novembre 2005

unione musicale


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Trio Debussy, Dario Tabbia, Orchestra Camerata Ducale

Una nuova "scuola piemontese" di interpreti agguerriti

di Angelo Chiarle

Dedizione. Tenacia. Ricerca. Attitudine di servizio verso la musica. Senso del dovere. Ansia di crescita e miglioramento. Si può dire che esista una "via piemontese" alla musica? Nel XVIII secolo fiorì una "scuola piemontese" di grande rinomanza. La storia ci sta proponendo un interessante ricorso? In un´epoca di inarrestabile globalizzazione certo non nuoce por mente anche un po´ al proprio genius loci…

Trio Debussy, nel segno della libertà e della freschezza

È dal 1989 che Piergiorgio Rosso, Francesca Gosio e Antonio Valentino hanno fuso insieme il loro entusiasmo per studiare il repertorio del trio con pianoforte. Maestri eccellenti. Diplomi brillanti. Premi prestigiosi. «Tecnica stupefacente», «trasparenza di suono», «affiatamento e maturità interpretativa», spiega la critica. Ne discutiamo con il pianista Antonio Valentino.

Per voi il Trio è praticamente una scelta di vita?
«Da quando siamo costituiti ognuno di noi ha deciso di dedicare al Trio la maggior parte delle proprie energie, per far sì che fosse il centro della nostra attività. Pensiamo infatti al Trio come a una formazione più che stabile».

Quali opportunità di formazione ha saputo offrirvi la città di Torino?
«Siamo stati immediatamente valorizzati dall´Unione Musicale. Essere stati eletti gruppo cameristico residente nel 1994, quando eravamo veramente molto giovani, ci ha dato una possibilità enorme. Anche la De Sono Associazione per la Musica ci ha dato una mano offrendoci una borsa di studio per studiare a Vienna».

La "chiave" che distingue il vostro repertorio è l´accostamento del repertorio più "classico" ai giovani compositori.
«Nei nostri concerti inseriamo pezzi di musica contemporanea, possibilmente scritti per noi. Da tre anni a Pinerolo organizziamo un festival di musica contemporanea, nel corso del quale abbiamo proposto quindici nuove composizioni per trio inedite commissionate a compositori giovani e non solo. Ci siamo sentiti in dovere di dare un contributo all´ampliamento del repertorio per trio, perché esso non si esaurisse con il Novecento ma proseguisse anche nel nuovo millennio. In questo senso la nostra attività ha preso una piega innovativa».

Quest´idea in che cosa vi ha aiutato a crescere come interpreti?
«Non è solo il repertorio classico a far crescere una formazione. Studiare anche opere moderne dà una maggiore libertà stilistica. Si ha la possibilità di sperimentare nuove sonorità, che poi possono essere "dirottate" sul repertorio tradizionale. Il bello di poter lavorare con i compositori è quello di costruire i pezzi insieme confrontandosi. Questo senso di libertà, traslato a qualche secolo prima, aiuta a recuperare freschezza nell´accostarsi a compositori come Mozart o Beethoven».

Dario Tabbia e Daltrocanto, con Monteverdi verso il sentimento

Coerenza e rigore nel perseguire la propria ipotesi interpretativa. Con autonomia intellettuale e tenacia. Il pregio dei sei concerti del ciclo Teatro prima del teatro concluso tre anni fa fu questo. Oltre ovviamente ai sublimi madrigali di Claudio Monteverdi e ai versi dei suoi poeti. Con contagioso entusiasmo Dario Tabbia ci racconta della prossima esecuzione del Vespro della Beata Vergine, degno suggello di questo pluriennale progetto Monteverdi.

Cosa rappresenta per voi questo Vespro?
«Eseguire il Vespro di Monteverdi è il sogno di una vita. Sono contento di chiudere questa esperienza monteverdiana con questo capolavoro».

Daltrocanto collaborerà ancora con l´Academia Montis Regalis?
«Ho accolto molto volentieri la proposta di Giorgio Pugliaro di utilizzare gli strumentisti della Montis Regalis, che ci aveva già fornito il supporto necessario per i madrigali concertati e per il Ballo delle Ingrate. Dal momento che penso di leggere un po´ il Vespro come una sorta di madrigale, il lavoro di approfondimento espressivo sul basso continuo che avevamo iniziato con i madrigali risulta prezioso con un organico più ampio di trenta-trentacinque persone come quello necessario per il Vespro».

