«Si
vedono spesso messe in scena di opere in cui sul palcoscenico non rimane
quasi più nulla: sono astratte e perciò considerate moderne.
Ma in teatro la modernità non è solo una questione estetica,
deriva anche dal sentimento che portiamo sul palcoscenico e dall’emozione
che da lì rimbalza al pubblico in sala…». Così
David Alagna precisa un approccio alla regia d’opera che sta sviluppando
insieme al fratello Frédérico, e che si concretizzerà
al Regio di Torino con il nuovo allestimento del Werther di Massenet.
Entrambi musicisti, hanno realizzato un cd di canzoni e romanze in cui
accompagnano Roberto Alagna, loro fratello maggiore con cui spesso collaborano;
alle spalle hanno studi nelle arti plastiche e varie regie nel campo del
teatro musicale: Pagliacci, L’amico Fritz, Il barbiere di Siviglia
e il recente Cyrano de Bergerac di Alfano di cui sta uscendo il dvd. Infine
stanno lavorando alla loro prima opera: Le dernier jour d’un condamné
da Victor Hugo. Precisa Frédérico: «Qualcuno ha definito
la nostra regia tradizionale, ma significa solo che curiamo molto i dettagli
scenici e nello stesso modo cerchiamo di dar voce ai sentimenti. Naturalmente
passione e sentimenti del melodramma sono la parte più complessa
da trasmettere a una sensibilità contemporanea».
Scintilla dello Sturm und Drang, breviario della Romantik, Werther è pieno di passioni e sentimenti...
David: «È certo una vicenda romantica, eppure c’è anche qualcosa in più: nonostante si concluda con il suicidio del protagonista, con il Werther Goethe scrive un libro autobiografico dove racconta una sua vera storia d’amore. Anzi proprio l’invenzione del finale in qualche modo lo rende il libro romantico per eccellenza: tuttavia la forza del Werther a mio giudizio è nel parlare di sentimenti forti, ma veri e realmente esistiti. Al canto e alla bellissima musica di Massenet perciò cercheremo di aggiungere una credibilità nei movimenti, nel modo di raccontare il dramma, evitando qualsiasi esagerazione».
Dunque come lavorerete sul triangolo tra Werther, Charlotte e Albert?
Frédérico: «Partiamo da Charlotte, spesso vista come un personaggio forte, invece noi vorremmo metterne in luce il lato femminile…»
David: «Charlotte ha promesso al capezzale della madre che avrebbe sposato Albert quando era ancora bambina e non sapeva che cos’erano l’amore e la passione; senza rendersi conto della rinuncia che stava facendo. Cercheremo di rappresentarla come una ragazza fragile e timida, legata a una questione d’onore che la distrugge completamente».
Frédérico: «Al confronto Werther è un personaggio più maturo: nel dramma sembra emergere in lui una frustrazione che possiamo immaginare derivi dalla sua infanzia e che lo spinge verso l’autodistruzione. È un aspetto interiore di Werther, non deve essere esagerato nella recitazione: ma è chiaro che a un certo punto lui cerca la sofferenza, l’annichilimento, lei invece assolutamente no».
David: «E alla fine la vittima, quella che soffre maggiormente è proprio Charlotte, che nella nostra lettura assomiglia a sua sorella Sophie... No, non sarà la Charlotte della tradizione verista».
La vicenda del Werther si svolge nella seconda metà del Settecento: la vostra ambientazione invece?
David: «Abbiamo deciso di spostare la messa in scena leggermente più avanti, cioè nell’Ottocento, evitando però riferimenti a mode o anni precisi».
Quando affrontate una regia vi dividete i compiti?
David: «No, lavoriamo in totale simbiosi: il che comporta un continuo confronto: su alcune cose naturalmente siamo subito d’accordo, su altre discutiamo. Ma la concezione generale, le scene, i costumi nascono grazie a un lavoro collettivo».
Frédérico: «Semmai durante le prove in teatro David segue gli attori sul palcoscenico, mentre io guardo la scena dalla platea: riusciamo così ad avere una visione d’insieme e di dettaglio». (l.d.f.)
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