È il 1963 e Ward Swingle ha lasciato l’Alabama per andarsene a Parigi: sa cantare e suonare e adora Bach e lo swing. Riunisce un gruppo di giovani musicisti, otto per la precisione e, con una storia un po’ alla The Commitments, crea una band vocale, gli Swingle Singers.
Non c’è bisogno di strumenti, sono sufficienti otto grandi voci, due soprani, due contralti, due tenori e due bassi per fare incontrare il Barocco e lo scat, fare impazzire pubblico e dj e vincere un paio di Grammy e un All Music Award: immaginatevi Love Me Do e Bach’s Greatest Hits testa a testa nella top10. Kennedy e Lyndon Johnson li nominarono loro cantori di corte, Glenn Gould e Dizzy Gillespie li adoravano.
Il loro repertorio nasce per essere assolutamente eclettico: madrigali, successi degli anni Sessanta e Settanta, classici del jazz e canzoni folk e il gruppo è ormai diventato un classico, tanto che generazioni di giovani cantanti ne sono stati parte, sotto l’amorevole cura di Ward, emozionando i grandi teatri con le loro esecuzioni originalissime, rigorosamente a cappella o con l’aiuto di poche percussioni, di opere di Bach, Chopin, Mozart e compositori contemporanei. Non sono solo cantanti: gli Swingle Singers, nella loro formazione odierna, fanno tutto da sé: sono coreografi, ballerini, costumisti e tecnici delle luci e garantiscono ogni volta spettacoli meravigliosi. (a.f.) |