ottobre 2005

teatro regio


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Pinchas Steinberg
«La potenza dell´eros è più forte dell´orrore della guerra»

Steinberg

Milton ama Fulvia, ma in lui si insinua il corrosivo sospetto che la ragazza abbia avuto anche una storia con l´amico Giorgio. La gelosia lo divora. La guerra? Nulla più d´uno sfondo, un pretesto: Una questione privata. Cambiate i nomi. Metteteci Aida, Radamès, Amneris. Funziona uguale. L´accostamento al romanzo di Fenoglio si impone ascoltando le accalorate parole di Pinchas Steinberg.

Maestro Steinberg, nel suo repertorio Verdi occupa un posto molto importante. Quante altre volte ha impugnato la bacchetta per Aida? Che cosa la affascina di quest´opera?
«L´ho già diretta a Ginevra, all´Arena di Verona, a Vienna, a Monaco di Baviera, a Berlino… Di essa mi affascina tutto: la musica, il tocco, il colore che Verdi le conferisce, e anche la trama stessa. Secondo me c´è anche qualcosa di autobiografico in questa vicenda. L´amore di due donne per un uomo: Verdi, oltre che della Strepponi, era assai innamorato di Teresa Stolz. È il triangolo archetipico, un triangolo eterno. Verdi scrisse questa musica con enorme passione. Lui poi è talmente italiano nei suoi sentimenti, nella sua maniera di esprimersi, nell´immediatezza con cui ti appassiona…»

Nella sua lettura sottolineerà questa componente erotica dell´opera?
«Proprio così. La passione e l´emozione sono la potenza di questa musica. Che cosa c´è di più forte dell´amore? Nulla. È proprio questo che il pubblico deve sentire, da parte dell'orchestra, del direttore d'orchestra e dei cantanti».

Però nell'opera si parla anche d'una guerra sullo sfondo della storia d'amore. Secondo lei Aida ha ancora un messaggio per i nostri tempi, tuttora tormentati da molte guerre?
«Non so se ci sia un messaggio. Credo che la guerra sia il background, come un panorama sullo sfondo. Se non ci fosse la guerra, ci sarebbe qualcos'altro. Aida e Amneris sono tutte e due innamorate di Radamès, di cui Amneris è molto gelosa. La vera storia è quella dell´amore».

Allora il messaggio potrebbe essere che, in realtà, le passioni contano più di tutto?
«Intorno a noi abbiamo sempre avuto la guerra e forse, purtroppo, ci sarà sempre, perché l´essere umano sembra che abbia quasi la necessità di avere un conflitto. Radamès è guerriero, va in guerra e torna trionfatore; ma Aida non è innamorata di lui per questo. Anzi, avrebbe dovuto odiarlo perché combatte contro il suo popolo. Invece l´amore rimane amore: "Vincitor/del padre mio", canta Aida, ma continua ad amarlo. È questa la storia più importante di Aida: l´amore è più forte della guerra. È più forte di ogni distinzione tra vincitori e vinti».

Se le chiedessero di selezionare qualcosa dell´Aida, cosa sceglierebbe?
«Sarebbe come se lei mi chiedesse qual è il mio figlio preferito! Non saprei cosa dire. Aida è sublime dall´inizio alla fine. Non c´è un momento debole o non interessante. È così perfetta questa partitura che non potrei dire di preferire neanche una nota a un´altra».

Nel 2001 al Teatro Regio lei diresse Lohengrin. Con l´Orchestra ha trovato un rapporto particolare?
«Durante il lavoro su Lohengrin trovai un feeling fantastico. Abbiamo lavorato veramente sodo, perché non è una partitura facile. Devo dire che questa Orchestra suonò in maniera eccezionale e, cosa ancora più importante, con grandissima volontà. Si sentiva davvero che volevano fare bene. C´era anche una grande emozione. Quel Lohengrin rimarrà nella mia memoria per tutta la vita, perché è stata veramente una delle più belle esperienze vissute in tutta la mia carriera». (a.c.)