dicembre 2006

teatro regio


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Un cast giovane ma esperto per il capolavoro di Mozart

MozartElettrizzanti colorature e musica straordinaria per gli appassionati, avventura e commedia per la gente comune, magia, animali e miracolose trasformazioni per i bambini, esoterismo e filosofia per chi ne sia interessato: chiunque poteva, e può, riconoscersi in un motivo, ed emozionarsi al messaggio di «bellezza e saggezza» – come recitano gli ultimi versi. Fin dal debutto a Vienna, il 30 settembre 1791, Die Zauberflöte è stata uno straordinario successo: ma è soprattutto la sua prodigiosa fusione di cultura e intrattenimento a renderla, qui e ora, straordinariamente attuale. Infiniti gli stimoli, non agevoli da sedimentare per gli interpreti: è richiesto un difficile equilibrio, anzi, è il caso di dirlo, un equilibrio magico. Il Teatro Regio per questo Singspiel di Mozart presenta un cast insospettabilmente esperto, poiché la giovinezza sembrerebbe esserne il trait-d´union. A cominciare dal pur giovane Günther Groissböck, che nel 2002 è entrato a far parte della prestigiosa compagnia di canto della Staatsoper di Vienna e nel 2004 di quella dell´Opera di Zurigo. Bastione del suo repertorio è Sarastro, ruolo in cui ha debuttato nel 2002 a Klagenfürt, portato poi a Zurigo, Berlino e, nel 2005, al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Riccardo Muti. Quest´estate dunque, non a caso dal naufragio della Zauberflöte coprodotta da Wiener Festwochen e Festival di Aix-en-Provence, la stampa internazionale ha salvato praticamente solo questo basso austriaco, capace sia di un´emissione morbida nel registro acuto sia di scendere con sicurezza nelle zone più gravi. È un debutto a Torino quello di Groissböck, voce che appare destinata ad acquistare nei prossimi anni un ruolo di primo piano nel suo repertorio.
Anche le protagoniste femminili arrivano dalla compagnia di canto della Staatsoper viennese. Ingrid Kaiserfeld ha debuttato nel ruolo di Regina della notte nel 2001 a Basilea, una parte che ha portato a Francoforte, Vienna e al Festival mozartiano di La Coruña, fino alle recite dello scorso anno con Abbado a Baden Baden e Reggio Emilia. Un´esperienza che le permette di affrontare con sicurezza le insidiose colorature, grazie a una bella voce da soprano leggero che prende corpo nel registro acuto, cesellando il complicato personaggio della perfida Regina, che all´inizio però deve apparire una vittima cui è stata rapita la figlia. Si tratta di Pamina, e a interpretarla sarà Rachel Harnisch, soprano lirico dal timbro nitido e rifinito da una tecnica notevole. Grazie a una musicalità dal carattere forte, la voce della Harnisch, che non ti aspetteresti possa provenire dalla sua esile silhouette, riesce a dare spessore a un personaggio sempre a rischio di apparire un po´ sbiadito rispetto alla focosa madre.
Come Tamino il pubblico torinese ritrova Topi Lehtipuu, giovane tenore finlandese dalla voce luminosa e uniforme, che si è esibito in città lo scorso settembre: centro della sua formazione sono numerose esperienze nella musica antica da Monteverdi fino a comprendere Mozart, con direttori del calibro di Christie, Gardiner, Jacobs e Rousset, senza negarsi rapide puntate nel contemporaneo. Il che permette a Lehtipuu di infondere un tocco espressivo al ruolo, in cui ha debuttato nel 2003 a Parigi, per un personaggio inizialmente timoroso, poi sempre più deciso e ardito. La paura di Tamino sembra scivolare tra le piume di Papageno, affidato a Nicola Ulivieri. Uscito vincitore nel 1995 da quella fucina di talenti che è il Concorso «Adriano Belli» di Spoleto, poi collaborando con molti grandi direttori tra cui Abbado, Harnoncourt e Gatti, nel corso della sua carriera Ulivieri ha dimostrato una particolare predilezione per i personaggi del teatro di Mozart, riuscendo a unire alla bella voce baritonale una raffinata intelligenza, tanto da spaziare anche al di fuori dei ruoli in lingua italiana. È il caso di Papageno cui, oltre al profilo vocale, saprà infondere quella travolgente simpatia di un personaggio che non manca mai di ammaliziare il pubblico, soprattutto giovane. A completare il cast il tenore Bruno Lazzaretti. Vasta la sua carriera che lo ha portato a esibirsi molto all´estero con i maggiori direttori: è un piacere ritrovarlo nel ruolo piccolo, ma significativo e impreziosito da una bella aria, di Monostato. (l.d.f.)

Dal cabaret all´opera: i Turbolenti al Regio

Accanto ai tradizionali personaggi del Flauto, la nuova drammaturgia di Alessandro Baricco prevede alcune new entries, che saranno interpretate dai Turbolenti, esilarante quartetto comico che ha iniziato a plasmare e sperimentare la propria comicità nel 1998. Il gruppo – composto da Enzo Polidoro, Gianluca Impastato, Gianluca Fubelli-Scintilla e Stefano Vogogna – nel 2000 ha vinto il Festival Nazionale del Cabaret di Torino e nel 2003 il premio della critica al Premio «Charlot» di Paestum. Sul grande schermo i Turbolenti sono comparsi a fianco di Diego Abatantuono in Eccezzziunale veramente (capitolo secondo… me) di Carlo Vanzina; a teatro ne Gli artificieri (2004) e in Uno è di troppo (2006), spettacoli scritti da loro in cui prendono vita i personaggi di Kikko d´Oliva, il Flautista Studdarello, il Mago Fiorenzo e L´Omo Ragno. In televisione hanno partecipato a Presi Diretti sul satellitare Happy Channel nel 2001 e a Paperissima Sprint su Canale 5 nel 2005, mentre da due stagioni calcistiche prendono parte al programma sportivo della domenica mattina Guida al campionato su Italia Uno; sullo stesso canale sono stati presenza costante di tutte le fortunate edizioni del Colorado Cafè Live, dal 2003 a oggi. Il loro, ovviamente, è un debutto nel teatro d´opera.