È sempre molto interessante conoscere una violoncellista, forse perché il violoncello non è propriamente uno strumento “giovane”. Ciò non significa che non conquisti appassionati in verde età; anzi, il suo suono è forse quello che cattura più facilmente e nel modo più seducente. Tuttavia, proprio per il suo timbro così discreto e, al contempo, profondissimo, il violoncello pretende dal suo esecutore una partecipazione per così dire “adulta”, meditata, non appariscente. Stéphanie Meyer, artista canadese di ventisette anni, è un esempio di questo tipo di rapporto con lo strumento. La sua crescita artistica, iniziata casualmente, è stata segnata da umiltà e passione e sempre sostenuta dal suo maestro, Thomas Demenga.
Innanzitutto, perchè il violoncello?
«È successo un po’ per caso! Ho iniziato molto giovane a suonare il pianoforte e, più tardi, il violino e il flauto. A undici anni ho dovuto scegliere uno strumento da studiare seriamente e mi sono decisa per il violoncello per il semplice motivo che non l’avevo mai provato. Fin dai primi momenti ho avuto la curiosa sensazione che avrei suonato questo strumento per molto tempo».
In che modo il rapporto con il suo maestro, Thomas Demenga, è stato determinante per la sua crescita artistica?
«Thomas Demenga è non solamente un grandissimo musicista, ma anche e soprattutto una persona incredibilmente generosa e aperta. Con lui ho scoperto come la musica e la vita corrano su strade parallele. Prima di entrare nella sua classe ero il tipico esempio di giovane violoncellista che spende ogni goccia delle sue energie per studiare lo strumento. Pur rimanendo una delle cose più importanti della mia vita, ho imparato che se trascuri gli altri ambiti dell’esistenza non hai reali possibilità di crescere musicalmente».
Si è mai emozionata per un concerto, in particolare nei primi anni?
«A dire la verità mi sentivo molto più a mio agio durante i primi concerti. Quando cresci cominci a pensare di più e a porti molte domande e gran parte di quella leggerezza “giovanile” se ne va. Ma questo non è un male; evolversi ti regala un orizzonte di continua crescita... e tiene lontana la routine, mortalmente pericolosa».
Ha buoni rapporti con i suoi colleghi musicisti? O vede troppa competizione intorno a lei?
«Naturalmente una sana competizione è presente in tutti gli artisti. Purtroppo capita anche che ci sia una tale smania di essere i migliori che la musica viene lasciata in secondo piano, estremizzando metodi di studio pesanti e sterili… Al primo impatto i risultati possono impressionare ma, se ascolti veramente, ti accorgi che lo spettacolo a cui stai assistendo non ha niente a che vedere con la musica che si sta suonando. Il musicista che vuole realmente crescere ha talmente tanto da imparare che non ha tempo per la competizione!»
Su che cosa sta lavorando per crescere artisticamente?
«Uno dei passi più importanti per me è stata la scoperta del violoncello barocco. Ti introduce a un approccio completamente nuovo nei confronti del tuo strumento. La musica barocca non è solo meravigliosa in sé, ma è anche un repertorio più difficile da proporre in modo convincente rispetto a quello romantico o moderno».
Si sente sempre affettivamente coinvolta dai brani che propone nei concerti?
«Naturalmente! Senza questo coinvolgimento non riuscirei a lavorare così duramente come sto facendo. Sono sempre convinta che il pezzo a cui sto lavorando è il più bello che io abbia mai suonato. Quando perderò questo entusiasmo, sarà il segno che devo smettere di suonare».
Che rapporti ha con la musica contemporanea?
«Mi sento molto libera con la musica contemporanea, forse perché
adoro suonarla! Non saprei dire precisamente perché. Forse perché
i limiti non sono ancora stati stabiliti. Forse perché non ci sono
ancora migliaia di trattati di interpretazione. Inoltre, senza mancare
di rispetto al pubblico, mi tranquillizza un po’ il fatto che spesso
il pezzo che sto suonando non l’ha mai sentito nessuno. Per finire,
ho molto rispetto dei compositori che vogliono capire il suono del violoncello
e imparare come scrivere buona musica per questo strumento. Non ci sono
limiti a quello che potremmo provare a fare per essere entrambi felici!»
(a.t.)
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