dicembre 2006

le idee


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Inquinamento musicale: una questione di civiltà

di Carla Cuomo

Musica UrbanaNella nostra società si registra un fenomeno inedito e pervasivo: l´inquinamento musicale, ovvero l´inquinamento acustico causato dalla diffusione indiscriminata di musica nei luoghi pubblici, con conseguenze anche sulle più private abitudini di ascolto, di comportamento, e sulla convivenza civile.
Su questo fenomeno riflette il volume – da me curato – Musica urbana. Il problema dell´inquinamento musicale (Bologna, CLUEB 2004), che raccoglie gli atti di un convegno svoltosi a Bologna nel 2002 e nel quale docenti universitari, studiosi, professionisti, esponenti della pubblica amministrazione ed esperti di molteplici settori disciplinari – diritto, medicina, musicologia, psicologia, ingegneria, scienze della formazione, scienze della comunicazione – si sono confrontati per comprenderne le cause e giungere a proposte di disciplina del fenomeno. Al volume si affianca il progetto formativo di un master in ecologia del suono, presentato lo scorso 20 ottobre a Bologna, che si avvierà nell´Ateneo bolognese da gennaio 2007.
La ricerca sin qui condotta ha evidenziato che l´inquinamento musicale è un fenomeno recente, specifico della società odierna: la musica è divenuta incessante, di giorno come di notte, nella quasi totalità dei luoghi pubblici, bar, ristoranti, ipermercati, mezzi di trasporto, piazze, parchi, locali d´intrattenimento al chiuso e all´aperto. La diffusione indiscriminata di musica, tanto più ad alto volume, ignora i principi fondamentali della convivenza civile. Il rispetto della differenza, cioè il rispetto di chi non vuole ascoltare musica in quel momento, o non desidera ascoltare quella musica, è la libertà, intesa come dissenso dall´onnipresenza della musica e come libertà di ascolto, importante quanto la libertà di parola: l´inquinamento musicale è una questione di civiltà.
Il fenomeno si configura in primis come problema politico, cioè sociale, e necessita di disciplina sul piano giuridico: a volume alto o basso, qualunque musica può inquinare e costituire un «pericolo per la salute umana», come recita la Legge quadro 447/1995 nel definire l´inquinamento acustico tout court. Esso implica altresì un problema di salute, giacché studi medici, in particolare audiologici, hanno dimostrato che alcune musiche della nostra cultura, basate su una notevole amplificazione, procurano danni irreversibili per gli alti livelli di stimolazione sonora e perché determinano dipendenza al pari delle droghe. Invero, anche la musica "classica" può inquinare, se imposta: i capolavori di Chopin o le canzoni di Gino Paoli possono risultare insopportabili se in quel momento non si è disposti psichicamente a seguirli.
«La musica occupa spazio, fisico e psichico, pertanto può ridurre quella zona privata, fisica e psichica, essenziale per la vita dell´Io e per la vita di relazione: senza più discrezione, senza più urbanità» (Giuseppina La Face Bianconi), «la musica che ci invade è opposta alla valorizzazione della musica come bellezza e compagna dell´umana felicità» (Paolo Gozza dalla presentazione del Master in ecologia del suono).
L´inquinamento musicale determina inoltre un effetto di saturazione che trasforma l´ascolto in indistinta esperienza sensoriale e soprattutto rende impossibile il silenzio, diritto soggettivo inalienabile, che favorisce il riposo, ma anche l´ascolto attento, la riflessione, il pensiero.
L´inquinamento musicale è un fenomeno culturale che trova spiegazione nelle rappresentazioni sociali sottostanti: l´idea che la musica aggreghi, mentre essa, potente fattore identitario, separa e segrega chi in essa non vuole riconoscersi. «La migliore prevenzione consiste in un´educazione musicale che sia vera educazione all´ascolto, intelligente, consapevole, critica e selettiva, capace di promuovere il senso estetico» (Giuseppina La Face Bianconi). Coltivare la disposizione contemplativa, disinteressata, significa educare il pensiero riflessivo oltre che una disciplina intelligente delle possibilità di scelta e uno stile di vita che opponga il "prendere tempo per pensare" alla frenesia consumatrice e onnivora del mondo moderno: in altri termini, significa sostituire al criterio del profitto l´ideale del "bello".