di Monica Luccisano
Comincia
la festa Suzuki: lezioni, incontri, tavole rotonde, masterclass e soprattutto
concerti. Un omaggio al passato e una grande vetrina per il futuro. All´interno
del cartellone dell´Unione Musicale un appuntamento con un programma
mozartiano: interpreti l´Orchestra degli ex allievi, diretta da
Piero Bellugi, e i solisti del Suzuki Talent Center. Maestro di lungo
corso, sul podio delle più importanti orchestre di tutto il mondo,
Bellugi da molti anni si dedica all´attività didattica tenendo
corsi in varie città d´Italia e presso le Università
di Berkeley e Boston.
Che ruolo ha la didattica nella sua carriera?
«La didattica è parte integrante del mio percorso artistico. E
con il passare degli anni assaporo sempre di più la gioia di trasmettere
la mia esperienza. L´insegnamento è il momento in cui allievo
e docente connettendosi danno vita a quel flusso, che mai deve interrompersi,
chiamato cultura, trasmissione del sapere. Ed è importantissima
anche la divulgazione, anzi ritengo che l´una senza l´altra
sia mancante. La loro interazione crea quel tessuto utile alla formazione
di un pubblico nuovo e sensibile. Oggi bisogna tornare a comprendere –
lo faceva Bernstein, negli anni Cinquanta, con gli Young people´s
concerts – il ruolo fondamentale della divulgazione».
Qual è il valore "morale" del metodo Suzuki?
«Condivido l´idea di immergere il bambino nel linguaggio musicale,
come avviene con il linguaggio parlato ancora prima di conoscere la sintassi.
È importante che dalla prima infanzia si prenda coscienza dell´esistenza
di una musica diversa da quella che comunque occupa il quotidiano. L´attività
svolta da istituzioni, come la Scuola Suzuki, che permettono alla musica
di far parte della vita, impedendo che diventi una lingua morta o solo
per addetti, è un impegno nobile e generoso».