Quindi la vostra sarà una lettura del Vespro in prospettiva madrigalistica?
«In comune c´è una grande attenzione al testo, che in questo caso è sacro. La musica di Monteverdi aderisce sempre al testo come un calco perfetto. Lui non scrive una musica sacra patinata o distaccata. Si lascia andare. Quando Monteverdi si mette a comporre si lascia trasportare, senza fare distinzioni. Scrivere musica significa per lui rivestire di suoni una verità di sentimenti, sacri o profani che siano. La nostra lettura persegue lo stesso filo logico, cioè il massimo rispetto del sentimento del compositore nei confronti del testo».

In che cosa vi ha arricchito la frequentazione di Monteverdi?
«Il grazie a Monteverdi è per averci dato una musica talmente ricca di emozioni che ci commuove tutte le volte. Per tante musiche si avverte a volte la fatica del lavoro in sala prove. Monteverdi l´abbiamo fatto e rifatto moltissime volte, ma l´emozione di certe sue pagine resta davvero inesauribile».

Orchestra Camerata Ducale: missione Viotti

Individuare il proprio target e perseguirlo con tenacia, talento e dedizione totale. Fin dalla sua nascita nel 1992 questo il merito dell´Orchestra Camerata Ducale, ospite per la prima volta dell´Unione Musicale. La passione traspare dalle parole con cui Guido Rimonda e Cristina Canziani ci parlano degli importanti traguardi artistici e culturali da loro conquistati.

Perché proprio Giovan Battista Viotti?
«Come ha riconosciuto Uto Ughi, nostro ospite a Vercelli lo scorso maggio, Viotti è il tassello mancante nella storia del violino. La sua scrittura tecnica è completamente sviluppata, moderna. Pur senza essere un esibizionista come Paganini, scrive lo stesso musica molto virtuosistica, che piace al pubblico anche perché possiede una grande cantabilità italiana. Viotti è un grande compositore. Man mano che andiamo avanti a eseguirlo e a inciderlo ci rendiamo conto che è eccezionale. È un peccato che non sia valorizzato. Ci sono partiture veramente preziose».

Con questa passione viottiana avete contagiato tutta Vercelli.
«Dal 1998 organizziamo L´Arco Incantato, che ha un notevolissimo successo, grazie al Comune di Vercelli e alla Regione Piemonte che hanno sempre creduto nel nostro lavoro. Quest´anno abbiamo ospitato Accardo e Ughi; ritorneranno Igor Oistrakh e Vladimir Spivakov. Ruggiero Ricci ha dato l´addio alle scene proprio a Vercelli suonando Viotti».

Cosa suonerete a Torino per commemorare i 250 anni della nascita di Viotti?
«La Sinfonia concertante per violino e pianoforte, che è il nostro cavallo di battaglia, il Concerto per violino n. 17 soprannominato "Kreutzer", dal nome del violinista che fu allievo di Viotti e lo prediligeva. Poi eseguiremo il Tema e variazioni sulla Marsigliese, una partitura scoperta da noi la quale documenta che fu Viotti a scrivere la melodia dell´inno francese e non Rouget de Lisle».

domenica 27 novembre




domenica 6 novembre

Teatro San Giuseppe
ore 16.30 - serie didomenica
Trio Debussy
Bloch
Trois Nocturnes
Schoenberg
Verklärte Nacht (trascrizione di Eduard Steuermann)
Brahms
Trio in si maggiore op. 8 Torna all'articolo

lunedì 7 novembre

Tempio Valdese - ore 21
serie L´altro suono
Academia Montis Regalis
Daltrocanto

Dario Tabbia direttore Monteverdi
Vespro della Beata Vergine, da concerto composto sopra canti fermi sex vocibus et sex instrumentis Torna all'articolo

domenica 27 novembre

Alba - Auditorium Fondazione Ferrero
ore 16.30 - serie didomenica
Orchestra Camerata Ducale
Guido Rimonda
direttore e violino
Cristina Canziani
pianoforte

CELEBRAZIONI VIOTTIANE 2005
Viotti
Sinfonia concertante in fa maggiore per violino, pianoforte e orchestra
Concerto n. 17 in re maggiore per violino e orchestra
Tema e variazioni sulla Marsigliese per violino e orchestra

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