Sistema Musica marzo 2005
lingotto musica
  Messa in do minore K. 427
La perfezione di un Mozart a metà
di Angelo Chiarle

martedì 15 marzo

Auditorium «Giovanni Agnelli»
del Lingotto - ore 20.30

Internationale Bachakademie Stuttgart
Helmuth Rilling
direttore
Simone Nold
soprano
Stella Doufexis
soprano
Lothar Odinius
tenore
Markus Marquardt
basso

Mozart
Messa in do minore K. 427


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  Il sito ufficiale di Helmut Rilling
Rilling«Mi è impossibile vivere come vive oggi la maggior parte dei giovani. Primo, sono troppo religioso, secondo ho troppo amore per il prossimo e sentimenti troppo onesti per prendere in giro un’innocente fanciulla…» 15 dicembre 1781. «Ho trovato di non aver mai pregato con così tanto fervore e di essermi confessato e comunicato così devotamente quanto al fianco di lei; e lei provava la stessa cosa. In una parola, noi siamo fatti l’uno per l’altro; e Dio che ordina tutte le cose, e di conseguenza ha ordinato anche questa, non ci abbandonerà». 17 agosto 1782. Mozart non s’aspettava certo che sposare l’amata Konstanze sarebbe stata un’impresa tanto ardua. L’arcigno padre non aveva mai visto di buon occhio tutta la famiglia Weber, nella quale il figlio s’era introdotto per affittare una stanza. Wolfgang ebbe il suo bel da fare a convincerlo della sincerità d’un sentimento iniziato per gioco e poi cresciuto col tempo. Leopold non solo non approvava la moralità dei Weber, ma sapeva anche che la ragazza non era affatto un buon “investimento” (e dal giorno in cui la portò all’altare, il 4 agosto 1782, fino alla morte Wolfgang patirà non poche ristrettezze economiche).
Ai rimproveri paterni che gli giungevano da Salisburgo si aggiungevano le insinuazioni e le calunnie dei viennesi sui due innamorati. E ci si metteva pure la futura suocera, che complottava slealmente per annettere alla sua famiglia un musicista che prometteva bene dopo il successo del Ratto dal serraglio. In questo clima assurdo, allorché Konstanze s’ammalò, a Wolfgang non resse più il cuore. Si rivolse all’unico da cui poteva sperare un aiuto. Come offerta votiva per la salute della sua amata promise una Messa, come spiegherà al padre il 4 gennaio 1783: «Non mi è sgorgata dalla penna senza proposito – io l’ho veramente promessa nel mio cuore, e spero anche veramente di mantenerla. […] Ero fermamente deciso a sposarla poco dopo la sua guarigione […] a riprova della veridicità della mia promessa può valere lo Spart[ito] di metà di una messa, la quale ancora giace nella miglior speranza». Di un completamento. Che invece non ci fu mai.
Recandosi a omaggiare il padre nell’estate 1783, insieme con la moglie e il primo figlio, Wolfgang recava con sé la partitura della Messa in do minore K. 427. Una sublime sintesi di amor sacro e amor profano. Non solo. Anche un lavoro di concezione monumentale, una novità senza precedenti per Mozart. Una vera e propria svolta stilistica verso «un superiore stile affettivo nella musica da chiesa». All’orizzonte si intravedono l’Ave verum corpus K. 618 e il Requiem
K. 626. Se, oltre al Kyrie, al Gloria, al Sanctus e al Benedictus, ci fossero pervenuti anche il Credo completo e tutto l’Agnus Dei, potremmo ora ragionare d’un capolavoro della stessa portata della Messa in si minore di Bach e della Missa solemnis di Beethoven.
La realtà è che non sappiamo perché Mozart lasciò a metà la sua creazione. Né abbiamo evidenze documentarie che ci consentano almeno di capire in che forma Mozart la diresse il 25 agosto 1783 nella Peterskirche di Salisburgo (con Konstanze coinvolta come soprano). Magari per ricostruire quel che manca in maniera un po’ più probabile del macchinoso intervento tentato da Alois Schmitt nel 1901. Piuttosto, meglio lasciarla così com’è. In fondo, questo sublime incompiuto ci consente diversi insights nel processo creativo di un genio. Oltre alla strepitosa ricchezza di idee, alla quantità e alla ricchezza del materiale musicale, scorgiamo le tracce di un’intelligenza che ricerca, giudica, cambia, respinge e seleziona. Per una volta ci è dato di ammirare non solo lo spettacolo della perfezione, ma soprattutto del processo con cui la si conquista. Un altro dono di Mozart da serbare con gelosia.
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