Sistema Musica marzo 2005
unione musicale
  Il ritorno di Oppitz
Tre Concerti in una serata tra Bach, Haydn e Mozart

domenica 13 marzo

Conservatorio ore 16.30
serie didomenica
Orchestra del Festival Pianistico «Arturo Benedetti Michelangeli»
Agostino Orizio
direttore
Gerhard Oppitz
pianoforte
Musiche di Bach-Busoni, Haydn, Mozart
Concerto in memoria
di Arturo Benedetti Michelangeli


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  La scheda dello spettacolo sul sito dell'Unione Musicale
  Il sito del Festival Pianistico Arturo Benedetti Michelangeli
Oppitz

Nato a Frauenbau nel 1953, precoce talento musicale, dopo la formazione al Conservatorio di Stoccarda e a Monaco con Hugo Steuer, Gerhard Oppitz nel 1973 incontra Wilhelm Kempf che diventa sua guida e mentore. Sarà però la vittoria nel 1977 del Premio «Arthur Rubinstein» di Tel Aviv ad aprirgli le porte alla strepitosa carriera internazionale che tutti conosciamo. Da allora è un susseguirsi di recital e concerti (circa 80 all’anno), incisioni, corsi di perfezionamento. Brahms a parte (suo autore congeniale), il repertorio di Oppitz e molto vasto e differenziato, musica contemporanea compresa. Per questo ritorno torinese Oppitz non si accontenta: non entrerà in sala per il secondo brano della prima parte, come usano fare i pianisti che si esibiscono insieme a un’orchestra, ma sarà protagonista dell’intera serata, con la bellezza di tre Concerti allineati uno dopo l’altro. Un Bach-Busoni, uno Haydn e il Jeunehomme di Mozart. «Per me è un compito artisticamente impegnativo. Il difficile è far trasparire come questi autori abbiano perseguito ciascuno un proprio stile personale, pur facendo tesoro delle esperienze dei loro predecessori».

In che misura Busoni ha rifatto il Concerto di Bach?
«Busoni ha trascritto la parte del cembalo in modo che il pianoforte potesse avere il giusto rilievo in grandi sale e con grande orchestra; ha trasposto alcune voci di un’ottava, in alto o in basso, sfruttando la grande estensione del pianoforte moderno. È sorprendente vedere come sia riuscito a cambiare l’apparenza di questo concerto».

I Concerti di Haydn non sono proprio di repertorio. Come mai?
«I suoi Concerti per pianoforte vivono da lungo tempo all’ombra di quelli di Mozart. Quando uno paragona i primi dieci concerti di Haydn con i due per violoncello, si deve ammettere che quei lavori non sono esattamente tra le sue composizioni più geniali. Una bella eccezione è però data dall’undicesimo: è pieno di idee fresche e originali».

Mozart scrisse il Jeunehomme a vent’anni. Che cosa pensa di questo lavoro?
«È il suo primo concerto perfetto. Per me è impressionante il secondo movimento, che guarda già così avanti al Romanticismo. C’è un tale grado di maturità e conoscenza dell’animo umano: incredibile per un uomo così giovane». (a.b.)

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