dicembre 2006

teatro regio


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Fabio Biondi
«Un Flauto umano, specchio del quotidiano»

di Gaia Varon

Fabio Biondi«Il flauto magico è, fra le opere di Mozart, la più umana, specchio della vita con le sue contraddizioni». Fabio Biondi lo dirige per la prima volta – ma è un amore di lunga data, palpabile in ogni parola – portando a Torino la passione e l´esperienza di un musicista dedito alla ricerca di una più autentica e corretta prassi esecutiva su strumenti antichi del repertorio sei-settecentesco, ma sempre curioso di altri repertori e altre prassi. «L´interpretazione, credo, è dominante sulla scelta feticistica dello strumento; avvicinandosi a una partitura, un musicista ha sempre uno stesso obiettivo, perseguibile con accorgimenti diversi su diversi strumenti. L´Orchestra del Regio, che non ho mai diretto ma ascoltato sì, è duttile, capace di caleidoscopicità di colori, snella nell´increspatura dei suoni; e negli anni io ho accumulato un vocabolario atto a trovare un´intesa con le orchestre nel riprodurre sullo strumento moderno una certa simbologia del suono. Piccoli accorgimenti, magari: in questo Flauto, vorrei rimettere il fortepiano in orchestra; non ci sono recitativi, ma il fortepiano può servire, come usava ai tempi di Mozart, da collante sonoro, da tactus ritmico per il palcoscenico, cose che è giusto recuperare; e forse in questo caso porterà anche a un risettaggio sonoro dell´orchestra e a una spontanea ritimbratura del suono».

Qual è l´obiettivo, la concezione generale del Flauto magico secondo Fabio Biondi?
«Molto mitizzato, si presta a letture contraddittorie: da opera legata a una riflessività massonica a teatro leggero per la Vienna fuori porta, con semplicità da favola. Io vorrei farlo vivere com´è stato creato, lasciando affiorare la discontinuità degli ultimi mesi della vita di Mozart e della partitura stessa, la profondità, la disperazione, l´abbandono alla vita – dei personaggi e di Mozart presago per sé – quanto la scrittura gaia, spensierata, gli amici, una società anche leggera. Lo specchio di un quotidiano e della vita, con le sue contraddizioni, frammentazioni, incompiutezze. Non Flauto di purezza, ma la dichiarazione più umana che Mozart ci ha lasciato per ricordarci che era un figlio della terra come tutti noi».