Elettrizzanti
colorature e musica straordinaria per gli appassionati, avventura e commedia
per la gente comune, magia, animali e miracolose trasformazioni per i
bambini, esoterismo e filosofia per chi ne sia interessato: chiunque poteva,
e può, riconoscersi in un motivo, ed emozionarsi al messaggio di
«bellezza e saggezza» – come recitano gli ultimi versi. Fin dal debutto
a Vienna, il 30 settembre 1791, Die Zauberflöte è stata uno straordinario
successo: ma è soprattutto la sua prodigiosa fusione di cultura
e intrattenimento a renderla, qui e ora, straordinariamente attuale. Infiniti
gli stimoli, non agevoli da sedimentare per gli interpreti: è richiesto
un difficile equilibrio, anzi, è il caso di dirlo, un equilibrio
magico. Il Teatro Regio per questo Singspiel di Mozart presenta un cast
insospettabilmente esperto, poiché la giovinezza sembrerebbe esserne
il trait-d´union. A cominciare dal pur giovane Günther Groissböck,
che nel 2002 è entrato a far parte della prestigiosa compagnia
di canto della Staatsoper di Vienna e nel 2004 di quella dell´Opera
di Zurigo. Bastione del suo repertorio è Sarastro, ruolo in cui
ha debuttato nel 2002 a Klagenfürt, portato poi a Zurigo, Berlino e, nel
2005, al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Riccardo Muti. Quest´estate
dunque, non a caso dal naufragio della Zauberflöte coprodotta da Wiener
Festwochen e Festival di Aix-en-Provence, la stampa internazionale ha
salvato praticamente solo questo basso austriaco, capace sia di un´emissione
morbida nel registro acuto sia di scendere con sicurezza nelle zone più
gravi. È un debutto a Torino quello di Groissböck, voce che appare
destinata ad acquistare nei prossimi anni un ruolo di primo piano nel
suo repertorio.
Anche le protagoniste femminili arrivano dalla compagnia di canto della
Staatsoper viennese. Ingrid Kaiserfeld ha debuttato nel ruolo di Regina
della notte nel 2001 a Basilea, una parte che ha portato a Francoforte,
Vienna e al Festival mozartiano di La Coruña, fino alle recite dello scorso
anno con Abbado a Baden Baden e Reggio Emilia. Un´esperienza che
le permette di affrontare con sicurezza le insidiose colorature, grazie
a una bella voce da soprano leggero che prende corpo nel registro acuto,
cesellando il complicato personaggio della perfida Regina, che all´inizio
però deve apparire una vittima cui è stata rapita la figlia.
Si tratta di Pamina, e a interpretarla sarà Rachel Harnisch, soprano
lirico dal timbro nitido e rifinito da una tecnica notevole. Grazie a
una musicalità dal carattere forte, la voce della Harnisch, che
non ti aspetteresti possa provenire dalla sua esile silhouette, riesce
a dare spessore a un personaggio sempre a rischio di apparire un po´
sbiadito rispetto alla focosa madre.
Come Tamino il pubblico torinese ritrova Topi Lehtipuu, giovane tenore
finlandese dalla voce luminosa e uniforme, che si è esibito in
città lo scorso settembre: centro della sua formazione sono numerose
esperienze nella musica antica da Monteverdi fino a comprendere Mozart,
con direttori del calibro di Christie, Gardiner, Jacobs e Rousset, senza
negarsi rapide puntate nel contemporaneo. Il che permette a Lehtipuu di
infondere un tocco espressivo al ruolo, in cui ha debuttato nel 2003 a
Parigi, per un personaggio inizialmente timoroso, poi sempre più
deciso e ardito. La paura di Tamino sembra scivolare tra le piume di Papageno,
affidato a Nicola Ulivieri. Uscito vincitore nel 1995 da quella fucina
di talenti che è il Concorso «Adriano Belli» di Spoleto, poi collaborando
con molti grandi direttori tra cui Abbado, Harnoncourt e Gatti, nel corso
della sua carriera Ulivieri ha dimostrato una particolare predilezione
per i personaggi del teatro di Mozart, riuscendo a unire alla bella voce
baritonale una raffinata intelligenza, tanto da spaziare anche al di fuori
dei ruoli in lingua italiana. È il caso di Papageno cui, oltre
al profilo vocale, saprà infondere quella travolgente simpatia
di un personaggio che non manca mai di ammaliziare il pubblico, soprattutto
giovane. A completare il cast il tenore Bruno Lazzaretti. Vasta la sua
carriera che lo ha portato a esibirsi molto all´estero con i maggiori
direttori: è un piacere ritrovarlo nel ruolo piccolo, ma significativo
e impreziosito da una bella aria, di Monostato. (l.d.f.)
Accanto ai tradizionali personaggi del Flauto, la nuova drammaturgia di Alessandro Baricco prevede alcune new entries, che saranno interpretate dai Turbolenti, esilarante quartetto comico che ha iniziato a plasmare e sperimentare la propria comicità nel 1998. Il gruppo – composto da Enzo Polidoro, Gianluca Impastato, Gianluca Fubelli-Scintilla e Stefano Vogogna – nel 2000 ha vinto il Festival Nazionale del Cabaret di Torino e nel 2003 il premio della critica al Premio «Charlot» di Paestum. Sul grande schermo i Turbolenti sono comparsi a fianco di Diego Abatantuono in Eccezzziunale veramente (capitolo secondo… me) di Carlo Vanzina; a teatro ne Gli artificieri (2004) e in Uno è di troppo (2006), spettacoli scritti da loro in cui prendono vita i personaggi di Kikko d´Oliva, il Flautista Studdarello, il Mago Fiorenzo e L´Omo Ragno. In televisione hanno partecipato a Presi Diretti sul satellitare Happy Channel nel 2001 e a Paperissima Sprint su Canale 5 nel 2005, mentre da due stagioni calcistiche prendono parte al programma sportivo della domenica mattina Guida al campionato su Italia Uno; sullo stesso canale sono stati presenza costante di tutte le fortunate edizioni del Colorado Cafè Live, dal 2003 a oggi. Il loro, ovviamente, è un debutto nel teatro d´opera.