno ore 21
giovedì 30 giugno ore 20.30

Auditorium «Giovanni Agnelli»
Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Juanjo Mena
direttore

Arriaga
Los esclavos felices, ouverture
de Pablo
Casi un espejo (prima esecuzione assoluta – commissione OSN Rai)

Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98


De PabloSe oggi la Spagna ha una vita musicale aperta al nuovo, gran parte del merito spetta al compositore Luis de Pablo, che negli anni del franchismo cercò con la sua musica e con coraggiose iniziative di aprire il suo paese a quel che succedeva nei paesi musicalmente più progrediti. Pablo pagò tutto ciò con l’esilio; non solo: per anni la sua musica fu eseguita più all’estero che nel suo paese. Sin dall’inizio l’Italia fu uno dei paesi più aperti nei suoi confronti; a mantenere vivo il legame è ora l’Orchestra Nazionale della Rai che gli ha commissionato un nuovo lavoro.

Maestro Pablo, come è nata questa nuova opera?
«Quando ricevetti l’incarico dell’Orchestra Rai, mi arrivò contemporaneamente anche una commissione dall’Orchestra Filarmonica della Scala. Non potendo scrivere due opere così importanti allo stesso tempo, parlai con i committenti per decidere quale attaccare per prima. La Rai molto cavallerescamente accettò di passare per seconda. Così, Chiave di basso venne eseguita due anni fa agli Arcimboldi e l’altra opera, Casi un espejo, terminata il 6 giugno 2004, è adesso pronta per essere eseguita. Ho fatto in modo che non finisse per assomigliare alla precedente: ha una forma tripartita e un organico da grande orchestra, mentre Chiave di basso era in un solo movimento e per una formazione un po’ atipica».

A che cosa si riferisce il titolo?
«Il titolo, che in italiano sarebbe Quasi uno specchio, descrive semplicemente la struttura del brano e in particolare la parentela che lega il primo e il terzo movimento. Quest’ultimo è in un certo senso un’immagine distorta del primo, un riflesso ottenuto sfruttando la stessa idea musicale, l’ostinato, ma con due direzioni espressive opposte. Tra questi estremi c’è un asse attorno a cui gira la composizione: il movimento lento, che è una sorta di retiro contemplativo, per usare le parole dei mistici spagnoli. L’armonia resta immobile, le melodie si incrociano annullando il loro movimento e il risultato è un senso di profonda stasi meditativa».

Juanjo Mena
Il ritorno di una bacchetta amata

Il pubblico di Torino conosce il direttore d’orchestra Juanjo Mena molto meglio forse dell’autore di questo ritratto. Mena ha infatti diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai già nel 2003 e nel 2004, riscuotendo un vivo successo. Ho ascoltato il giovane maestro solo una volta, l’anno scorso a Milano in un concerto della Filarmonica della Scala, dove ha diretto musiche russe molto colorite e vibranti, interpretate con slancio eloquente e una passione non mascherata per la danza. In quell’occasione Mena aveva lasciato un’impressione cordiale, mista di simpatia e di competenza musicale, dimostrando di avere un carattere molto comunicativo. Mena viene dai Paesi Baschi, dove ha impiantato una solida carriera, a capo dell’Orchestra Sinfonica di Bilbao. Da Bilbao veniva anche Juan Crisóstomo de Arriaga, che morì a soli vent’anni, nel 1826. Parigi lo aveva preso in simpatia, grazie a tre quartetti d’archi che avevano suscitato addirittura il paragone con Mozart. La sua città natale gli ha riserbato dopo la morte un culto forse un po’ eccessivo, erigendo un monumento e intitolando al suo nome il teatro. Normale che per aprire il concerto Mena si rivolga all’illustre precursore, di cui l’Orchestra esegue l’Ouverture per un’opera scritta a soli tredici anni, Los esclavos felices. Ma le glorie musicali di Bilbao non si esauriscono con il primo Ottocento. La città basca può vantare di aver messo al mondo anche il più importante autore spagnolo del secondo Novecento, Luis de Pablo, un musicista di grande qualità e persona amabilissima, che adora i gatti e ha il merito di aver tenuto viva la musica in Spagna nel periodo buio del franchismo. Il nuovo lavoro, commissionato dall’Orchestra, s’intitola Casi un espejo, e sembra quasi alludere all’immagine basca del direttore riflessa dalla prima parte del concerto. L’altra metà del programma comprende un’opera del grande repertorio, la Quarta sinfonia di Brahms. Mena ha studiato in Germania con Sergiu Celibidache, che di questa musica è stato un interprete ineguagliabile. Se anche solo l’ombra dello spirito del maestro si fosse attaccata all’allievo, val la pena di andare a sentire il concerto. Sarà un’esperienza musicale degna di concludere la stagione di quest’anno. (o.b.)


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