dicembre 2006

teatro regio


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Il flauto magico
Una complessa trama di geroglifici, simboli sacri e iniziazioni

di Luca Scarlini

Un bozzetto per il flauto magicoIl flauto magico è una delle opere più amate di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma lo è nel segno di una straordinaria complessità. Alla nascita presso il popolare Theater Auf der Wieden, il 30 settembre 1791, il successo fu enorme nella dimensione di intrattenimento tipica del Singspiel a tema magico. Era evidente un collegamento con il repertorio barocco delle corti e con quello dei Gesuiti, appassionati di ambientazioni esotiche, anche se in una versione mischiata con la scatenata comicità popolare di Hanswurst e Kasperl. Una fusione di elementi eterogenei che fu caldeggiata tra gli altri da Emanuel Schikaneder, impresario, librettista e cantante, cui si dovette l´andata in scena di una serie di titoli in tema. In primo luogo Oberon, re degli Elfi (1789), basato sull´allora popolarissimo poema di Christoph Martin Wieland, autore che è fonte di ispirazione anche per i lavori seguenti messi in opera dal dinamico uomo di teatro, riferiti a diverso titolo alla raccolta di fiabe orientali Dschinnistan. Gli altri successi furono infatti La pietra filosofale (in cui si narrano le squinternate vicende di un improbabile discendente di Re Marco), opera di più autori, in cui compaiono anche momenti di mano mozartiana, Der Wohltätige Derwisch e appunto Il flauto magico, ispirato alla fiaba Lulu, cui fece seguito anche un fortunato "sequel" nel 1798: Das Labyrinth oder der Kampf mit den Elementen, musicato da Peter von Winter. Agisce qui evidentemente una vera e propria consonanza di intenti: può valere infatti anche per la Zauberflöte la definizione wielandiana che affermava decisamente «sembra curioso che due inclinazioni tra loro così contraddittorie come l´attrazione per il meraviglioso e l´amore per la verità siano altrettanto naturali, eppure è così». La trama mozartiana, cui contribuì anche Karl Ludwig Gieseke, destinato a trovare la fama come avventuroso mineralogista, è legata in primo luogo alla fascinazione delle immagini: quella dei geroglifici e dei simboli sacri, tra continui riti di iniziazione. Mozart d´altra parte aveva già realizzato la colonna sonora per il dramma eroico di ambiente egiziano Thamos König in Ägipten di Tobias Philipp Freiherr von Gebler, su cui tornò più volte dal 1779 al 1791. Il côté scenografico del Flauto porta infatti in scena con maggiori dettagli l´iconografia egizia già centrale in quel lavoro e in opere come il romanzo Sethos (1731), presentazione di larga fortuna in tutta Europa di un campionario di riferimenti già frequentatissimo nel Rinascimento e rilanciato dal movimento massonico, cui il compositore com´è noto aderì. Alla relazione, complessa, tra Mozart e il mondo degli illuminati, si debbono pagine notevolissime come la straordinaria cantata Die Maurerfreude K. 471 per tenore, coro maschile e orchestra e la Marcia funebre K. 447, spesso basate su una struttura ternaria e nella tonalità tipicamente massonica di mi bemolle maggiore. Non piccolo d´altra parte infatti è il contributo del mondo massonico alla musica (tra Clerambault e Jean-Philippe Rameau), sia pure in genere su livelli assai lontani dalla straordinaria qualità mozartiana. La centralità di un momento creativo importante è ribadita anche dal tentativo di Johann Wolfgang Goethe, grande fan della storia del Flauto, di scriverne un seguito, che nessun musicista volle rivestire di note, ma di cui restano alcuni frammenti di straordinario interesse. Non pochi sono stati i teologi sedotti dalla potenza allusiva del lavoro, da Karl Barth ad Hans Küng, e non per caso il Flauto è stato recuperato dopo un periodo di oblio a partire dall´area germanica alla fine dell´Ottocento, proprio in una dimensione di "sacra rappresentazione tedesca", che purtroppo metteva spesso tra parentesi i pure importanti aspetti comici, come accadeva nelle coeve rappresentazioni di Don Giovanni.