ottobre 2005

teatro regio


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Carlo Diappi
«Un Egitto reinventato con un occhio al passato»

Carlo Diappi

Curatore di scene e costumi di Aida è Carlo Maria Diappi, che, con un bagaglio di esperienze che spaziano dal cinema al teatro musicale, sembra avere un terreno comune con un regista come William Friedkin.
«In realtà non è mai così semplice – spiega Diappi –: ogni messa in scena fa storia a sé, e chi fa lo scenografo sa che l´approccio è sempre nuovo. Perciò ho imparato ad arrivare al primo colloquio per uno spettacolo facendo tabula rasa, cercando di capire quali siano le reali intenzioni del regista». Diappi continua rievocando il primo incontro con Friedkin avvenuto circa un anno fa a Los Angeles: «La proposta di fare Aida tradizionalmente ambientata nell´antico Egitto mi ha trovato subito d´accordo e in questo senso ho trovato un´affinità con Friedkin. Sia ben chiaro, non sono contro le attualizzazioni per principio, ma trovo siano divenute una moda che, come tutte le mode, ha fatto il suo tempo. Dunque, senza un valido motivo, meglio attenersi a quello che dice il libretto; perciò la scelta è stata di proporre un´ambientazione nella tradizione, quasi filologica». Si fa presto a dire antico Egitto: le fonti iconografiche sono sterminate, senza dimenticare che anni fa sono stati ritrovati i bozzetti originali della prima messa in scena al Cairo nel 1871. «Le ricostruzioni che prendono spunto dalle rappresentazioni antiche sono interessanti, basti pensare al lavoro di Zeffirelli; ma quando dico filologica penso a un´altra cosa. La prima volta che sono stato in Egitto era più di mille anni fa – continua Diappi scherzando – e ho potuto vedere il sito originale di Abu Simbel, prima che fosse spostato dove è ora: ecco l´Egitto cui ho pensato». Dunque un´ambientazione che parte dai moltissimi siti e reperti archeologici, cui si fa riferimento anche per i costumi: «La documentazione in questo senso è illimitata, ma dal mio punto di vista la cosa stimolante è restituire certe atmosfere, in modo che siano funzionali alla drammaturgia di Verdi, e naturalmente alle caratteristiche degli interpreti». Dobbiamo aspettarci qualche immagine familiare del mondo dei faraoni? «Potrei dire che ho fatto attenzione a certi elementi architettonici di Karnak, ma pur tenendo presenti fonti vere è un Egitto reinventato, un po´ come fanno Ghislanzoni e Verdi che in Aida infilano anche il Tempio di Vulcano: una divinità che il mondo dei faraoni non conosceva affatto». (l.d.f.)