di Andrea Malvano
Di composizioni confezionate con carta da regalo e nastro argentato ne esistono tante nella storia della musica. Ma la Messa in do minore K. 427 fu un omaggio davvero speciale. Mozart la compose nel 1783, come dono per la moglie Konstanze, reduce da una fastidiosa malattia; ma in realtà vide da subito in quel nuovo lavoro un´occasione perfetta per presentare ufficialmente la sua consorte a Salisburgo. Organizzò l´esecuzione della Messa in do minore nella Chiesa di Saint Peter, preoccupandosi che suo padre Leopold fosse comodamente seduto in prima fila. Convinse Konstanze a esibirsi in una delle due parti per soprano, allestì una prova generale, e curò l´evento in ogni particolare. Un simile spiegamento di forze avrebbe intenerito anche il più insensibile dei genitori; ma Leopold Mozart continuò a ritenere quel matrimonio un´unione da ostacolare: non riusciva a sopportare la frivola superficialità di Konstanze. Forse nemmeno Wolfgang sperava in quella miracolosa riconciliazione: il fatto che la Messa in do minore sia rimasta incompiuta a Freud sarebbe certamente apparso come un atto mancato. Ma di quei complessi retroscena familiari resta qualche segno anche nell´estrema discontinuità stilistica della partitura: nella Messa in do minore si trovano alcune tra le idee più belle di tutto il repertorio mozartiano, alternate a momenti più convenzionali, nei quali si avverte l´influenza di una tradizione liturgica un po´ polverosa. Mozart da due anni non viveva più a Salisburgo: dopo le esperienze viennesi si trovava nuovamente a confronto con una cultura musicale che gli era sempre stata stretta. Eppure in alcune pagine della Messa si ha l´impressione di ascoltare un ultimo irresistibile omaggio a un mondo che stava per scomparire definitivamente dalla sua sensibilità.