Sistema Musica marzo 2005
orch. sinf. naz. della rai
  Passione secondo Giovanni
Una complessa architettura di corrispondenze simboliche
di Stefano Catucci

appuntamenti

giovedì 24 marzo ore 20.30
venerdì 25 marzo ore 21

Auditorium «Giovanni Agnelli» del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Coro Filarmonico «Ruggero Maghini» di Torino
Gianandrea Noseda
direttore

Bach

Passione secondo Giovanni BWV 245


domenica musica

domenica 6 marzo
Sermig –
Arsenale della Pace - ore 11

Complessi da camera OSN Rai
Franco Tangari
oboe
Sandro Mastrangeli
oboe
Cristian Crevena
fagotto
Augusto Salentini
contrabbasso
Paola Poncet
clavicembalo

Vivaldi
Sonata in sol minore
per 2 oboi e basso continuo

Bach
Sonata in sol maggiore
per 2 oboi e basso continuo
BWV 1038

Zelenka
Sonata n. 6 in do minore
per 2 oboi, fagotto e basso continuo


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Bach

Solo uno sguardo ormai disabituato a riconoscere le differenze può considerare equivalenti, in fondo, le Passioni di Bach. È sufficiente invece guardarle da vicino, ascoltarle con attenzione, per constatare che esse cambiano sensibilmente a seconda del Vangelo di riferimento e definiscono, a partire da una formula unica e consolidata dalla tradizione, spazi espressivi estremamente diversi. La Passione secondo Giovanni BWV 245 e la Passione secondo Matteo BWV 244 sono da questo punto di vista addirittura agli antipodi: teologica la prima, drammatica la seconda; attraversata da accenti tragici e da passaggi di autentica trasfigurazione spirituale la Giovanni, caratterizzata invece da una maggiore teatralità e dal prevalere di un sentimento umano di pietà la Matteo; più povera di dettagli narrativi l’una, più ricca di personaggi e di episodi l’altra. E se dal punto di vista musicale la Passione secondo Matteo tende a semplificare i mezzi musicali per renderli più plastici e comunicativi, la Passione secondo Giovanni conserva la durezza tipica del linguaggio sperimentale, e spesso arcaicizzante, delle Cantate sacre di Bach più significative. Due diverse concezioni della musica, insomma, che fanno eco a due versioni del racconto sacro che il concistoro di Lipsia esigeva fossero scrupolosamente rispettate dal compositore.
La formula delle Passioni è in linea con la tradizione che in Germania aveva iniziato a sviluppare in una nuova chiave la nascente maniera di “figurare” il Vangelo da parte dell’oratorio italiano. Del testo sacro viene anzitutto isolata una serie di episodi-chiave: l’ultima cena, l’arresto di Gesù, la partecipazione della folla alla sua condanna, la crocifissione, la morte, la deposizione. Il compito di esporre il racconto e di collegare fra loro gli episodi viene affidato a un personaggio, l’Evangelista, che con la sua presenza assicura l’unità narrativa di un impianto nel quale rientrano anche passaggi di meditazione e di preghiera che non hanno diretta attinenza con lo svolgersi della vicenda: Kirchenlieder, letteralmente “canti da chiesa” scritti su versi liberi; arie che danno voce ai personaggi della vicenda per evidenziarne sentimenti, paure, tormenti, speranze; quindi corali tratti dal vastissimo repertorio della tradizione luterana; cori nei quali viene rappresentata la comunità dei fedeli o la turba, la folla che partecipa all’azione sacra. A partire da questa base comune, il trattamento musicale è condizionato dal diverso carattere dei Vangeli (Bach ha scritto anche altre Passioni, giunteci in forma frammentaria e variamente ricostruite, sui testi di Marco e di Luca), ma soprattutto dalla scelta di una chiave per interpretarne il senso. Nella Passione secondo Matteo, l’elemento chiave è la rappresentazione del dolore: l’aria che commenta le lacrime di Pietro è uno dei momenti-simbolo della composizione, così come la scelta del corale luterano che ricompare in momenti diversi e fa rintoccare ogni volta il lamento dei fedeli di fronte al capo del Salvatore coronato di spine. Nella Passione secondo Giovanni, sono invece le parole «All ist vollbracht», cioè «tutto è compiuto», a sottolineare il senso del sacrificio di Gesù e il disegno divino nel quale la sua sofferenza e la sua morte sono inserite. Vi è quindi una componente legata alla teologia del sacrificio che si rispecchia tanto nell’organizzazione dei materiali musicali, accuratamente disposta in una complessa architettura di corrispondenze geometriche e simboliche, quanto nella scelta di un registro musicale più movimentato, quasi fosse in corsa verso il riscatto della Resurrezione fin dalle note d’apertura. Ciò che tuttavia colpisce, all’ascolto, non è la simmetria della costruzione, quanto il contrasto fra la dignità di Gesù e l’agitazione dei suoi accusatori, la semplicità dei corali, la bellezza delle arie. E per chi già conosca e ami la musica di Bach, anche il senso di continuità fra questa pagina, così dura e al tempo stesso coinvolgente, e l’appassionata ricerca musicale delle Cantate.

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