Tre spazzini hanno il compito di salvare la Terra: lo spreco d’acqua, il grande numero di automobili in circolazione e la crescita a dismisura della spazzatura l’hanno assetata e sporcata. Non basterà la Serenata per la Terra malata – per spazzini-canterini e platea di bambini – per tirarla su e i tre volenterosi dovranno mettersi in viaggio alla ricerca della soluzione indicata, in modo un po’ enigmatico, dalla stessa Terra.
La serietà del tema trattato fa da sfondo a una vicenda raccontata in modo lieve e scherzoso, passando dalla quotidianità alla fantasia, così come l’opera del prototipo di tutti i creativi, Bruno Munari, a cui il lavoro è dedicato. I “suoni in scena” si spandono in tutte le direzioni sul filo dell’ironia: un’Aria di stile settecentesco scandisce il momento magico in cui la M.Un.Ar.I. (Macchina Unica Arrangia Idee) confeziona oggetti stupefacenti; suoni elettronici, ritmi funky con le pulsazioni ossessive dei jingles, accompagnano le irruzioni degli spot che dalla tv entrano nella scena; una song corale nello stile del musical illustra il funzionamento della macchina mentre il momento del lavoro d’insieme prende il ritmo e la forma di un rap. Gli elementi sonori impiegati provengono dall’ambiente naturale e dalla rumoristica in cui la creatività dell’infanzia fa le prime esperienze musicali. L’elettronica allarga lo spazio sonoro trasformando i suoni degli oggetti in timbri “fantastici”, in Trash organici a un progetto in cui il suono ha una valenza simbolica ed è strumento di partecipazione e di coinvolgimento. Una bambina presta la sua voce alla Terra: una voce infantile eppur carica di quella consapevolezza e saggezza che solo l’esperienza o l’innocenza possiedono.
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