Una nuova "scuola piemontese" di interpreti agguerriti
di Angelo Chiarle
Dedizione. Tenacia. Ricerca. Attitudine di servizio verso la musica. Senso del dovere. Ansia di crescita e miglioramento. Si può dire che esista una "via piemontese" alla musica? Nel XVIII secolo fiorì una "scuola piemontese" di grande rinomanza. La storia ci sta proponendo un interessante ricorso? In un´epoca di inarrestabile globalizzazione certo non nuoce por mente anche un po´ al proprio genius loci…
È dal 1989 che Piergiorgio Rosso, Francesca Gosio e Antonio Valentino hanno fuso insieme il loro entusiasmo per studiare il repertorio del trio con pianoforte. Maestri eccellenti. Diplomi brillanti. Premi prestigiosi. «Tecnica stupefacente», «trasparenza di suono», «affiatamento e maturità interpretativa», spiega la critica. Ne discutiamo con il pianista Antonio Valentino.
Per voi il Trio è praticamente una scelta di vita?
«Da quando siamo costituiti ognuno di noi ha deciso di dedicare al Trio
la maggior parte delle proprie energie, per far sì che fosse il
centro della nostra attività. Pensiamo infatti al Trio come a una
formazione più che stabile».
Quali opportunità di formazione ha saputo offrirvi la
città di Torino?
«Siamo stati immediatamente valorizzati dall´Unione Musicale. Essere
stati eletti gruppo cameristico residente nel 1994, quando eravamo veramente
molto giovani, ci ha dato una possibilità enorme. Anche la De Sono
Associazione per la Musica ci ha dato una mano offrendoci una borsa di
studio per studiare a Vienna».
La "chiave" che distingue il vostro repertorio è
l´accostamento del repertorio più "classico" ai
giovani compositori.
«Nei nostri concerti inseriamo pezzi di musica contemporanea, possibilmente
scritti per noi. Da tre anni a Pinerolo organizziamo un festival di musica
contemporanea, nel corso del quale abbiamo proposto quindici nuove composizioni
per trio inedite commissionate a compositori giovani e non solo. Ci siamo
sentiti in dovere di dare un contributo all´ampliamento del repertorio
per trio, perché esso non si esaurisse con il Novecento ma proseguisse
anche nel nuovo millennio. In questo senso la nostra attività ha
preso una piega innovativa».
Quest´idea in che cosa vi ha aiutato a crescere come interpreti?
«Non è solo il repertorio classico a far crescere una formazione.
Studiare anche opere moderne dà una maggiore libertà stilistica.
Si ha la possibilità di sperimentare nuove sonorità, che
poi possono essere "dirottate" sul repertorio tradizionale.
Il bello di poter lavorare con i compositori è quello di costruire
i pezzi insieme confrontandosi. Questo senso di libertà, traslato
a qualche secolo prima, aiuta a recuperare freschezza nell´accostarsi
a compositori come Mozart o Beethoven».
Coerenza e rigore nel perseguire la propria ipotesi interpretativa. Con autonomia intellettuale e tenacia. Il pregio dei sei concerti del ciclo Teatro prima del teatro concluso tre anni fa fu questo. Oltre ovviamente ai sublimi madrigali di Claudio Monteverdi e ai versi dei suoi poeti. Con contagioso entusiasmo Dario Tabbia ci racconta della prossima esecuzione del Vespro della Beata Vergine, degno suggello di questo pluriennale progetto Monteverdi.
Cosa rappresenta per voi questo Vespro?
«Eseguire il Vespro di Monteverdi è il sogno di una vita.
Sono contento di chiudere questa esperienza monteverdiana con questo capolavoro».
Daltrocanto collaborerà ancora con l´Academia Montis
Regalis?
