Sistema Musica marzo 2005
acc. cor. stefano tempia
  Claude Bolling
Tra jazz e classica, inventando il crossover

lunedì 7 marzo

Conservatorio - ore 21
Orchestra dell’Accademia Corale «Stefano Tempia»
Massimo Peiretti
direttore
Marco Vavolo
pianoforte
Amerigo Bernardi
contrabbasso
Vittorio Ferrari
batteria
Musiche di Gershwin, Mancini, Bolling
(Suite per orchestra da camera e jazz piano trio)


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  Un sito dedicato al compositore e direttore d'orchestra Claude Bolling
Bolling

Oggi tutti dicono crossover per indicare quella musica che si trova a metà strada tra vari generi, più spesso tra il genere della classica e quello del jazz. Jacques Loussier, gli Swingle Singers, il Modern Jazz Quartet, fanno tutti parte di questa grande e variopinta famiglia. Come tutti i termini anche quello di crossover ha una sua storia e nella fattispecie una storia molto recente. A usare per la prima volta questa espressione fu la stampa americana, spiazzata davanti all’enorme successo del disco di un colto jazzman francese, a metà strada tra la musica barocca e lo swing di Duke Ellington. Era l’anno 1976 e già da tempo le carte sul tavolo della scena musicale cominciavano a mischiarsi allegramente, ma mai fino ad allora un’operazione discografica di questo genere era riuscita ad attirare su di sé così tanta attenzione, al punto da restare per ben due anni in cima alle hit-parade. Il disco in questione era la Suite pour flûte et piano jazz trio, scritta da Claude Bolling per il famoso solista Jean-Pierre Rampal. Da questo momento fu chiaro per tutti che la pista della contaminazione tra i generi non era solo una curiosità, ma un vero e proprio fenomeno culturale cui fu data appunto l’etichetta di “crossover music”. Bolling continuò a produrre le sue spassose suite su richiesta di altri famosi virtuosi: dalle commissioni di Pinchas Zukerman, Yo-Yo Ma, Maurice André nacquero così le sue suite per violino, violoncello e tromba, sempre accompagnate dalla tradizionale formazione del trio jazz: batteria, contrabbasso e pianoforte, quest’ultimo suonato sempre dall’autore. L’ultima e la più ambiziosa è proprio la Suite per orchestra da camera, composta per la English Chamber Orchestra. (a.b.)

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