novembre 2005

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Fazil Say - Un pianista compositore che sa scaldare la tastiera

Fazil SayFazil Say ha trentacinque anni. La retorica del ragazzo prodigio a questo punto non basta più a spiegare il fenomeno di questo pianista turco, formatosi in Germania e ormai cittadino del mondo, impegnato in tournée nei quattro angoli del pianeta anche come compositore. Ruolo questo tutt´altro che secondario poi, se si pensa che le musiche di suo pugno ottengono lo stesso caldo successo dei classici che esegue come solista. È arrivato cioè il momento di chiedersi che cosa rappresenti oggi Say, visto che il suo successo non è solo una questione di mercato, ma poggia su solide ragioni musicali e umane.
A vederlo suonare sembra un epigono di Glenn Gould. Stessa postura china con la testa nello strumento come un domatore nella bocca del leone, stesse movenze esagerate e mani svolazzanti a tracciare nell´aria le traiettorie dei suoni. Poi però le affinità finiscono, perché il calore che le sue esecuzioni sprigionano non ha niente a che vedere con la vertiginosa cerebralità del canadese. Nasce tutto da una fiducia istintiva nella comunicazione musicale e da un modo di fraseggiare libero e diretto, senza quei filtri che anni di Modernismo hanno frapposto tra la musica e la comunità umana. Per cui il nome che più viene in mente è quello di Lenny Bernstein, anche lui pianista, compositore e direttore d´orchestra (sicuramente anche Fazil, prima o poi…), ma soprattutto anche lui un animale musicale di pura razza.
Come pianista Say segna quindi il ritorno a un gusto pre-moderno, come quello dei grandi virtuosi-compositori di inizio Novecento. Così ritornano in auge le trascrizioni e gli arrangiamenti personali, in barba alla filologia dei pedanti. E poi cantabile, rubato, sonorità piene e poca traccia di ironia e intellettualismi. Come compositore Say è un istintivo, e l´impeto dell´espressione scardina spesso il senso formale. Ma le sue composizioni che mischiano jazz, folclore turco e felicità mozartiana hanno sempre un peso specifico e una ragion d´essere.
Insomma Fazil Say è uno dei segnali che i tempi delle vacche magre in musica stanno lentamente finendo. E per quanto ci è dato capire, è di gente così che quest´arte ha oggi bisogno. (a.b.)




mercoledì 23 novembre

Sala Cinquecento Lingotto
ore 21
serie pari
Fazil Say pianoforte
Bach-Say Passacaglia
Beethoven Sonata in re minore op. 31 n. 2 (La tempesta)
Ravel Sonatine
Musorgskij Quadri da un´esposizione Torna all'articolo

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