di Federico Maria Sardelli
Lo
so, tanto qualcuno riderà, penserà al posticipo di serie
B, si domanderà se al tempo di Mozart questa famosa Gran Partita
fu disputata allo stadio di Salzburg oppure in trasferta chissà
su quale ostile campo tedesco. Era il rischio da correre nel presentare
un programma che evoca sfide tra compositori o tra gruppi contrapposti
di strumenti, ma anche partenze, addii definitivi o temporanei, separazioni
e viaggi verso chissà quale meta lontana o irraggiungibile. La
storia della musica è piena di "partite", parthie, "partimenti",
"dipartite"; sarà bene gettare uno sguardo più
accurato sul senso di questi termini e partire seguendo il loro stesso,
interessante tracciato. Anzitutto, a costo di deludere i tifosi della
domenica, sarà bene chiarire che "partita" deriva dal
verbo "partire" nel senso di "dividere", "ripartire":
sono dunque le "partite" delle successioni di pezzi diversi,
ciascuno ben caratterizzato, ciò che talvolta viene anche detto
suite. Ma ci sono anche i "partimenti" o le "dipartite",
genere musicale nel quale l´esecutore-compositore è chiamato
a improvvisare su tracce date. Anche qui "partire" sta per "suddividere",
spezzettare un tema in note più piccole; ma affiora da questo genere
anche un senso del viaggio e della peregrinazione attraverso sentieri
ancora inesplorati, con tutti i rischi che ciascun viaggio comporta: da
quello di perdersi in una selva armonica inestricabile, a quello di inciampare
su note sbagliate, fino a quello di arenarsi definitivamente quando si
esaurisce la fantasia creativa. Le nostre partite sono un po´ tutto
questo. Dal punto di vista cronologico il calcio d´inizio a questa
nostra partita di partite lo dà Telemann, o chi per lui abbia scritto
quelle pagine in attesa di certa attribuzione, col manoscritto inedito
della sua Partitella, seu Lustige Ouvertur à 13: il gusto della
burla e del gioco, così tipici del compositore, trasparirono dal
continuo oscillare dei caratteri delineati nei pezzi in cui la musica
si trova ri-partita, fino alla sorpresa finale; la palla passa poi a Mozart,
che dilata all´inverosimile una forma mai stata così lunga,
alla ricerca di raffinatezze ed espressività impensate; chiude
il gioco la Piccola Partita scritta con freschezza settecentesca da Chenna,
che manipola con rispetto alcuni materiali antichi ma senza fare museo
o archeologia: anzi, lancia a sua volta la palla in avanti perché
c´è ancora molto da giocare, percorrere, scoprire.