settembre 2005

torino settembre musica


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Una parata di stelle - I big della musica sul palcoscenico del Festival

di Oreste Bossini

Torino vanta diversi primati, tra i quali spicca il merito di essere l’unica città italiana a organizzare un autentico festival musicale metropolitano. Torino Settembre Musica si confronta infatti con manifestazioni analoghe esistenti in altre città europee, come Parigi, Vienna, Berlino, Londra, ma in Italia resta un caso unico. Torino ha scommesso con successo su una formula che mescola ingredienti di varia natura, non tanto per soddisfare le richieste dei turisti, come succede nella maggior parte dei festival del Belpaese, ma per attirare un pubblico smaliziato e competente come quello cittadino. È proprio in virtù di questa molteplicità di voci, caratteristica peculiare di una metropoli, che il cartellone di Torino Settembre Musica può ospitare sia La vedova allegra, sia Koyaanisqatsi, in un gioioso marché aux puces dei suoni in cui convivono il fado melanconico di Dulce Pontes e le musiche di guarigione del Belucistan.
Il Festival, però, si regge su una spina dorsale solida, formata da artisti di spicco della vita concertistica internazionale. La loro presenza conferisce alla manifestazione quel tocco di classe indispensabile per mantenere il dialogo con tutto il pubblico e per evitare il rischio di scivolare in una ricerca un po’ da specialisti di fenomeni marginali.
Anche quest’anno dunque troviamo nel cartellone del Festival i big, come a Sanremo, che si dividono in due categorie distinte. Da una parte ci sono i direttori d’orchestra, che costituiscono come di consueto le colonne portanti del programma. Dopo il gradevole aperitivo della Vedova allegra, infatti, il concerto di Kurt Masur e della London Philharmonic Orchestra (domenica 4) apre il Festival all’insegna della grande musica russa, con autori come Glinka e Tchajkovskij. Di Shostakovich inoltre viene eseguito il Concerto per violino, con solista Sergei Katchatryan, e sarà una bella sferzata di energia. A completare il panorama sulla Russia dell’Ottocento pensa Lorin Maazel, alla testa della sua nuova orchestra, la Filarmonica «Toscanini» di Parma (venerdì 16). Musorgskij, rivestito da Ravel, e Rimskij-Korsakov rappresentano il culmine della policromia sinfonica russa, alla quale Maazel certamente non rinuncerà di dar risalto.
Il concerto conclusivo (lunedì 26) ospita il personaggio forse più atteso, Pierre Boulez, che interpreta due autori con cui ha dialogato in vari modi per tutta la vita, Schoenberg e Bruckner. La presenza di Boulez, alla guida dei Wiener Philharmoniker, assume un significato del tutto particolare, dal momento che il maestro festeggia in ottobre gli ottant’anni. Oltre che alla grande tradizione mitteleuropea, dunque, il concerto rappresenta un tributo d’affetto e di riconoscenza a una figura del nostro tempo d’eccezionale statura artistica e intellettuale.
L’altra categoria è costituita invece dai maestri dello strumento, che si esibiscono quasi tutti nella doppia veste di solista e direttore. Sabato 10 il pianista Murray Perahia, insieme all’affiatato complesso inglese Academy of St. Martin in the Fields, interpreta il repertorio classico a lui più caro, Haydn, Mozart e Bach. Il giorno dopo, domenica 11, Uto Ughi presenta un programma squisitamente violinistico, alla testa della compagine con cui collabora regolarmente, I Filarmonici di Roma. A questo concerto risponde come un diapason quello di Salvatore Accardo, la domenica successiva, il 18. Il maestro si esibisce con l’Orchestra da Camera Italiana, un gruppo di giovani che lui stesso ha animato, cimentandosi con uno dei padri della scuola violinistica italiana, Antonio Vivaldi, di cui si conservano proprio a Torino molti manoscritti.
Infine, martedì 20, si staglia, isolato come uno scoglio, il concerto di Maurizio Pollini, solo con il suo pianoforte a occupare il palcoscenico dell’Auditorium del Lingotto. Pollini ha scelto d’interpretare in questa circostanza soltanto musiche di Chopin, un autore a cui non ha mai smesso di tornare nel corso della sua lunga e formidabile carriera.