di Raffaele Mellace
Il nome dell´Accademia Bizantina è ormai stabilmente affermato nel novero ristretto dei complessi con strumenti originali cui sono a buon diritto riconosciuti meriti di freschezza, creatività ed energia nell´interpretazione del repertorio barocco. L´odierno successo internazionale è maturato lungo un percorso più che ventennale che costituisce un apologo assai istruttivo sulla formazione di una realtà musicale professionistica ai massimi livelli nella provincia italiana. La nostra storia inizia nel 1983 nella sonnacchiosa e illustre Ravenna, col convenire di un gruppo di musicisti (alcuni, tra cui il presidente dell´Accademia Romano Valentini, siedono ancora al loro leggio) e procede ritmata da incontri decisivi: con Jörg Demus, che suggerisce il nome dell´orchestra; col violinista Carlo Chiarappa, a lungo alla testa dell´Accademia, che guida in un´attività concertistica articolata e nelle prime incisioni, come l´opera omnia di Corelli nel 1990; con Luciano Berio, per un periodo presidente onorario, responsabile dell´ampliamento del repertorio e del raggio d´azione internazionale del gruppo; con Ottavio Dantone, che nel 1996 assume la direzione musicale, avviando la fase attuale della storia della compagine. Una fase segnata innanzitutto dall´appropriazione definitiva della prassi esecutiva barocca, traguardo maturato per passi progressivi, dall´adozione dell´archetto antico all´eliminazione di mentoniera e spalliera. L´Accademia dell´ultimo decennio, con Stefano Montanari in veste di primo violino concertatore, è un organismo di meravigliosa vitalità, in cui concerti e incisioni, ricerca e promozione della cultura musicale esibiscono un singolare equilibrio. La concentrazione sul repertorio del Sei-Settecento ha permesso l´approfondimento di uno stile interpretativo coerente con l´estetica barocca, senza nel contempo rinunciare alla straordinaria varietà di orizzonti che si squaderna tra Monteverdi e Spontini. Le incisioni – prima per Thymallus, oggi per Arts e Decca, ma anche in collaborazione con la rivista "Amadeus", che ha assicurato l´accesso al grande pubblico – offrono ormai numerosi saggi di tale cifra stilistica, dalla Fairy Queen al Cimento dell´Armonia e dell´Inventione allo Stabat pergolesiano, passando per Alessandro Scarlatti e Benedetto Marcello, Porpora e Galuppi. L´opera V di Corelli, eseguita da Montanari con gli abbellimenti scritti da Dantone, è in uscita per Arts; l´anno prossimo sarà la volta di due cd di Vivaldi per la Naïve, mentre prosegue per Decca, dopo la prima esperienza di Arcadia, il progetto di collaborazione con il controtenore Andreas Scholl: un cd dedicato al repertorio del Senesino, con annessa tournée, proprio di queste settimane, nelle più prestigiose sale europee. Nel 1999, con la storica riproposta del Giulio Sabino di Sarti a Ravenna, l´Accademia ha debuttato sulle scene operistiche, inaugurando ciò che è oggi una delle sue attività principali. Da allora ha affrontato partiture celebri come l´Orlando di Haendel, la trilogia monteverdiana, che quest´anno completerà per un circuito di teatri italiani, ed è ospite di rassegne quali il Festival di Beaume e, sin dai suoi primi passi, quello di Jesi, dove la collaborazione con Francesco Degrada ha portato alla ripresa di capolavori di Pergolesi come L´Olimpiade e Il Flaminio. Negli ultimi tempi l´Accademia ha realizzato nel proprio territorio d´origine iniziative di promozione di cultura musicale, tra cui l´istituzione a Faenza del Festival di musica sacra "Creator", al cui interno è avvenuta la prima ripresa moderna dell´Oratorio Sant´Elena al calvario di Hasse, la fondazione di un nuovo organismo denominato Coro Barocco, il progetto di una scuola di musica antica. Declinazioni e derivazioni diverse e vitalissime di quell´originaria esigenza di comunicare la propria passione per l´ascolto che rappresenta ancora, a vent´anni di distanza, la vocazione più autentica dell´Accademia Bizantina.