di Livio Aragona
Nel 1947, mentre il costruttivismo seriale e strutturalista cominciava
a guadagnare la scena della musica moderna, Henri Dutilleux scrive la
sua Sonata per pianoforte. L'assetto, all'apparenza assai tradizionale,
potè apparire una presa di posizione polemica nei confronti dei
più giovani esponenti della Neue Musik, della loro foga rivoluzionaria
e sovvertitrice, ma non era così; Dutilleux guardava con un certo
interesse a quegli sviluppi, ne comprendeva l'esigenza di palingenesi.
L'attraeva quel certo rigore connaturato alla tecnica seriale, facilmente
conciliabile con la sua aspirazione alla massima precisione di scrittura.
Però sentiva di dover cercare la propria strada in una direzione
diversa, in una riflessione sul rapporto tra passato e presente che doveva
necessariamente tradursi in un intreccio di linguaggi e di tecniche, senza
preclusioni nè intransigenze, e che poneva al centro della propria
poetica le nozioni di tempo e di memoria. Quando scrive la sua Sonata,
Dutilleux ha poco più di trent'anni, una vocazione alla composizione
maturata in giovanissima età, una solida formazione acquisita al
Conservatorio di Parigi, un Prix de Rome vinto nel 1938. Quella composizione
è per Dutilleux il primo passo verso la definizione di uno stile
personale, l'opera prima di un catalogo che si svilupperà inizialmente
coprendo tutte le forme nobili della tradizione europea: dopo la Sonata
per pianoforte, due sinfonie, un quartetto d'archi, un concerto per violoncello
(per Mstislav Rostropovic), uno per violino (per Isaac Stern). Un musicista
accademico, dunque? Tutt'altro. Le ramificazioni di timbri compositi e
mutevoli, le metamorfosi formali, le torsioni melodiche e le raffinate
stratificazioni armoniche rivelano molto presto un'attenzione costantemente
accesa sulla dimensione del suono, individuata primariamente nel timbro,
ma sondata in tutte le sue componenti di spazialità, di movimento,
di percezione temporale, e orientata da suggestioni poetiche e figurative.
Da qui i titoli, affascinanti ed enigmatici: Tout un monde lointain,
da una poesia di Baudelaire, per il Concerto per violoncello; L'arbre
des songes per il Concerto per violino; Ainsi la nuit per
il Quartetto; e poi quelli delle composizioni per orchestra, Métaboles,
Mystère de l'instant, The Shadows of Time - tutti concentrati
sulla dimensione del tempo come campo dell'esperienza percettiva - e ancora,
Timbre, espace, mouvement, dichiaratamente ispirato alla visionarietà
allucinata e cosmica di un quadro di Van Gogh, La nuit ètoilée.
Questo itinerario creativo sarà ripercorso da cinque concerti monografici. La Sonata per pianoforte e il Quartetto Ainsi la nuit apriranno il primo appuntamento, che proporrà inoltre saggi importanti della rara produzione vocale di Dutilleux, i Due sonetti di Jean Cassou e San Francisco Night, per soprano e pianoforte. Un secondo allargherà lo sguardo sull'opera pianistica e sulla musica da camera in lavori di grande rilievo, come Figures de résonances per due pianoforti o le Trois strophes sur le nom de Sacher per violoncello; potranno poi essere ascoltate alcune delle maggiori opere orchestrali: oltre ai due concerti, e a Mystère de l'instant e Timbres, espace, mouvement, la Prima sinfonia - altro lavoro d'esordio, che regalò a Dutilleux la prima notorietà internazionale - e molto più recente, Correspondances, per orchestra e una voce di soprano, chiamata a intonare un insieme eterogeneo di testi: una lettera di Van Gogh, una di Solz'enicyn, un poema di Prithwindra Mukherjee, una lirica di Rilke. Dunque, ancora, evocazioni di esperienze visive, letterarie, anche filosofiche, che alimentano l'immaginazione di Dutilleux nella forma della riemersione del ricordo e del ritorno del tempo, alla maniera di Proust.
Il programma degli spettacoli di lunedì 5 settembre e di martedì 6 settembre è consultabile sul sito di Torino Settembre Musica