ottobre 2005

teatro regio


Torna all'indice dei contenuti

La sfida di Aida intrigante esotismo verdiano

di Angelo Chiarle

Aida

«Verdi può rivedere tutto un Oriente nell´interno di un frutto nostrano come il cocomero». Così nel 1930 l´estrosa penna di Bruno Barilli chiosava il racconto d´un "fatto di cronaca" relativo all´origine d´un motivo che Verdi avrebbe desunto dallo strano canto d´un venditore di pere cotte (udito per le strade di Parma nell´autunno 1869), per sfruttarlo all´inizio del terzo atto di Aida. Un dilemma si insinua. Significativo per chiarirsi meglio l´essenza di quest´opera. La salace metafora barilliana esprime un pregio, «la forza e l´originalità dell´esotismo verdiano», come intende Massimo Mila, oppure rivela un limite, come sostiene Marcello Conati, cioè «l´atteggiamento tipico del musicista colto nei confronti di una cultura "diversa"»?
Più che rispondere, conta interrogarsi ancora su questa che «non è un´opera di tutto riposo», perché «a ogni ripresa importante ci si va con l´animo aperto alla possibilità di verificare le proprie opinioni». Sono passati quasi cinquant´anni, ma la provocazione di Mila non si può lasciar cadere nel nulla. A patto di spostare il tiro dei ragionamenti. Non si tratta di rimettere in questione la «frattura insanabile» tra drammaturgia e musica di cui parla Claudio Casini, ovvero il clamoroso dislivello tra la spettacolarità, il kitsch esotico della mise en scène e la parte intimista, ovvero gli «intrighi dell´intimismo borghese» del triangolo amoroso Aida-Radamès-Amneris. Fuori discussione è anche il valore della partitura, «rigoglioso fiume di invenzione melodica» che secondo Julian Budden rende Aida «una pietra miliare nella storia musicale italiana». Valida resta sempre la suggestione di Mila di configurarsi ciascuno una personale «contro-Aida» attingendo alle innumerevoli «finezze recondite» di cui sono intessute le note di Verdi, per esempio durante la «commedia di fatali fraintendimenti» della scena I dell´atto II, allorché Amneris smaschera l´amore di Aida per Radamès. È la drammatica attualità che viviamo, fatta di bombe estremiste che lacerano e minacciano la nostra quotidianità, a imporci una diversa riflessione su questo «sogno coloniale compiuto nella coscienza della supremazia europea» che è Aida secondo Casini. Un nuovo ripensamento critico penso sia un atto dovuto nei confronti di un musicista come Verdi, animato da un acuto senso di responsabilità civica. Fu infatti anche per il desiderio di tenere alto il nome dell´Italia, nella convinzione che il prestigio artistico valesse quanto una guerra vinta, che nel giugno 1870 egli cedette alle insistenze con cui Camille Du Locle dal novembre 1869 aveva preso a marcarlo stretto perché accettasse il soggetto esotico elaborato dall´illustre egittologo Auguste Mariette di una nuova opera per il Théâtre des Italiens al Cairo. Dopo gli avventurosi fastigi parigini del Don Carlos, quest´uomo prossimo ai sessanta, con giovanile ardore sanguigno, si getta ancora una volta nella mischia del melodramma, anche per contrastare la minaccia esterofila e avanguardista che nel 1868 si era materializzata nel Mefistofele di Boito e, giusto due mesi scarsi prima del debutto egiziano di Aida il 24 dicembre 1871, nella trionfale prima rappresentazione italiana del Lohengrin a Bologna.
Aida potrebbe diventare un´occasione per ripensare un paio di aspetti. Da una parte ci fa toccare con mano la persistente difficoltà del pensiero di confrontarsi con le culture "altre", evitando la tentazione dell´omologazione e accettando la difficile sfida della messa in discussione. Dall´altra, però, essa ci indica qual è forse la risorsa più autentica della cultura occidentale: la passione per l´uomo e per l´intrico di sentimenti che abita in lui. Perché la vera "battaglia" la si vince mettendo in campo le multiformi risorse della creatività artistica per capire com´è fatto «questo guazzabuglio del cuore umano».




mercoledì 5 ottobre

Giorgio Pestelli nell´ambito degli Incontri con l´Opera presenterà Aida
mercoledì 5 ottobre
Teatro Regio,
Foyer del Toro - ore 17.30 Ingresso libero Torna all'articolo