Scenofonia.
Così Roberto Tarasco, regista dello spettacolo Amadé, definisce
il suo lavoro.
«Con questo termine voglio riferirmi a quell´insieme di linguaggi
diversi che possono servire a esprimere e a espandere un testo o, più
semplicemente, un´idea. In particolare, come dice la parola stessa,
mi occupo dello spazio scenico, dei suoni e delle luci. In passato, ho
vissuto un´esperienza particolarmente interessante in quest´ambito,
lavorando a Totem con Alessandro Baricco e Gabriele Vacis. Pur essendo
un genere di spettacolo completamente diverso – si trattava di arricchire
e sostenere la lettura di un testo letterario autonomo – ho constatato
quanto la musica potesse fare per ricreare un luogo, la temperatura, lo
stato d´animo di un personaggio o di una situazione».
Quali sono invece le particolarità di questo nuovo spettacolo?
«In questo caso le sfide sono molteplici. Innanzitutto quest´allestimento
è frutto di un incontro fra diverse generazioni. Condivido il compito
della regia con la giovane Eleonora Moro, mentre in scena, accanto a Vanni
Zinola, lavorerò con i giovani Cinzia Cigna e Luigi Albert. Un´ulteriore
novità è rappresentata dalla presenza di una giovanissima
musicista, neodiplomata violinista, Elisabetta Bosio che ho coinvolto
– e travolto – nell´esperienza di attrice».
Se parliamo di incontro fra diverse generazioni, è impossibile
dimenticare l´età degli spettatori…
«Assolutamente no. Questa è la scommessa più interessante.
I ragazzi non hanno ancora acquisito barriere culturali, quindi non puoi
sperare di metterli in soggezione. Gli adulti, anche quando non riesci
a catturarli, si rassegnano comunque a sopportarti per due ore. Ciò
non accade con gli spettatori più giovani».
Come pensa allora di catturarli? E come può contribuire
la musica di Mozart a raggiungere questo obiettivo?
«Che cosa ti succede a quindici anni? Questa è la domanda più
volte ripetuta a cui cercheremo di dare una risposta. Per il quindicenne
Mozart la musica è il segno più fulgido della sua avventura
umana, attraverso la musica Amadé traduce le proprie inquietudini,
probabilmente le stesse che stanno vivendo i giovani spettatori».
Ci può riassumere, a grandi linee, il percorso rappresentato
dallo spettacolo?
«La comparsa in scena del giovane Mozart è preceduta dalla narrazione
dell´epoca dell´Illuminismo, attraverso i grandi avvenimenti:
la Rivoluzione francese, l´invenzione della macchina a vapore...
Il frutto dell´avvento di questa "luce" nella storia è
la nascita del compositore. Quindi l´infanzia in giro per l´Europa
e l´arrivo a Torino. Il sofferto rifiuto a suonare con il padre
nella notte del compleanno e l´incontro con un burattinaio vagabondo
nelle strade della Torino settecentesca sono gli elementi scatenanti del
passaggio all´adolescenza. Diventa così chiaro che la crescita
di un uomo richiede due elementi insostituibili: una forte pulsione interiore
e la presenza di un maestro che ti indirizzi e ti sostenga».
Dal punto di vista, come direbbe lei, "scenofonico",
quali sono i molteplici linguaggi che vengono messi in gioco in questa
rappresentazione?
«La scenografia è composta da un grande cubo, a sua volta composto
da altri cubi. Ogni faccia determina uno spazio e un´immagine differente:
una locomotiva in movimento, una piazza della Torino barocca di Juvarra
e Guarini... È particolarmente interessante la presenza di due
codici sonori diversi: la musica riprodotta e quella eseguita "dal
vivo" dalla nostra violinista. Inoltre, la metamorfosi del giovane
compositore è rappresentata nei termini di una originale trasformazione
fisica: a partire dall´iniziale aspetto di nanerottolo, Amadé
assume le fattezze di bellissimo ragazzo. La violinista dalla lunga chioma
bionda, novello Cherubino tormentato amante di natura angelica, attraverso
la bellezza restituisce l´emozione della giovinezza». (a.t.)
martedì 5 dicembre
mercoledì 6 dicembre
giovedì 7 dicembre
martedì 12 dicembre
Casa del Teatro Ragazzi e Giovani ore 10.30
La Scuola all´Opera Amadé
ovvero
Il genio all´epoca dei lumi di Roberto Tarasco
con suggestioni dal racconto di Laura Mancinelli
Regia di Eleonora Moro e Roberto Tarasco
Drammaturgia di Marco Fracon
Scenografia di Catherine Chanoux
con Luigi Albert, Cinzia Cigna, Vanni Zinola Elisabetta Bosio
violino
Sono previste altre rappresentazioni di questo spettacolo nell’ambito delle attività della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus:
Zuppa della Casa
1 e 2 dicembre ore 21
3 dicembre ore 16.30
8 e 9 dicembre ore 21
10 dicembre ore 16.30
Scuole&Teatro
1 dicembre ore 10
Teatro e adolescenti
4 e 11 dicembre ore 10
Per informazioni:
tel. 011 23 40 090
www.fondazionetrg.it
www.casateatroragazzi.it