| Venticinque anni, diploma di pianoforte a pieni voti presso il Conservatorio di Pesaro, laurea in filosofia e diploma di perfezionamento all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola… Giuseppe Albanese è uno dei brillanti giovani musicisti invitati quest’anno dall’Associazione Lingotto Musica per la rassegna Giovani per i giovani.
Quando ti sei accostato alla musica?
«Avevo circa cinque anni e ho iniziato per gioco, sul pianoforte dove studiava mia sorella. Oggi la musica per me è una professione, ma non ha mai smesso di essere soprattutto una grande passione».
Com’è la vita di un giovane che si dedica alla musica da professionista?
«È una vita votata allo studio e alla ricerca, che si nutre della costante aspirazione a raggiungere il livello più alto possibile. È necessario molto entusiasmo, ma anche un forte senso dell’avventura, perché si convive con la precarietà e l’insicurezza… insomma cerchi di realizzare un sogno e c’è sempre la possibilità di non farcela. Certo, non è una vita facile, ma mi piace».
Che cosa può significare per te sapere di avere davanti per lo più “orecchie giovani” come in questa stagione?
«In effetti qualcosa cambia: intanto sento una specie di segreta empatia; poi mi sento osservato diversamente e so di dover dare qualcosa di speciale, di non poter deludere quei ragazzi, perché percepisco che si aspettano qualcosa di grande».
Secondo te che caratteristiche ha l’ascoltatore giovane?
«Mi sembra un soggetto insieme più “facile” e più “difficile” della media abituale degli ascoltatori. I suoi livelli di attenzione sono più alti, ma può anche rivelarsi particolarmente esigente. Però i giovani sono capaci di darti tanto in termini di entusiasmo: anche quando ti applaudono lo fanno con una carica assolutamente gratificante, che è direttamente proporzionale alla loro scarsa propensione al conformismo. Come dire? Il loro è un applauso speciale, spontaneo e… disinibito!» (l.b.)
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