di Kristupas Sabolius
È
tutto lituano il team che ha raccolto l´invito e la sfida lanciati
da Alessandro Baricco con la sua nuova drammaturgia dei dialoghi del Flauto
magico di Wolfgang Amadeus Mozart. Invito e sfida insieme perché
è stato proprio Baricco, affascinato dal suo teatro moderno, vivo
e provocatorio, a voler coinvolgere il giovane regista, Oskaras Korsunovas,
e a lanciare a lui e alle sue più strette collaboratrici Jurate
Paulekaite e Agne Kuzmickaite (rispettivamente scenografa e costumista),
la sfida di provare a mettere in scena la sua "idea" di Flauto
magico. Un´idea legata soprattutto all´origine dell´opera,
all´atmosfera che ha circondato le messe in scena dell´epoca,
un´idea di teatro (molto vicina alle rappresentazioni dell´OKT,
la compagnia-laboratorio fondata dai tre artisti a Vilnius nel 1998) che
nasce, vive e muore sul palcoscenico in perfetta osmosi con chi vi assiste…
«È vero – conferma il regista dal Mar Baltico, il cui spettacolo
Romeo e Giulietta (che abbiamo visto anche a Torino lo scorso autunno
e di cui la Paulekaite ha firmato i costumi) ha ricevuto il Premio Europa
2006 –, la linea principale che abbiamo infatti cercato di mantenere,
seguendo sia il libretto di Mozart-Schikaneder sia le suggestioni offerte
dal testo di Baricco, è stata quella di recuperare la vivacità
e la popolarità originarie: l´opera, come tutti sanno, non
è nata per un pubblico di corte, ma per un pubblico, per così
dire, "normale", se non popolare. Ci siamo allora chiesti: come
è stato accolto il genio di Mozart dalla gente comune? Qual è
stata l´esperienza della prima del Flauto? Sappiamo che a quel tempo
il pubblico s´immedesimava nell´azione, sentiva profondamente
ciò che succedeva sul palcoscenico. Abbiamo capito che trovare
una chiave per trasmettere quella stessa intensità emotiva significa
anche sentire il "vero" suono del Flauto magico».
Le implicazioni massoniche e tutto l´apparato esoterico
contenuti nella musica di Mozart quasi non traspaiono dai dialoghi di
Baricco che incorniciano il Flauto magico allestito sul piccolo palcoscenico
di provincia… Korsunovas
«Ciò nonostante, questo aspetto è inevitabilmente stato
al centro di tutta la mia riflessione sulla piccola messa in scena. Il
simbolismo, così come il percorso iniziatico, mi affascinano da
sempre e penso che sia sbagliato immergersi nel gioco dei significati
massonici e svelarli: essi devono rimanere nascosti nelle immagini, nell´azione,
nella scenografia, nei costumi così come Mozart e Schikaneder li
nascosero nella musica e nella trama. Dobbiamo nasconderli ancora una
volta per renderli vivi. È un po´ come intravedere il sacrum
nel profanum, cioè la favola, il miracolo nella vita quotidiana.
Quindi, come ci suggerisce anche la psicologia della Gestalt, secondo
la quale la coscienza sceglie sempre qualcosa come oggetto e qualcosa
come sfondo, lasceremo che sia lo spettatore a scegliere quali significati
cogliere e quale ottica adottare. Optare per un teatro "gestaltiano"
non significa però rappresentare una favola poco comprensibile,
ma mettere in scena un´opera d´arte che esprima la gioia e
la saggezza della vita, che dimostri quanto la dimensione massonico-filosofica
possa essere riconosciuta anche nel mondo circostante. C´è
poi l´iniziazione, che è un percorso fondamentale per l´individuo
e non deve rimanere, secondo me, circoscritto al mondo simbolico della
fiaba. Voglio conferirgli una dimensione reale, forse anche un contesto
sociale. Spero che dal contrasto tra la fiaba e la realtà si giunga
a quel terzo aspetto, "all´indeterminabile", a ciò
che è nell´opera di Mozart ma che non si svela facilmente.
Al di là della tradizione filologica, mi interessa cogliere l´essenza
dell´opera. Questo è per me interpretare un classico. Mi
è piaciuta l´idea di Baricco e ho accettato la sfida perché
forse mi aiuterà in questa mia ricerca e – perché no? –
ad ascoltare meglio la musica geniale di Mozart».
Paulekaite «Con la sua ricontestualizzazione Alessandro ci ha additato anche i misteri medievali e il principio secondo il quale gli enigmi vanno esposti all´aperto, sotto gli occhi di tutti. Così il segreto, l´essenza del mito viene portato fuori dalla chiesa e non rimane chiuso a disposizione dei soli iniziati».
Kuzmickaite «E non a caso, infatti, è stato Baricco a proporre di ambientare l´opera in una piazza di una cittadina di provincia».
E nel mezzo di questa piazza si trova… una giostra. Paulekaite
«Era la scelta più logica; la giostra è l´elemento
tipico delle piazze di paese: gira e porta il carnevale con significati
semplici e chiari. Così la sapienza si versa dalla coppa misteriosa
alla coppa da cui possono bere tutti. Anch´io sulla scena, come
il librettista sulla carta, ho portato i misteri esoterici alla luce,
sotto gli occhi di ciascuno: il mondo rappresentato in un semplice e ingenuo
modello chiaro ai bambini, come agli adulti (che spesso sono meno intuitivi…).
Inoltre la giostra gira sempre, in qualsiasi epoca: allora diventa possibile
che nel non luogo e non tempo, immaginati dal libretto, dai primi decenni
del XX secolo dei costumi ideati da Agne si passi, a sprazzi e con molta
naturalezza, all´oggi con il linguaggio televisivo e hollywoodiano
dei dialoghi di Baricco».
Kuzmickaite «Grazie ai loro costumi improvvisati, gli abitanti, persone di varie professioni e di diversi strati sociali, in modo semplice, ma pieno di fantasia e inventiva, diventeranno i personaggi dell´opera: questa combinazione tra vita reale e teatro sembra volerci provare con quanta probabilità i miracoli possano accadere anche nella vita di tutti i giorni. Primo esempio fra tutti la musica di Mozart, che associamo a valori "alti" e al passato, ma che ancora oggi è per noi straordinaria e incantevole».