Per essere grandi, bisogna prima diventare piccoli. È questa l’essenza del nuovo progetto culturale che sta prendendo corpo nel capoluogo piemontese. Un progetto pensato per allargare gli spazi della musica e i confini della mente.
Il Comune di Torino, attraverso la Biblioteca Civica Musicale «Andrea Della Corte», ha dato il via a un’operazione utile e importante: la trasposizione in formato digitale di una parte dei dischi in vinile presenti nella Biblioteca (i quasi dimenticati 33 giri), al fine di renderli più fruibili – più piccoli, potremmo dire tascabili – e meglio “godibili”.
«L’idea – spiega Paola Grassi Reverdini, dirigente del Settore Arti Musicali del Comune di Torino – nasce dall’intento di valorizzare il grande patrimonio musicale della città. Un patrimonio che ha profonde radici».
Profonde quanto, dottoressa Reverdini?
«Direi molto. Perché fu già nel 1956 che a Torino si sentì l’esigenza di affiancare alla raccolta di libri di argomento musicale delle biblioteche civiche anche una collezione discografica, nella convinzione che la musica fosse innanzitutto qualcosa da “sentire”, e non solo da studiare a tavolino. Il Comune ideò e realizzò un progetto culturale di grande respiro e decisamente all’avanguardia per l’epoca. Nacque in Italia una delle prime strutture pubbliche di ascolto, che faceva seguito alla Discoteca di Stato di Roma».
Furono messi a disposizione molti vinili?
«Nel corso dei decenni, vennero acquistati migliaia di dischi, soprattutto con musica classica: intere storie della musica, i capisaldi del repertorio sinfonico, operistico e così via. Inoltre fin da subito fu riservata un’attenzione piuttosto particolare al panorama contemporaneo del Novecento, alle composizioni degli artisti italiani come Sinigaglia, Respighi, il giovane Berio».
E oggi, che cosa vi proponete di fare?
«Con la trasposizione dei vinili in cd si vuole restituire al pubblico – quello dei professionisti del settore ma anche quello più generico dei semplici amatori – ciò che le grandi case discografiche non sempre ripropongono in compact, là dove manca un mercato proficuo di potenziali acquirenti. La Biblioteca «Della Corte» andrà invece in una direzione opposta, offrendo registrazioni meno note e meno richieste, il materiale raro, esecuzioni non più reperibili, magari di interpreti di minor successo: tutti documenti di grande valore storico e artistico».
Quindi, il principio fondante è quello di estendere il più possibile gli orizzonti della musica e della cultura?
«Certamente, andando anche incontro a delle esigenze concrete, alle richieste di chi frequenta la Biblioteca per lavoro o per diletto, che preferisce ascoltare il suono più “pulito” di un cd piuttosto che quello un po’ imperfetto – se pur suggestivo – dei cari vecchi lp, con la possibilità magari di prenderlo in prestito (cosa che con i dischi non è possibile fare). Allo stesso tempo vogliamo tutelare i vinili dall’usura del tempo e della riproduzione sonora ripetuta».
Quanti dischi contate di "rimpicciolire"?
«In questa prima fase, e cioè nel corso del 2005, circa cinquecento. Siamo partiti dalla musica italiana del Novecento, di cui la Biblioteca – come sottolineavo prima – possiede molte edizioni introvabili. Ci stiamo avvalendo della collaborazione di molti tirocinanti, soprattutto per quanto riguarda il controllo incrociato dei cataloghi: è un lavoro che richiede pazienza e attenzione. La parte tecnica è invece affidata a una ditta esterna».
Quale sarà il prodotto finale di questa operazione?
«Oltre alla riproduzione integrale del materiale musicale (in due copie di sicurezza), i cd – in effetti si tratterà di "cd extra"– sono stati pensati per contenere anche tutto quanto è presente nel documento originale: fotografie, note di copertina, biografie, libretti d’opera. Da poter consultare in modo semplice e veloce su computer, stampabile in modo chiaro, fruibile con più facilità».
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