dicembre 2006

unione musicale


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Mimmo Cuticchio
Cunti siciliani e musica contemporanea

di Angelo Chiarle

Mimmo CuticchioMeticciato prossimo venturo. Così titolava nel febbraio 1999 Manuel Vázquez Montalbán una celebre intervista al subcomandante Marcos, portavoce colto di «un meticciato critico ed emancipatore». «Logiche meticce» definirebbe Jean-Loup Amselle, l´antropologo dell´universalità delle culture, non solo quelle bellicose del guerrigliero zapatista, ma forse anche quelle artistiche di Mimmo Cuticchio. Una vita errabonda come cuntista e puparo, votata a una sfida: conservare la tradizione declinandola insieme con l´innovazione e la sperimentazione.

A Torino racconterà di battaglie?
«Userò solo la narrazione, in veste di cuntista. Il contastorie è ancora più antico dell´opera dei pupi: deriva dal Medioevo, epoca di giullari e menestrelli. Il cuntista parla la propria lingua, cioè il siciliano, mentre i personaggi nobili parlano in italiano».

Lei è un artista che ama conservare le tradizioni cercando però delle innovazioni…
«Parliamoci chiaro: non ci può essere il figlio se non c´è il padre. Mio padre era un puparo tradizionale: amava raccontare una storia a puntate. Recitava all´antica. Io ho potuto imparare da mio padre il teatro che si faceva nell´Ottocento. Siccome, però, mi trovo a superare la china del XX secolo, ho capito che bisognava restaurare quest´arte, senza tradirla. E quindi anche contaminarla, se necessario, con altre forme espressive. Io parto dalla tradizione della famiglia, ma reinvento una mia tradizione. Non conservo per mummificare. Conservo per utilizzare».

Possiamo considerare il suo teatro una nicchia protetta, in cui ci si prende tutto il tempo necessario per raccontare, per sognare…
«Lo dico sempre ai miei allievi: qui dentro c´è un tempo altro. Non possiamo avere gli stessi ritmi della vita di oggi. Questo tempo altro è prima di tutto capacità di ascoltare quello che si dice, le parole e il suono della voce. Mi sento dire, anche all´estero, che il mio è un teatro antico che smuove le emozioni di oggi, che emoziona ancora. Ciò per me è importante perché significa che l´uomo, tutto sommato, nella sua matrice non ha perso ancora la sua umanità».

Un messaggio di fiducia?
«Chi intuisce che l´uomo non si deve fare travolgere dalle mode deve difendere alcuni valori. Io difendo quello della narrazione, sia con la voce sia con i pupi. Lo difendo perché l´uomo non deve perdere il senso del raccogliere per raccontare. Perché il passato serva sempre per migliorare il futuro».

Un elemento che collega la sua arte alla musica antica è l´improvvisazione…
«Il cuntista anticamente era come un direttore che suona tutta l´orchestra completa. Per me il cunto è come suonare musica jazz. Mi viene voglia di sperimentare insieme con altri gruppi che eseguono musica medievale, rinascimentale, ma anche contemporanea. Credo che oggi la promiscuità non sia più un danno, ma possa essere un guadagno. La vedo come una possibilità altra».

Un sound antico per musica appena scritta

Capacità di "alterità". Questa categoria forse tirerebbe in ballo Emmanuel Lévinas a proposito della "musica antica". Che non sia solo una banale moda commerciale ormai più nessuno lo pone in dubbio. C´è stata una fase in cui il suono "altro" degli strumenti "originali" generava non poche perplessità (memorabili certe stroncature di Massimo Mila). Ma è pur sempre vero che l´altro si può leggere in termini di sfida, di stimolo a crescere. Diversi compositori contemporanei hanno intuito le potenzialità di un nuovo cimento: comporre note moderne pensando a suoni dal flavour antico. John Tavener e David Bedford hanno incominciato a farlo per l´Academy of Ancient Music. «Penso sia importante offrire il suono delle orchestre specializzate ai compositori odierni: loro apprezzano il nostro suono, noi apprezziamo la loro musica», spiega Christopher Hogwood. Un audace esploratore quale Andreas Staier ha offerto a Brice Pauset il proprio forte-piano come laboratorio per sperimentare un contraltare contemporaneo alla schubertiana Sonata D. 845. Nulla di più seducente per l´ensemble Astrée-Montis Regalis che alternare ai cunti di Mimmo Cuticchio musiche del Sei-Settecento e due brani di due giovani autori dei nostri tempi, Marco Betta e Nicola Campogrande. «In fondo, dobbiamo dimostrare che siamo vivi e che ci siamo adesso: non siamo persone storiche, ma uomini moderni!». Parola di Hogwood. (a.c.)




Lunedì 11 dicembre

Conservatorio ore 21
serie l´altro suono
Mimmo Cuticchio cuntista
L´Astrée – Gruppo Cameristico dell´Academia Montis Regalis
A singolar tenzone. musica e cunti sopra la battaglia