Quella che presenteremo al nostro pubblico quest’anno non sarà una stagione di concerti: sarà una stagione di idee in forma di concerto. Ci siamo infatti accorti che l’eccellenza raggiunta dall’Orchestra, la presenza di solisti e direttori sempre più prestigiosi e il costante svecchiamento del repertorio al quale ci siamo dedicati negli ultimi anni non ci bastavano più: l’Orchestra Filarmonica di Torino aveva voglia di qualcosa di nuovo. Così ci è venuto in mente che la prima mossa da fare era quella di spezzare la routine della programmazione e di inventarci dieci di quelli che altrove verrebbero definiti “progetti speciali” e che per noi, da quest'anno, diventeranno normali. Dieci idee, cioè, per le quali valga la pena chiuderci per giorni a provare, riprovare, correggere e limare e per le quali, simmetricamente, valga la pena mettersi il cappotto, uscire di casa e venire a farci visita. Il tutto, naturalmente, in quella capitale della musica che è oggi Torino, ricca dell’offerta quotidiana che tutti conosciamo.
Alcune di queste idee sono molto semplici da identificare. Una è quella di allineare e raggruppare capolavori: tutti i Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven eseguiti in due serate da Giovanni Bellucci, con Pietro Borgonovo sul podio; le tre ultime Sinfonie di Mozart dirette da Damian Iorio; un tutto-Ravel con Jean Bernard Pommier al pianoforte e un Micro-Bolero che Maurizio Pisati sta scrivendo per noi.
Un’altra idea ha quasi il sapore della sfida: è una serata dedicata a musica lenta, con una sequenza di Adagio che Umberto Benedetti Michelangeli dirigerà con la curiosità di andare a vedere come ci sentiremo alla fine (benissimo, secondo noi). Altre idee vogliono suggerire in che modo ascoltare alcuni brani, partendo da talune loro caratteristiche: è il caso del concerto Adrenalina, nato addosso alla carica vitale di Fabrice Pierre, o di Fuori tempo, dove Micha Hamel, aiutato dal violoncello di Umberto Clerici, guiderà solo brani nei quali i compositori fingevano (o fingono) di essere vissuti in altre epoche; o ancora di Sorrisi e sberleffi con le prodezze di Benedetto Lupo (che suona due Concerti per pianoforte) e Yoram David, o di Danzare il virtuosismo nel quale Sergio Lamberto promette di ottenere dai propri archi performance pericolose e ardite, o ancora di Velluto, con il clarinetto di Darko Brlek che sembra quasi foderare il palcoscenico perché poi Brahms vi venga a danzare sopra con Rista Savic.
Un’ultima idea ha un intenso sapore di “sistema musica”, perché con Quattro compositori per il 2006 ci unisce all’Ensemble Antidogma e all’Accademia «Stefano Tempia» in un articolato progetto dedicato agli autori piemontesi attivi oggi. Con la guida di Mario Ancillotti e la presenza di solisti che è un po’ eccezionale riunire in una sola serata, nel cruciale 2006 olimpico e culturale ci dedicheremo intensamente al presente. (oft)
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