«Ho accolto molto volentieri la proposta di Giorgio Pugliaro di utilizzare
gli strumentisti della Montis Regalis, che ci aveva già fornito
il supporto necessario per i madrigali concertati e per il Ballo delle
Ingrate. Dal momento che penso di leggere un po´ il Vespro come
una sorta di madrigale, il lavoro di approfondimento espressivo sul basso
continuo che avevamo iniziato con i madrigali risulta prezioso con un
organico più ampio di trenta-trentacinque persone come quello necessario
per il Vespro».
Quindi la vostra sarà una lettura del Vespro in prospettiva
madrigalistica?
«In comune c´è una grande attenzione al testo, che in questo
caso è sacro. La musica di Monteverdi aderisce sempre al testo
come un calco perfetto. Lui non scrive una musica sacra patinata o distaccata.
Si lascia andare. Quando Monteverdi si mette a comporre si lascia trasportare,
senza fare distinzioni. Scrivere musica significa per lui rivestire di
suoni una verità di sentimenti, sacri o profani che siano. La nostra
lettura persegue lo stesso filo logico, cioè il massimo rispetto
del sentimento del compositore nei confronti del testo».
In che cosa vi ha arricchito la frequentazione di Monteverdi?
«Il grazie a Monteverdi è per averci dato una musica talmente ricca
di emozioni che ci commuove tutte le volte. Per tante musiche si avverte
a volte la fatica del lavoro in sala prove. Monteverdi l´abbiamo
fatto e rifatto moltissime volte, ma l´emozione di certe sue pagine
resta davvero inesauribile».
Individuare il proprio target e perseguirlo con tenacia, talento e dedizione totale. Fin dalla sua nascita nel 1992 questo il merito dell´Orchestra Camerata Ducale, ospite per la prima volta dell´Unione Musicale. La passione traspare dalle parole con cui Guido Rimonda e Cristina Canziani ci parlano degli importanti traguardi artistici e culturali da loro conquistati.
Perché proprio Giovan Battista Viotti?
«Come ha riconosciuto Uto Ughi, nostro ospite a Vercelli lo scorso maggio,
Viotti è il tassello mancante nella storia del violino. La sua
scrittura tecnica è completamente sviluppata, moderna. Pur senza
essere un esibizionista come Paganini, scrive lo stesso musica molto virtuosistica,
che piace al pubblico anche perché possiede una grande cantabilità
italiana. Viotti è un grande compositore. Man mano che andiamo
avanti a eseguirlo e a inciderlo ci rendiamo conto che è eccezionale.
È un peccato che non sia valorizzato. Ci sono partiture veramente
preziose».
Con questa passione viottiana avete contagiato tutta Vercelli.
«Dal 1998 organizziamo L´Arco Incantato, che ha un notevolissimo
successo, grazie al Comune di Vercelli e alla Regione Piemonte che hanno
sempre creduto nel nostro lavoro. Quest´anno abbiamo ospitato Accardo
e Ughi; ritorneranno Igor Oistrakh e Vladimir Spivakov. Ruggiero Ricci
ha dato l´addio alle scene proprio a Vercelli suonando Viotti».
Cosa suonerete a Torino per commemorare i 250 anni della nascita
di Viotti?
«La Sinfonia concertante per violino e pianoforte, che è
il nostro cavallo di battaglia, il Concerto per violino n. 17 soprannominato
"Kreutzer", dal nome del violinista che fu allievo di Viotti
e lo prediligeva. Poi eseguiremo il Tema e variazioni sulla Marsigliese,
una partitura scoperta da noi la quale documenta che fu Viotti a scrivere
la melodia dell´inno francese e non Rouget de Lisle».
domenica 27 novembre
Alba - Auditorium Fondazione Ferrero
ore 16.30 - serie didomenica
Orchestra Camerata Ducale
Guido Rimonda direttore e violino
Cristina Canziani pianoforte
CELEBRAZIONI VIOTTIANE 2005
Viotti
Sinfonia concertante in fa maggiore per violino, pianoforte e orchestra
Concerto n. 17 in re maggiore per violino e orchestra
Tema e variazioni sulla Marsigliese per violino e orchestra