di Carlo Pestelli
Ritoccati i connotati ai Cinquanta e ai Sessanta, ci rimangono tre decenni:
i Settanta e il loro fastidioso pretesto di strumentalizzazione politica
a ogni piè sospinto; gli Ottanta, ovvero quel rudimentale acceleratore
di particelle che furono "gli anni dello Shuttle e dei Duran Duran"
e, ultimo rovesciamento sul proscenio, i recentissimi Novanta. Forse così
recenti che non ha senso affondarci le mani, visto che in qualche modo
li stiamo ancora vivendo. Allora li sfioreremo appena, d´accordo
con Nicola Lagioia che nel suo bel libro Occidente per principianti, li
stigmatizza sotto forma di «un agnello in una gabbia di rottweiler».
7 dicembre: nel lungo e faticoso viaggio verso la fine del secolo, il
primo culetto a rimanere intrappolato tra le maglie della storia è
quello di Loredana Bertè. L´avreste detto mai? Internet serve
anche a scoprire che il formoso deretano immortalato dalla Jesus Jeans,
soprastante la nota réclame «Non avrai altro jeans all´infuori
di me» era suo. Non ancora lanciata dalle canzoni che l´avrebbero
resa famosa e non ancora in balia della morbosità dei media per
la sua relazione con Borg. "Anni Settanta" vuol dire anche esprimersi
con il corpo per uscire dall´emarginazione. Con più innocenza
e ingenuità rispetto all´oggi. Il termine mobbing, tanto
per dire, non era ancora di moda. Le barriere del conformismo ormai divelte
liberano sciami di nuovi attori che si buttano con quello che hanno, senza
più atenei da abbattere o padri-padroni da sgozzare. Non solo perché
prima di loro ci hanno già pensato gli studenti del maggio, ma
perché a quel punto la premura è quella di "riprendersi
le città" e allargare senza nessun freno gli orizzonti di
cinema, musica, droga, radio libere e fumetto. Cose che chi ha vissuto
quegli anni racconterà direttamente dal palco. In questo senso
si motiva la scelta di invitare due ex giovani dei Sessanta, Franco Fabbri,
e del decennio successivo, Luca Rastello, il cui libro, Piove all´insù,
è stato definito da Marco Revelli il migliore sugli anni Settanta
che in Italia sia stato scritto. Leggendolo in chiave PRLPE (Piccolo Regio
Laboratorio Punto Esclamativo) mi segnavo pagina per pagina tutti gli
slogan che trovavo («Petrovic, Vallanzasca, Turatello, lavorare è
brutto, rubare è bello», oppure «Il potere è allergico all´acido
lisergico»), ma già che l´autore sta da queste parti, meglio
averlo in scena a raccontare cosa brulicava davvero sotto i punti esclamativi
dell´epoca e limitarsi, limitarmi io, a interromperlo con la chitarra.
Anche Franco Fabbri verrà con un suo libro, Album bianco (Diari
musicali 1965-2002), e oltre a raccontarci gli stessi anni non da studente
ma da musicista, farà ascoltare alcune "indimenticabili"
dell´epoca. Lo spettacolo finisce con Dario Benedetto, che ci riporterà
al discorso di partenza con l´aiuto di un´altra foto, quella
della pornodiva Marylin Chambers mentre reclamizza pannolini. Se quindi
nei primi Settanta la premura della pubblicità ha oltrepassato
anche la censura degli avvisi sacri parodiando il primo comandamento,
con il disappunto di Pasolini che in un articolo di Scritti corsari analizza
lo slogan-titolo della serata, alla fine del decennio siamo ormai alla
pornografia assimilata dal quotidiano. Quale allusione sessuale potrà
più stupirci o scandalizzarci? Probabilmente nessuna; eppure nell´America
di Nixon si celebra il processo per oscenità al film Gola profonda:
Benedetto passerà in rassegna alcuni dettagli di quella grottesca
vicenda giudiziaria. La regia è di Martino Cipriani.
Per l´ultima puntata, 15 dicembre, c´è molto da ridere.
I Rapsodi sono un duo a metà tra parola parlata e parola rappata.
Vengono da Firenze e il loro punto di forza sta nel gioco linguistico:
parole in libertà che rimbalzano come pop corn dalla padella del
linguaggio. Non-sense, calembour, doppi sensi mai banali. Con loro niente
rilettura semiseria degli Ottanta e Novanta, ma semplice ricerca di alcune
manie linguistiche dell´epoca. In fondo parliamo di anni in cui
non è più la vita a prendersi l´incarico di suggerire
simboli o astrazioni, ma l´esatto contrario. Per cui niente sociologie
ricostruttive o descrittive (dottore che palle!) e via con studenti solitari
(«Sempre caro mi fu quest´ermo College») sotto «celibi pieni di
nubili».
Ci aiuteremo con un videoproiettore e qualche strumento musicale. Infine,
per la ricostruzione storica di una vicenda parapolitica di metà
anni Novanta, mi sono fatto aiutare da Carlo Cornaglia, autore di una
fortunata trilogia in rima sul miliardario ridens.