di Alessio Tonietti
«Manifestazione ipomaniacale di una tendenza ciclotimica»: un recente
studio psichiatrico ha così tentato di spiegare la straripante
energia che attraversò la giovinezza di Gioachino Rossini, esauritasi
in maniera sconcertante nel massimo splendore della sua carriera artistica,
energia che gli permise di scrivere 38 opere in 37 anni. Tale diagnosi,
basata sulla relazione di un medico del 1842 e sfrondata dai paroloni
scientifici, non fa altro che mostrare una verità già nota
a ogni vero estimatore della musica del compositore pesarese: l´incredibile
forza vitale che si sprigiona nelle sue opere buffe è una reazione
diretta di uno stato d´animo inquieto e malinconico, tutt´altro
che bonario e sempliciotto. D´altra parte, chiunque sia stato trascinato
irresistibilmente nel vortice ritmico di un suo crescendo o di un suo
finale d´atto può testimoniare di aver provato un sottile
disagio, come se la semplice e innocente scena che aveva davanti agli
occhi non bastasse a giustificare l´ebbrezza da cui era stato posseduto.
Rossini stesso porta al parossismo l´entusiasmo vitale dei suoi
personaggi nella misura in cui ne percepisce l´insensatezza, pur
condividendone appieno la passione.
Questo malessere sotterraneo a un certo punto uscì allo scoperto,
in concomitanza con l´inasprirsi di difficoltà concrete come
la perdita dei benefici finanziari a causa dei sovvertimenti politici
del 1830, l´incapacità fisica di sostenere oltremodo il ritmo
frenetico della sua vita, non solo artistica, e, non ultimi, gli ingenti
problemi di salute, e sancì l´addio alle scene del dominatore
delle folle e dei teatri, di colui che riempiva i salotti e le cronache
con le sue battute e i suoi motteggi.
A questo periodo risale la commissione per la composizione di uno Stabat
mater da parte di don Manuel Fernández Varela. Rossini, dapprima
riluttante a raccogliere l´eredità del capolavoro di Pergolesi,
accetta di realizzarne una sua versione. Dovranno passare dieci anni perché
il lavoro sia completato; nel frattempo infatti, accanto ai primi sintomi
di esaurimento nervoso, il compositore deve affrontare le atroci sofferenze
di un´infezione alle vie urinarie, che i medici del tempo non sembrano
capaci di curare.
L´esecuzione pubblica dello Stabat mater avvenne a Bologna sotto la direzione dell´amico Donizetti. Fin da questa prima esecuzione emersero critiche di eccessiva "teatralità", di un´insufficiente aderenza allo stile "severo" dovuto alla sequenza di Jacopone da Todi, critiche sopravvissute fino ai giorni nostri. Il linguaggio adottato, seppure in un tono più composto e depurato delle estremizzazioni sceniche delle sue opere, è di fatto quello tipicamente rossiniano. Anche tralasciando le sette arie soliste (ricche di pathos lirico) la grande e straziante introduzione sinfonico-corale e l´ultima intensissima preghiera (Quando corpus morietur affidata a un coro a cappella, a cui segue la fuga finale) pagano un consistente tributo alle ultime opere francesi del compositore, non ultima il Guglielmo Tell; lo stesso trattamento dei colori dell´orchestra e la ricchezza delle risorse ritmiche sono quelle a cui ci ha abituato il Rossini operistico. Tuttavia, non era pensabile che il compositore pesarese rinunciasse al suo linguaggio, attraverso il quale ci ha raccontato la straripante energia dell´uomo e, compiangendone affettuosamente, nel contempo, il segreto malessere. Chi sostiene che una rappresentazione musicale dello Stabat mater, e quindi del dolore umano nella sua essenza, non sia attuabile con quei mezzi espressivi dimostra di non aver capito la reale sostanza degli stessi, di non aver quindi capito che, mentre ci trascinava irresistibilmente nell´entusiasmo rivoluzionario dei contadini svizzeri o nelle svergognate furberie di Figaro, Rossini del dolore umano ci parlava già.
Concerti fuori sede
venerdì 7 ottobre Venezia – Teatro La Fenice
Biennale Musica 2005
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jukka-Pekka Saraste direttore
Musiche di Berio, Ligeti, Franceschini, Lutoslawski
sabato 22 ottobre Savona – Teatro Chiabrera
Inaugurazione del Teatro restaurato
domenica 23 ottobre Napoli – Auditorium «Domenico Scarlatti» della
Rai
Inaugurazione dell´Auditorium restaurato
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rafael Frühbeck de Burgos direttore
Musiche di Wagner, Beethoven