ottobre 2005

associazione lingotto musica


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Temirkanov
L´America suonata dalla Baltimore Symphony Orchestra

Temirkanov

È molto improbabile che Yuri Temirkanov potesse immaginare, quando era assistente di Evgenij Mravinskij alla Filarmonica di Leningrado, negli anni Sessanta, di diventare un giorno il direttore musicale dell´Orchestra Sinfonica di Baltimora, piacevole e distinta cittadina sulla costa del Maryland. Quarant´anni fa Leningrado e Baltimora appartenevano a mondi separati, ostili, privi di comunicazione. L´unica cosa che potevano condividere due città di mare così diverse era la passione per i crostacei, ciascuna i suoi naturalmente: lobster a Baltimora, gamberi d´acqua dolce a Leningrado. Per avere l´idea del tempo che è passato da allora, merita forse di ricordare che Temirkanov è stato il primo artista russo a cui fu concesso di esibirsi negli Stati Uniti, dopo la guerra dell´Afghanistan, nel 1988. In quella circostanza affondano le radici i saldi rapporti tra il direttore russo e il mondo musicale americano, oggi più che mai floridi. Temirkanov assunse l´incarico a Baltimora sei anni fa, sostituendo David Zinman, un musicista che aveva impresso un forte impulso alla crescita e al rinnovamento dell´orchestra cittadina. Il pubblico di Baltimora chiedeva al nuovo direttore di portare nello stile dell´interpretazione il marchio di una grande scuola e di innestare sul tronco solido e sano dell´Orchestra, nata all´inizio del Novecento, il fiore di una sensibilità musicale fuori da qualsiasi routine. Temirkanov, grande signore del podio, ha assolto a meraviglia il compito che gli era stato affidato, portando le esibizioni attuali dell´Orchestra Sinfonica di Baltimora al livello delle compagini Usa di maggior blasone. L´osmosi tra il direttore e la sua Orchestra arriva al punto che Temirkanov, in vista di questa tournée europea, ha deciso di presentare un programma che costituisce una sorta di carta d´identità culturale della musica americana del Novecento. A essere pignoli, bisogna precisare che Antonín Dvorák non è un autore americano, e che la Sinfonia n. 9 non appartiene al Novecento. In effetti sarebbe vana impresa pretendere di ascrivere il lavoro al repertorio del "nuovo mondo", malgrado il titolo della Sinfonia, composta nell´epoca in cui Dvorák si era trasferito a New York per dirigere una scuola di musica fondata da una generosa e intraprendente signora della buona società. Ma sono dettagli senza importanza, perché la storia per fortuna non si articola secondo la nostra necessità di mettere ordine nelle cose, ma costituisce un flusso nel quale è perfettamente lecito immaginare per quali percorsi silenziosi l´antica vena strumentale boema abbia contribuito a formare la nuova voce della musica americana. Assai più chiassose sono forse le vie scelte da Gershwin, per cercare di dar vita a uno stile che fosse diverso e originale rispetto alla musica europea. Pittoresco era soprattutto Paul Whiteman, il singolare musicista che commissionò a Gershwin di scrivere Rhapsody in Blue, il più spettacolare successo raccolto nei suoi variopinti tentativi di coniugare la "vecchia" musica sinfonica europea con il "nuovo" jazz americano. Buon per lui aver trovato un autore davvero geniale, capace di fondere in uno stile fresco e originale, al di là delle trovate pubblicitarie di Whiteman, le molteplici esperienze del grande popolo di New York. Modesto e sincero nelle cose dell´arte, Gershwin si rese conto che quella strada non era veramente la sua, malgrado lo sbalorditivo successo, e seguì d´istinto il consiglio che Ravel gli avrebbe dato un giorno a Parigi: rimanere se stesso. Continuò a comporre i suoi freschi songs, coltivando di quando in quando il desiderio di esprimersi in forme più complesse. Senza la pretesa di far l´intellettuale, però, anche Gershwin subì il fascino del mito di Parigi e lo comunicò con una musica allegra, vitale, con il naso all´insù. An American in Paris è famosa per il clacson d´automobile, che Gershwin comperò per davvero a Parigi, da usare in orchestra. E sono ottant´anni che la musica di Gershwin, questo piccolo grande ebreo di New York, si fa largo in mezzo al pubblico, a suon di clacson, sotto lo sguardo scandalizzato ma impotente degli impeccabili, superciliosi e noiosissimi compositori del New England. (o.b.)




mercoledì 26 ottobre

Auditorium del Lingotto ore 20.30
Baltimore Symphony Orchestra
Yuri Temirkanov
direttore
Fazil Say pianoforte
Gershwin
An American in Paris
Rhapsody in Blue
Dvorák
Sinfonia n. 9 in mi minore (Dal Nuovo Mondo) Torna all'articolo

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