ottobre 2005

associazione lingotto musica


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Jin Ju
«Nella musica trovo amore, passione, desiderio e rabbia»

Jin Ju

In questi casi, una presentazione a effetto potrebbe essere "una virtuosa dal lontano Oriente"; tuttavia, tale definizione, pur contenendo innegabilmente due caratteristiche della pianista Jin Ju (virtuosa e orientale), non renderebbe giustizia a una personalità musicale non riducibile a una bambina prodigio trapiantata in Occidente. La musicista cinese che abbiamo incontrato è maturata attraverso un percorso di crescita che l´ha portata a esplorare le tradizioni della sua terra accanto a quelle della cultura europea. «In questo la figura fondamentale è stata mio padre, che è un musicologo. Lui mi ha fatto studiare e apprezzare non soltanto la musica, ma anche la letteratura cinese e in particolare gli antichi poemi. Fino a pochi anni fa ho nutrito una vera e propria passione per l´opera cinese, una forma d´arte che in Europa è ancora poco conosciuta». Una bambina prodigio, Jin Ju lo è stata. Nata a Shangai nel 1976, in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del pianoforte all´età di quattro anni, mostrando subito un talento straordinario. A nove anni, la Radio Internazionale Cinese registrava e trasmetteva i suoi concerti. Da allora non ha mai smesso di vincere concorsi, fra i quali possiamo citare il Concorso Pianistico Internazionale «Leschetizky» di Taiwan, in seguito al quale è stata invitata da Jorg Demus a incidere un disco, e un prestigioso terzo premio al Concorso «C?ajkovskij» di Mosca.

Nella sua carriera estremamente precoce, ha fatto fatica ad avere dei rapporti di amicizia con i suoi colleghi, si è sentita un po´ "isolata"?
«In ogni luogo in cui ho studiato e lavorato ho sempre avuto splendide amicizie, in particolare all´Accademia di Imola, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. Non posso dimenticare il mio maestro Yang Jun che, seguendomi per 14 anni, è stato come un secondo padre per me. Oltre a curare personalmente la mia formazione, facendomi leggere diversi libri, mi ha sempre accompagnata nei luoghi in cui suonavo e mi accoglieva in casa sua per fare lezione... No, non mi sono mai sentita "isolata"!»

Fra i numerosi premi della sua carriera ne spicca uno decisamente particolare, il Concorso di Pechino "Excellent Performer of Chinese Music" (agosto 1996). Che rapporto ha con gli odierni compositori cinesi, oltre che con la musica contemporanea in generale?
«Mi rendo volentieri disponibile a suonare la musica dei miei compatrioti. Per quanto riguarda gli autori contemporanei per pianoforte, li inserisco con parsimonia nei miei programmi, per motivi squisitamente tecnici. Ho studiato ed eseguito con piacere autori del Novecento come Hindemith, Prokof´ev, Debussy e Ravel; tuttavia alcuni compositori offrono partiture interessanti dal punto di vista musicale ma spesso, dal punto di vista pianistico, presentano notevoli difficoltà di esecuzione, movimenti poco fluidi e naturali. Se ci si accosta a un´opera di Chopin o di Beethoven, ci si accorge subito di avere a che fare con compositori che conoscevano lo strumento e la loro musica è veramente scritta per esso».

Non ha incontrato nessuna difficoltà "culturale" accostandosi a questi compositori?
«Lo scarto maggiore è stato quello della "ragione". In questa musica la costruzione formale e razionale riveste un ruolo fondamentale. Curiosamente, quest´elemento, per me difficile da assimilare, è diventato il fattore più appassionante. I miei compositori favoriti infatti sono Bach, Beethoven e Brahms».

Nel programma del concerto che proporrà a Torino figura proprio l´Appassionata di Beethoven.
«Questa Sonata, anche a prescindere dall´aspetto formale, rispecchia tutto ciò che io cerco nella musica: amore, passione, desiderio… e rabbia. Sì, nella musica cerco anche quella. Solo nella musica, però…» (a.t.)




lunedì 24 ottobre

Sala Cinquecento del Lingotto ore 20.30
Giovani per tutti
Jin Ju pianoforte
Beethoven
Sonata in fa minore op. 57 (Appassionata)
Schumann
Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11 Torna all'articolo