di Gianni Nuti
Oggi si può fare. La musica assume forme visibili. Non per rappresentare paesaggi bucolici e voli di cardellini sopra la Pastorale di Beethoven, né per ispirare film disneyani, ma per ascoltare la musica con gli occhi.
L´elettronica può far aderire i tempi e le forme del suono con quelle della percezione visiva in modo tanto puntuale da convogliare i due fronti sensoriali in un unico flusso. Assistere a uno spettacolo come quello proposto dalla London Sinfonietta con l´etichetta discografica Warp immerge, non fa solo assistere a un´esperienza estetica; è un sodalizio, già collaudato, tra un ex negozio di dischi degli anni Ottanta, oggi simbolo della cultura rave-elettronica di mezzo mondo, e un´orchestra nata dal cuore della rivoluzione culturale del 1968 non solo specializzata nel proporre nuovi repertori, ma anche spinta da una forza propulsiva verso la ricerca di combinazioni inedite tra le arti.
Difficile oggi, sempre più difficile sedersi su una poltrona e ascoltare musica e basta, senza seguire una sequenza narrativa con lo sguardo, senza sgranocchiare qualcosa e muovere il corpo, non necessariamente a tempo. I casi sono solo due: o si insiste, lasciando alla memoria il compito di evocare immagini segrete ed esclusive e si considera l´ascolto puro un campo aperto dal quale alludere ad altri sensi senza realmente interessarli, oppure si danno linee, colori e profondità visiva ai suoni. Non grideranno così allo scandalo i puristi guardando cosa hanno ideato i videomakers di flat-e nel loro studio dell´estremo oriente londinese sopra Ionisasion, il capolavoro di Edgar Varèse del 1929-31: quegli assemblaggi tra molle, lancette e ingranaggi d´orologio isolati, ma vivi, talvolta implacabili entro uno scenario lattiginoso e inerme, appaiono come mostri agghiaccianti o presenze grottesche e sembrano materializzare quell´intermittente inquietudine sotto pelle che tormenta ciascuno di noi. Non smantellerà nulla di quanto immaginato fino ad allora sul pezzo di Varèse: sarà un´ulteriore, possibile rappresentazione, susciterà inediti stati emotivi.
L´accostamento tra la musica per pianoforte preparato di Cage, la galassia di costellazioni e silenzi siderali di Varèse e quel magma tra analogico e iperdigitale, ritmicità veementi, arpeggi delicati, armonie minimali dei Plaid non risulterà blasfemo, anzi, sarà un´occasione per tessere fili della storia dagli estremi solo apparentemente lontani, darà umanità a tutta l´era delle macchine, dei dispositivi, degli ordigni. Sarà evidente l´affiliazione tra Satie, Stockhausen, la musica concreta e la iper-contemporanea produzione di Aphex Twin, che non è incatenabile né dai termini techno, né ambient, né dance.
Erano rivoluzionarie le idee che ispirarono Georges Antheil nello scrivere Ballet méchanique (1924) e ardito il connubio con il film dada-surrealista di Fernand Léger e Man Ray: ma la comunicazione tra montaggio e compositore non dovette essere così serrata dal momento che la musica veniva a durare quasi il doppio del film. Questa è la ragione delle rare repliche realizzate nel resto del secolo scorso. London Sinfonietta propone, dal marzo dello scorso anno, una versione digitalizzata in assoluta sincronia immagini-musica che aggiunge alla carica eversiva di allora, il piacere della combinazione perfetta. Le percussioni, infine: non sono il fulcro dello spettacolo per caso, ma perché oggetto di interesse esclusivo da parte dei compositori più o meno da quando nasce l´arte delle immagini in movimento: costituiscono un intero mondo di timbri nel vasto mondo della musica, emettono suoni facilmente manipolabili con strumenti elettronici e soprattutto rappresentano bene e sanno estetizzare - dunque sublimare - le ossessive presenze sonore di un paesaggio moderno, che deprime i nostri sguardi e satura l´udito.