ottobre 2005

orchestra filarmonica di torino


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Tecnica e virtù
Musica che danza per musicisti virtuosi

di Dario Voltolini

Violoncellista

C´è sempre un residuo non elaborato nel concetto di virtuosismo, quando a tale concetto si intenda dare univocamente un´accezione positiva. Il residuo concerne la questione della tecnica, dell'abilità in senso tecnico, appunto. E la tecnica reca con sé qualcosa di freddo, di sganciato dal flusso di errori e successi con cui si incarna tutto ciò che di nostro avviene nel tempo e nel mondo. La tecnica è come un mondo separato e dalla sua separatezza giungono aliti freddi che in qualche modo toccano il concetto di virtuosismo, che per il dizionario è appunto «un possesso di eccezionali capacità tecniche in un determinato campo, specialmente in quello musicale».
Se poi andiamo a guardare la figura del virtuoso, cioè della persona che è in possesso di tali capacità, vediamo che qualcosa di duplice la attanaglia. Infatti il dizionario, sempre lui, dice che virtuoso significa «persona dotata di virtù», in una accezione, e «persona che possiede eccezionale abilità tecnica musicale, e per estensione, anche in altri ambiti» in un´altra accezione. Insomma, uno può essere virtuoso se tende al bene, oppure se è un drago nel padroneggiare gli estremi limiti di una tecnica. Sono queste persone la stessa persona? Mica sempre.
Dev´esserci però una strada, un canale, un vaso comunicante che metta insieme queste due storie di virtù. Io credo che ci sia. Quando un virtuoso spinge il proprio talento al confine stesso delle proprie potenzialità, quando la sfida diventa per così dire interna agli armamenti con cui la si combatte e quando – come sovente accade – nell´ambito degli armamenti, degli strumenti, si stimolano e si forzano al massimo tutte le carte che si hanno, cioè quando il virtuoso del violino mette sotto tensione se stesso ma anche il violino, in una indistinguibile azione congiunta, gran parte della freddezza che nel nome della tecnica soffiava dal concetto di virtuosismo scompare. Non solo. La simbiosi fra il virtuoso e il proprio strumentario tende all´identificazione, all´unità organica. Sembra un atto d´amore, sembra un atto di rispetto e di reciproco incitamento al coraggio dell´azione. Potremmo paragonarlo alla danza, nella quale i corpi dei danzatori fluiscono in movimenti che toccano i confini delle potenzialità, che mettono a dura prova tutto l´organismo, ma in una direzione che può d´incanto sfuggire alla mera dimostrazione di controllo, di abilità, e diventare simile a una celebrazione. Nella danza, dalla danza, scaturisce talvolta un senso di celebrazione della vita stessa, che nulla ha di freddo. E quando questo accade, i movimenti non sono solo il segno di un limite raggiunto e magari anche superato, bensì una prova delle infinite gamme di possibilità che forse giacciono ancora non svelate, in attesa di germogliare, di fiorire. Questo mi sembra il canale, il vaso comunicante attraverso cui l´ambito di padronanza assoluta di una tecnica può essere invaso, pervaso, nutrito da un senso di virtù che ha in se stesso l´orientamento al bene.

Le note ballerine di Skalkottas, Bartók e C'ajkovskij

Nella sala da concerto un conto è lasciarsi andare a una bella melodia, un altro è costringersi a restar seduti quando sul palco la musica trascina all´ebbrezza del movimento. I compositori questo lo sanno e quando iniettano nei loro lavori dosi sempre più massicce di ritmi popolari lo fanno per rinvigorire le partiture magari in tempi difficili.
Così Skalkottas, dopo aver studiato con Schoenberg, raggiunse il successo con le sue vitalissime e per nulla dodecafoniche Danze greche, e Bartók, a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale, celebrò la convivenza tra gli uomini con le danze contadine del suo Divertimento. Non diversamente, nel secolo precedente, Tchajkovskij si era lasciato guidare dallo spirito della danza per trovare nel suo Souvenir de Florence un´ultima oasi di felicità negli anni bui prima della morte. (a.b.)




appuntamenti

domenica 23 ottobre
Suoneria
La casa della musica
Settimo Torinese-ore 21

martedì 25 ottobre
Aula Magna del Politecnico Torino-ore 21

Orchestra Filarmonica di Torino
Sergio Lamberto
maestro concertatore
DANZARE IL VIRTUOSISMO
Skalkottas
Cinque danze greche
Bartók
Divertimento per archi
Tchajkovskij
Souvenir de Florence Torna all'articolo