Sistema Musica giugno-luglio 2005
teatro regio
  Roberto Abbado
«Il mio Verdi in memoria di Sablich»
di Susanna Franchi


Roberto AbbadoIl Teatro Regio chiude la sua stagione con la Messa da Requiem di Verdi con Roberto Abbado sul podio di Coro e Orchestra del Teatro Regio e con le voci di Norma Fantini, Luciana D’Intino, Fabio Sartori, Roberto Scandiuzzi; il maestro del coro è Claudio Marino Moretti.
«Vorrei dedicare il Requiem alla memoria di Sergio Sablich, uno dei miei più cari amici, che è scomparso nel marzo scorso – spiega Roberto Abbado. – Era un notissimo musicologo, e qui a Torino è stato direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Il 7 luglio, giorno del primo concerto, coincide proprio con la data del suo compleanno».

Dal lapidario giudizio di Bulow («un’opera in abiti ecclesiastici») in poi, sono stati in molti a giudicare la Messa da Requiem come un’opera teatrale, ma “senza teatro”.
«Io non l’ho mai vista da questo punto di vista: allora anche il Requiem di Mozart deve essere considerato “teatrale” rispetto alle composizioni sacre di Pergolesi! Considerarla come “un’opera un po’ particolare”, senza libretto, senza palcoscenico, mi ha sempre dato fastidio: mi sembra un modo di sminuire quello che è un grande capolavoro. Sarebbe come dire che Verdi è capace solo di scrivere per il teatro ed è incapace di scrivere altro. Verdi qui fa un uso sapiente del suo linguaggio: gli interessava fare in modo che l’intento emotivo interiore potesse esprimersi con tutta la naturalezza necessaria. Insomma, Verdi non alterò per nulla il suo linguaggio e scrisse un lavoro straordinario.
Compose il Libera me nel 1868: doveva servire per la famosa Messa collettiva per Rossini che poi non si fece. Quando nel 1873, dopo la morte di Manzoni, decise di dedicargli una Messa da Requiem , riutilizzò quel Libera me all’interno del Requiem. La cosa che mi ha sempre affascinato è che in quella pagina ci sono già i temi del Requiem aeternam iniziale e del Dies Irae, così quando ascoltiamo la Messa abbiamo un curioso effetto di ribaltamento: sentiamo prima le pagine che sono state composte cronologicamente dopo, e la straordinaria abilità di Verdi consiste nel fatto che il Libera me è perfettamente inserito in tutto il resto del materiale musicale. Non si percepisce nessuna frattura: anzi, ascoltando la Messa nella sua totalità pensi che l’abbia scritto dopo!»

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