dicembre 2006

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Hiromi Kikuchi, violinista per Kurtág

di Alberto Bosco

 L´anno scorso il Premio «Abbiati» della critica italiana come migliore composizione dell´anno, quest´anno il Grawemeyer Award, riconoscimento che premia con duecentomila dollari un´opera musicale ritenuta di fondamentale importanza nel campo della musica contemporanea: a soli tre anni dalla sua prima esecuzione a Copenaghen, …concertante… di Kurtàg sembra avviarsi a diventare un classico del ventunesimo secolo. Scritta per un organico orchestrale ricchissimo, prevede due solisti, un violino e una viola, come la celebre Sinfonia concertante di Mozart, cui allude il titolo. Ce ne parla Hiromi Kikuchi, che con suo marito, il violista Ken Hakii, ha collaborato alla nascita di questo lavoro, lo ha eseguito per la prima volta e sarà nella nostra città per presentarlo al pubblico torinese.

Hiromi Kikuchi, come iniziarono i suoi contatti con Kurtág?
«Fu nel 1997 ad Amsterdam. Io mi ero trasferita lì per seguire mio marito che aveva vinto il concorso per un posto nell´Orchestra del Concertgebouw. Kurtág all´epoca si trovava nella stessa città e ascoltò un nostro concerto di musica da camera. Gli piacque talmente che, dopo, venne a fare la nostra conoscenza e da quel momento incominciammo a studiare la sua musica sotto la sua guida. Così, successivamente, vennero gli importanti appuntamenti nei festival europei in cui portavamo in giro quello che imparavamo con lui».

Poi venne ...concertante… che è stato scritto per voi. Ci può dire come nacque il progetto?
«Nell´estate del 2000, mentre eravamo in vacanza in Baviera, di punto in bianco ricevetti una chiamata al cellulare. Era Kurtág che mi comunicava la sua intenzione di comporre un lavoro concertante. Noi eravamo contentissimi, anche se alcune persone ci avevano avvisato che, passato l´entusiasmo iniziale, Kurtág avrebbe magari abbandonato a metà l´idea. Invece, dopo tre anni di lavoro comune, il pezzo è stato portato a termine».

Come furono le sessioni di lavoro?
«All´inizio Kurtág, da Parigi, ci mandava degli schizzi via fax e noi gli suonavamo il risultato per telefono. Poi, nell´estate del 2001, ci incontrammo per tre settimane nella sua casa di villeggiatura vicino a Bordeaux e così durante le vacanze di Natale e altre festività negli anni successivi. Non che passassimo tutto il tempo a suonare e lui a scrivere, anzi: la maggior parte delle giornate se ne andava in discussioni e attività piacevoli, che poi misteriosamente facevano nascere in Kurtág qualche nuova idea o qualche soluzione inaspettata».

Ci parli ora del pezzo. Qualche rapporto con Mozart?
«No, con la Concertante di Mozart non c´è nessuna relazione, a parte il titolo. Kurtág non ha voluto rifarsi a questo modello, anche se ci ha chiesto di suonargli i duetti mozartiani per violino e viola. L´opera è un unico blocco di musica che dura circa mezz´ora, ma al suo interno sono individuabili quattro sezioni contrastanti. Quello che è più caratteristico è appunto l´aspetto concertante del lavoro, che non è un doppio concerto, nel senso che il rapporto tra solisti e orchestra qui è trattato in maniera cameristica. Non c´è opposizione, contrasto o esibizione come nella tradizione del concerto solistico. Qui c´è continuo dialogo, le frasi sono costruite come nella musica da camera in termini di domande e risposte. In più l´orchestra stessa è trattata come un insieme di tanti gruppi di strumenti, così noi non entriamo in relazione con l´intera compagine allo stesso tempo, ma con famiglie sempre diverse e cangianti. Questo spiega anche perché, pur trattandosi di un organico monumentale, il risultato sia poi di un´estrema chiarezza e trasparenza e noi solisti non dobbiamo assolutamente sforzarci per farci sentire».

Qual è la sua visione personale di …concertante…?
«Per me è un pezzo che comunica un grande senso di nostalgia. Penso in particolare alla sezione che preferisco, cioè la coda. È il momento più poetico di tutta la composizione. Negli ultimi quattro minuti, infatti, noi lasciamo i nostri strumenti tradizionali e impugniamo degli strumenti elettrici, gli ormai diffusi silent violin della Yamaha. Non amplificati, hanno un suono sottilissimo, un po´ spettrale. Ecco, il finale si gioca tutto su questo registro immateriale, magico».




appuntamenti

mercoledì 6 dicembre ore 21
giovedì 7 dicembre ore 20.30
Auditorium Rai
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Kazushi Ono
direttore
Hiromi Kikuchi violino
Ken Hakii viola

Beethoven
Leonore III, ouverture in do maggiore op. 72a
Kurtág
…concertante… per violino, viola e orchestra op. 42
Brahms
Sinfonia n. 1 in do minore op. 68