Concerti di ogni tipo, libri e pubblicazioni, conferenze di vario genere... Negli anni Enzo Restagno ha "coccolato" i torinesi dando il suo vitalissimo contributo a imbastire iniziative culturali e musicali di eccezionale livello e interesse. Ma ancora una gliene mancava: dar vita a un nuovo gruppo musicale. Ecco l´inedita idea che ha deciso d´estrarre dal cilindro della sua creatività organizzativa per l´edizione di Torino Settembre Musica di quest´anno.
Com´è nata l´idea di questo Ensemble e qual
è il suo "piano di battaglia"?
«È nata dalla constatazione che a Torino ci sono parecchi musicisti
giovani di grande qualità (e alcuni di loro hanno già conquistato
una notevole reputazione sul piano internazionale, come il Quartetto d´archi
di Torino). Per di più sono molto versatili, in grado di eseguire
il repertorio moderno e contemporaneo con competenza. M´è
parso che sarebbe stato bello se questi musicisti potessero trovarsi insieme
per dar vita a un Ensemble che abbia come base fissa più o meno
una quindicina di elementi (che dovrebbe essere l´organico più
idoneo per la musica contemporanea). Da anni in altri Paesi (ma non nel
nostro) esistono formidabili ensemble, come l´Ensemble Intercontemporain
di Parigi o la London Sinfonietta o lo Schoenberg Ensemble di Amsterdam.
Da noi la "materia prima" non manca certo: finora sono mancati
la volontà di far nascere uno strumento di questo genere, e il
sostegno adeguato, cioè interessamento, supporto organizzativo
e finanziario».
E come v´è riuscito?
«Mi sono appellato ad alcuni di questi bravissimi musicisti dell´area
torinese. Li ho incontrati uno per uno, e alla fine ci siamo trovati tutti
insieme. Sul piano umano ed emotivo c´è stata molta partecipazione:
sono contenti di partecipare a questo progetto. Ho trovato molto entusiasmo
e molta solidarietà».
Quali sono gli auspici per questo neonato gruppo?
«Quello di dare vita a un Ensemble di qualità, che, secondo me,
nel giro di qualche stagione, potrebbe degnamente affiancarsi ai grandi
ensemble europei che dicevo prima, diventando un po´ ambasciatore
della musica italiana contemporanea. Perché ciò possa accadere,
oltre alla qualità dei musicisti, ci vuole un´organizzazione,
cioè la possibilità economica di farli dirigere da direttori
di grande statura. Per il primo concerto ho chiamato Arturo Tamayo, che
è un direttore di grande reputazione internazionale, soprattutto
nel settore della musica contemporanea. L´idea per adesso è
quella di una provocazione, dimostrare che l´idea è possibile;
poi vedremo se e come si potrà continuare. Speriamo che porti a
dei begli sviluppi».
Per il concerto d´esordio a quale programma avete pensato?
«A un programma piuttosto significativo nella sua impostazione. Si inizierà
con la Kammersymphonie di Schoenberg per quindici strumenti, che è
un po´ il prototipo della letteratura moderna per ensemble. In uno
scritto Schoenberg esalta tali nuove formazioni strumentali più
agili. Le vecchie orchestre mammut non sono scomparse come pensava lui,
però con il tempo queste orchestre in miniatura si sono affermate
e la letteratura moderna e contemporanea in cento anni s´è
arricchita di capolavori concepiti per questo tipo di organici. Seguono
due brani di un autore moderno raffinato, elegantissimo, Nicolò
Castiglioni, e un brano assolutamente nuovo, scritto per l´occasione
dal nostro Gilberto Bosco. Chiuderà l´Introduction et Allégro
di Ravel per arpa e sette strumenti. Il programma si spiega con l´intendimento
di mostrare attraverso brani moderni e contemporanei, o addirittura in
prima esecuzione assoluta, come esista una linea di pensiero musicale
che da cento anni si muove in questa direzione». (a.c.)