Fazil
Say ha trentacinque anni. La retorica del ragazzo prodigio a questo punto
non basta più a spiegare il fenomeno di questo pianista turco,
formatosi in Germania e ormai cittadino del mondo, impegnato in tournée
nei quattro angoli del pianeta anche come compositore. Ruolo questo tutt´altro
che secondario poi, se si pensa che le musiche di suo pugno ottengono
lo stesso caldo successo dei classici che esegue come solista. È
arrivato cioè il momento di chiedersi che cosa rappresenti oggi
Say, visto che il suo successo non è solo una questione di mercato,
ma poggia su solide ragioni musicali e umane.
A vederlo suonare sembra un epigono di Glenn Gould. Stessa postura china
con la testa nello strumento come un domatore nella bocca del leone, stesse
movenze esagerate e mani svolazzanti a tracciare nell´aria le traiettorie
dei suoni. Poi però le affinità finiscono, perché
il calore che le sue esecuzioni sprigionano non ha niente a che vedere
con la vertiginosa cerebralità del canadese. Nasce tutto da una
fiducia istintiva nella comunicazione musicale e da un modo di fraseggiare
libero e diretto, senza quei filtri che anni di Modernismo hanno frapposto
tra la musica e la comunità umana. Per cui il nome che più
viene in mente è quello di Lenny Bernstein, anche lui pianista,
compositore e direttore d´orchestra (sicuramente anche Fazil, prima
o poi…), ma soprattutto anche lui un animale musicale di pura razza.
Come pianista Say segna quindi il ritorno a un gusto pre-moderno, come
quello dei grandi virtuosi-compositori di inizio Novecento. Così
ritornano in auge le trascrizioni e gli arrangiamenti personali, in barba
alla filologia dei pedanti. E poi cantabile, rubato, sonorità piene
e poca traccia di ironia e intellettualismi. Come compositore Say è
un istintivo, e l´impeto dell´espressione scardina spesso
il senso formale. Ma le sue composizioni che mischiano jazz, folclore
turco e felicità mozartiana hanno sempre un peso specifico e una
ragion d´essere.
Insomma Fazil Say è uno dei segnali che i tempi delle vacche magre
in musica stanno lentamente finendo. E per quanto ci è dato capire,
è di gente così che quest´arte ha oggi bisogno. (a.b.)