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| Il ritorno di Oppitz
Tre Concerti in una serata tra Bach, Haydn e Mozart |
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Nato a Frauenbau nel 1953, precoce talento musicale, dopo la formazione al Conservatorio di Stoccarda e a Monaco con Hugo Steuer, Gerhard Oppitz nel 1973 incontra Wilhelm Kempf che diventa sua guida e mentore. Sarà però la vittoria nel 1977 del Premio «Arthur Rubinstein» di Tel Aviv ad aprirgli le porte alla strepitosa carriera internazionale che tutti conosciamo. Da allora è un susseguirsi di recital e concerti (circa 80 all’anno), incisioni, corsi di perfezionamento. Brahms a parte (suo autore congeniale), il repertorio di Oppitz e molto vasto e differenziato, musica contemporanea compresa. Per questo ritorno torinese Oppitz non si accontenta: non entrerà in sala per il secondo brano della prima parte, come usano fare i pianisti che si esibiscono insieme a un’orchestra, ma sarà protagonista dell’intera serata, con la bellezza di tre Concerti allineati uno dopo l’altro. Un Bach-Busoni, uno Haydn e il Jeunehomme di Mozart. «Per me è un compito artisticamente impegnativo. Il difficile è far trasparire come questi autori abbiano perseguito ciascuno un proprio stile personale, pur facendo tesoro delle esperienze dei loro predecessori». In che misura Busoni ha rifatto il Concerto di Bach? I Concerti di Haydn non sono proprio di repertorio. Come mai? Mozart scrisse il Jeunehomme a vent’anni. Che cosa pensa di questo lavoro? |
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