Sistema Musica marzo 2005
editoriale
  Una nicchia combattiva
  Nicola CampograndeLa musica classica è un fenomeno destinato a rimanere
"di nicchia", come sostenevo nel mio editoriale di gennaio?
O possiamo invece provare a modificare la situazione e a combattere perché sempre più persone possano apprezzare Mozart
e Beethoven, come ha sostenuto lo scorso mese l’Assessore
alla Cultura Fiorenzo Alfieri? Sono domande cruciali, evidentemente, e lo testimoniano le molte lettere che sono pervenute alla redazione di “Sistema Musica”. Ne pubblichiamo tre, in quarta di copertina,
in rappresentanza di alcune delle opinioni espresse, ma vi assicuro che il dibattito è vivo e, in alcuni casi, persino incandescente.
C’è chi ha voluto leggere nelle mie parole un atteggiamento disfattista. Beh, mi dispiace. Giuro che sono la persona più ottimista del mondo. Tanto che, volendo fortemente immaginare un futuro
per la “nostra” musica, insisto nel sostenere la mia tesi proprio affinché la collettività e i politici che essa esprime possano rivolgersi al problema con cognizione di causa.
Quello che penso è che la musica classica debba essere sostenuta con ogni mezzo benché sia un fenomeno di nicchia. Che resterà tale. Che non produrrà utili finanziari. Che non rappresenterà un bacino elettorale significativo. Ma che ha un proprio valore in sé.
Un valore estremamente difficile da definire in un mondo complesso come quello che ci circonda, un valore che proviamo a farci certificare dalla Storia (con riflessioni del tipo «una sinfonia di Haydn viene suonata da duecentocinquant’anni e dunque deve essere qualcosa di prezioso») ma che si scontra con una realtà in cui l’attenzione è tutta focalizzata sul presente (e dunque è facile sentirsi rispondere «bene, allora è proprio ora di smetterla e passare
ad altro»). Per non parlare dei casi in cui è necessario provare
a spiegare perché un lavoro di Berio o di Stockhausen debba essere aiutato e protetto mentre un disco di Paolo Conte ce la fa benissimo a farsi strada con le sue forze.
Non siamo l’Assessore Alfieri, i lettori di “Sistema Musica”, i giovani che frequentano le sale da concerto o io stesso a dover essere convinti. È il resto del mondo, quello che si domanda se abbia ancora senso spendere tutti questi soldi pubblici per mantenere
in vita un teatro d’opera o un’orchestra. A loro, con energia,
con passione ma con argomenti che credo debbano essere reinventati, io grido sì, ha senso, è necessario, è civile e indispensabile continuare a investire nella musica classica. Anche se i fruitori abituali sono e rimarranno una piccola fetta della società.
Diamoci da fare, dunque, e raduniamo le idee. Magari serviranno per aumentare il pubblico delle sale da concerto (sono scettico,
ma chissà...). Intanto saranno utili per spiegare perché tutto questo
è un patrimonio da incrementare, non da disperdere.
Che cosa ne dite?
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