di Gianni Nuti
Non solo, ma soprattutto nell´arte, il luogo vivificato da quell´energia
che corre tra un preciso cielo e una circoscritta fetta di terra genera
modi di espressione esclusivi: atti del corpo, idee di bellezza e costumi
vocali differenti segnano il profilo di una civiltà non meno di
quanto non facciano l´operosità dei suoi uomini e il carattere
dei prodotti che ne derivano.
Solo tra le ginestre e gli eucalipti quieti in superficie, ma scossi alle
radici da costanti moti tellurici di natura vulcanica, poteva radicarsi
la scuola pianistica di Vincenzo Vitale, che promuove una geografia del
movimento musicale capace di veicolare forza e precisione alla punta delle
dita come fossero piccoli crateri, lasciando il resto del corpo rilassato
e fluido. Laura De Fusco da Castellammare di Stabia, pianista riconosciuta
dal pubblico internazionale, spesso partner del violinista Gabriele Pierannunzi
e docente al Conservatorio di Napoli, è frutto tra i più
succosi di questo progetto sull´arte dell´interpretare e insieme
di una terra unica al mondo.
In un lungo percorso di maturazione iniziato precocemente e subito consacrato
con un esordio a fianco dell´Orchestra «Scarlatti» di Napoli a soli
dodici anni e da un´affermazione a quattordici nella Rassegna Nazionale
Giovani Pianisti dell´Unione Musicale di Torino, la rigorosa e insieme
espressiva esuberanza proiettiva si è sempre più arricchita
di colori e profondità.
La scelta di brani dello Chopin maturo rivela così al pubblico
torinese, che ne ha riconosciuto il talento molti anni fa, un volto dell´efficienza
strumentale maturata a tal punto da essere ingoiata dalla volontà
meno prossimale, ma più profonda, che aspira ad annullare ogni
gesto nel racconto sonoro più incantato.