dicembre 2006

teatro regio / piccolo regio


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Settanta, Ottanta e Novanta
In scena altri tre decenni raccontati dagli slogan

di Carlo Pestelli

Ritoccati i connotati ai Cinquanta e ai Sessanta, ci rimangono tre decenni: i Settanta e il loro fastidioso pretesto di strumentalizzazione politica a ogni piè sospinto; gli Ottanta, ovvero quel rudimentale acceleratore di particelle che furono "gli anni dello Shuttle e dei Duran Duran" e, ultimo rovesciamento sul proscenio, i recentissimi Novanta. Forse così recenti che non ha senso affondarci le mani, visto che in qualche modo li stiamo ancora vivendo. Allora li sfioreremo appena, d´accordo con Nicola Lagioia che nel suo bel libro Occidente per principianti, li stigmatizza sotto forma di «un agnello in una gabbia di rottweiler».
7 dicembre: nel lungo e faticoso viaggio verso la fine del secolo, il primo culetto a rimanere intrappolato tra le maglie della storia è quello di Loredana Bertè. L´avreste detto mai? Internet serve anche a scoprire che il formoso deretano immortalato dalla Jesus Jeans, soprastante la nota réclame «Non avrai altro jeans all´infuori di me» era suo. Non ancora lanciata dalle canzoni che l´avrebbero resa famosa e non ancora in balia della morbosità dei media per la sua relazione con Borg. "Anni Settanta" vuol dire anche esprimersi con il corpo per uscire dall´emarginazione. Con più innocenza e ingenuità rispetto all´oggi. Il termine mobbing, tanto per dire, non era ancora di moda. Le barriere del conformismo ormai divelte liberano sciami di nuovi attori che si buttano con quello che hanno, senza più atenei da abbattere o padri-padroni da sgozzare. Non solo perché prima di loro ci hanno già pensato gli studenti del maggio, ma perché a quel punto la premura è quella di "riprendersi le città" e allargare senza nessun freno gli orizzonti di cinema, musica, droga, radio libere e fumetto. Cose che chi ha vissuto quegli anni racconterà direttamente dal palco. In questo senso si motiva la scelta di invitare due ex giovani dei Sessanta, Franco Fabbri, e del decennio successivo, Luca Rastello, il cui libro, Piove all´insù, è stato definito da Marco Revelli il migliore sugli anni Settanta che in Italia sia stato scritto. Leggendolo in chiave PRLPE (Piccolo Regio Laboratorio Punto Esclamativo) mi segnavo pagina per pagina tutti gli slogan che trovavo («Petrovic, Vallanzasca, Turatello, lavorare è brutto, rubare è bello», oppure «Il potere è allergico all´acido lisergico»), ma già che l´autore sta da queste parti, meglio averlo in scena a raccontare cosa brulicava davvero sotto i punti esclamativi dell´epoca e limitarsi, limitarmi io, a interromperlo con la chitarra. Anche Franco Fabbri verrà con un suo libro, Album bianco (Diari musicali 1965-2002), e oltre a raccontarci gli stessi anni non da studente ma da musicista, farà ascoltare alcune "indimenticabili" dell´epoca. Lo spettacolo finisce con Dario Benedetto, che ci riporterà al discorso di partenza con l´aiuto di un´altra foto, quella della pornodiva Marylin Chambers mentre reclamizza pannolini. Se quindi nei primi Settanta la premura della pubblicità ha oltrepassato anche la censura degli avvisi sacri parodiando il primo comandamento, con il disappunto di Pasolini che in un articolo di Scritti corsari analizza lo slogan-titolo della serata, alla fine del decennio siamo ormai alla pornografia assimilata dal quotidiano. Quale allusione sessuale potrà più stupirci o scandalizzarci? Probabilmente nessuna; eppure nell´America di Nixon si celebra il processo per oscenità al film Gola profonda: Benedetto passerà in rassegna alcuni dettagli di quella grottesca vicenda giudiziaria. La regia è di Martino Cipriani.
Per l´ultima puntata, 15 dicembre, c´è molto da ridere. I Rapsodi sono un duo a metà tra parola parlata e parola rappata. Vengono da Firenze e il loro punto di forza sta nel gioco linguistico: parole in libertà che rimbalzano come pop corn dalla padella del linguaggio. Non-sense, calembour, doppi sensi mai banali. Con loro niente rilettura semiseria degli Ottanta e Novanta, ma semplice ricerca di alcune manie linguistiche dell´epoca. In fondo parliamo di anni in cui non è più la vita a prendersi l´incarico di suggerire simboli o astrazioni, ma l´esatto contrario. Per cui niente sociologie ricostruttive o descrittive (dottore che palle!) e via con studenti solitari («Sempre caro mi fu quest´ermo College») sotto «celibi pieni di nubili».
Ci aiuteremo con un videoproiettore e qualche strumento musicale. Infine, per la ricostruzione storica di una vicenda parapolitica di metà anni Novanta, mi sono fatto aiutare da Carlo Cornaglia, autore di una fortunata trilogia in rima sul miliardario ridens.




appuntamenti

IL NOVECENTO ATTRAVERSO GLI SLOGAN
a cura di Carlo Pestelli

giovedì 7 dicembre
parte IV
Non avrai altro jeans all´infuori di me!

venerdì 15 dicembre
parte V
Giovani oggi, schiavi domani!

Piccolo Regio Puccini ore 21
Nell´ambito di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma