Flavio soffre dacché la bella Agnese non ricambia il suo amore. Già, lei s´è votata al Signore. Il padre, il potente Prefetto pretorio, irato per le sofferenze del figlio, la fa rinchiudere (sadico contrappasso) in un bordello. Lì, il sempre innamorato Flavio viene incenerito da un fulmine scagliato dalla collera divina. Ma Agnese ottiene da Dio la sua immediata risurrezione. Il ragazzo risorge convertito: furioso, il padre li condanna tutti a morte. Ma (prodigio!) le fiamme non li scalfiscono. Interviene allora il pugnale, a perpetrare il martirio dell´innocente ragazza. La ricerca degli ultimi quindici anni ha oramai ribaltato la prospettiva. Il Seicento non va più considerato il secolo del melodramma. Sì, perché nel periodo 1650-1700 in Italia (fatta eccezione per la sola Venezia) la produzione di oratori fu più copiosa di quella di opere teatrali in musica. Rappresentazioni "sacre" o "spirituali" venivano organizzate un po´ dovunque con modalità e finalità più disparate, coinvolgendo la musica nei modi più diversi. Roma fu la città in cui questa "primavera" oratoriana esplose nel modo più eclatante. L´Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso e Santa Maria in Vallicella, sede della Congregazione dell´Oratorio, furono due centri nevralgici della sontuosa produzione di oratori nella città papale nel secondo Seicento. Proprio lì lavorò come organista Bernardo Pasquini, virtuoso dalla reputazione paragonabile a quella di Arcangelo Corelli, con cui suonò diverse volte. Almeno quattordici oratori compose questo musico proveniente dal Pistoiese. Il Sant´Agnese, su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, fu eseguito forse per la prima volta nella Chiesa Nuova della Vallicella nel 1671, in preparazione alla dedicazione della Chiesa di Sant´Agnese in Piazza Navona. (a.c.)