di Nicola Campogrande
Nel
momento in cui chiudiamo questo numero di "Sistema Musica" in
tipografia, i quotidiani danno conto della sollevazione dell´intero
settore dello spettacolo contro la nuova Legge Finanziaria. I tagli previsti
– che si aggiungono a quelli registrati negli ultimi anni – sono tali
da pregiudicare la sopravvivenza di una fetta importante del cinema, del
teatro, della danza e naturalmente della musica italiana. Nel senso che,
se la scelta del governo procede lungo la rotta tracciata, molte cose
che oggi esistono non esisteranno più. E poiché è
in atto una forte contrazione dei conferimenti del Fondo Unico per lo
Spettacolo a chi produce e distribuisce concerti e opere liriche (proprio
in queste settimane il Ministero per i Beni e le Attività Culturali
sta comunicando le sovvenzioni per il 2005 e c´è già
chi sta piangendo...), io credo che sui prossimi numeri di questa rivista
dovremo raccontare che cosa succederà a un Paese nel quale la Cultura
ha smesso di interessare la Politica. Nel frattempo, augurandoci un ripensamento
di chi di dovere, mi permetto di suggerire agli appassionati di godersi
questo mese di musica a Torino perché, onestamente, non è
affatto detto che in un futuro prossimo ci saranno risorse sufficienti
per garantire l´eccellenza alla quale siamo (giustamente) abituati.
I quarantasei appuntamenti dei quali parliamo questo mese tra un anno
potrebbero diventare trenta, o venti. E dove leggiamo "orchestra"
potremo forse leggere "piccolo ensemble", dove troviamo il nome
di un grande solista potremo forse trovare quello di un discreto comprimario.
Il professionista lascerà il posto all´amatore, le giornate
di prova diminuiranno, le esecuzioni di alto livello verranno sostituite
da performance raffazzonate alla bell´e meglio. E così via.
Che tristezza.
Mi viene da dire che, in questo momento cruciale, c´è una
cosa importante da fare: tenere le orecchie aperte. In ogni senso. Che
cosa ne pensate?