di Luca Del Fra
Un
uomo in gabbia: è l´immagine che si potrebbe avere di un
compositore del Settecento che compone una messa e ancor di più
del giovane Mozart quando, nel marzo del 1779 a Salisburgo, era alle prese
con la Messa K. 317 detta dell´Incoronazione.
Dagli inizi del XVIII secolo, infatti, per mettere in musica il testo
dell´ordinario era in uso, per non dire imposto, il cosiddetto stile
misto (stilus mixtus) da far risalire al magistero di Alessandro Scarlatti.
In pratica al coro spettavano le parti del testo i cui contenuti erano
avvertiti come immutabili, eterni e dottrinali. Benché spesso alleggerito,
lo stile era polifonico para-palestriniano, dal momento che nel culto
romano Palestrina restava l´exemplum per eccellenza e, caso unico
fino allora nella storia della musica, aveva creato una tradizione. Erano
bensì concessi degli interventi dei solisti, in uno stile più
vicino a quello profano, nelle parti, rare, del testo sacro che apparivano
dialettiche e soggettive. Queste le sbarre verticali della gabbia, ma
Mozart ne aveva anche di orizzontali. Il Cardinale di Salisburgo, Colloredo,
da cui era a servizio, aveva stabilito ulteriori regole per l´intonazione
musicale della messa: trasparenza del testo, speditezza, stringatezza
per una durata che non doveva superare in nessun caso i quarantacinque
minuti.
L´Incoronazione è considerata unanimemente il risultato più
alto tra le messe scritte a Salisburgo da Mozart, e non è difficile
capirne i motivi: il compositore riesce a dominare le numerose e un po´
vessatorie regole impostegli grazie a una sintesi trasparente, multiforme
e calibrata.
Il Kyrie si apre con un brillante contrasto espressivo tra la solennità
del coro, scandita dal ritmo puntato dei violini, e il successivo intervento
solistico del soprano accompagnato dall´oboe. È una logica
che troveremo spesso nel resto della partitura, a iniziare dai successivi
Gloria e Credo dove coro e solisti, sezioni omofoniche e polifoniche,
si alternano con grande rapidità e sicurezza all´interno
di forme sinfoniche, solenni.
Esemplare
è il largo uso per il coro dello stile mottettistico, dove i cantori
intonavano linee musicali spiccate sullo stesso ritmo – omoritmiche –
e sulla stessa linea melodica – omofoniche – e che perciò non avevano
quella indipendenza delle parti tipica della polifonia. Una scrittura
che naturalmente permetteva di abbreviare i tempi, secondo i voleri di
sua Eminenza, ma il ritmo indiavolato con cui procede la Messa – si perdoni
l´antinomia – sembra trasmettere urgenza metafisica e grande assertività,
in particolare nella sezione del Credo, che non a caso è una dichiarazione
di fede. Qui troviamo un "madrigalismo", nel movimento discendente
intonato da coro e orchestra che corrisponde alle parole «descendit de
cœlis»: un luogo comune per l´epoca che Mozart, attraverso un fugato,
trasforma in vertigine musicale. Ma la sorpresa è nel conclusivo
Agnus Dei, un´aria per soprano dove si dispiegano evidenti le radici
melodiche di «Dove sono i bei momenti» e «Come scoglio», che saranno segni
distintivi di Mozart operista maturo. L´interpretazione musicale
del testo sacro è oltretutto facilmente riconducibile ad affetti
e sentimenti contenuti nelle due arie: la nostalgia per un momento passato
– l´innocenza perduta con il peccato originale per cui l´Agnello
di Dio si è sacrificato e l´innocenza dell´amore appena
iniziato di Rosina e del Conte d´Almaviva –, mentre la solidità
dello scoglio vale sia per la fede religiosa che per la fedeltà
di Fiordiligi.
La musica qui attinge dunque a un misticismo più istintivo, semplice,
corporeo, se vogliamo popolare. Una fede che non ha bisogno né
della ragione né del fanatismo, e che molto potrebbe insegnarci
ancora oggi. E soprattutto viene il dubbio che, in questo finale, Mozart
sia riuscito addirittura a sgattaiolare tra le sbarre della gabbia.
sabato 16 dicembre
Assisi – Basilica Superiore di San Francesco
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Keri-Lynn Wilson direttore
Musiche classiche e del repertorio tradizionale natalizio Il concerto
sarà mandato in onda il giorno di Natale – dopo la benedizione
del Pontefice – su RaiUno e in Eurovisione
sabato 16 dicembre
Vercelli – Teatro Civico
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rafael Frühbeck de Burgos direttore
Musiche di Mozart
domenica 17 dicembre
Mondovì – Palazzetto dello sport «Nino Manera»
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rafael Frühbeck de Burgos direttore
Musiche di Mozart