di Carla Cuomo
Nella
nostra società si registra un fenomeno inedito e pervasivo: l´inquinamento
musicale, ovvero l´inquinamento acustico causato dalla diffusione
indiscriminata di musica nei luoghi pubblici, con conseguenze anche sulle
più private abitudini di ascolto, di comportamento, e sulla convivenza
civile.
Su questo fenomeno riflette il volume – da me curato – Musica urbana.
Il problema dell´inquinamento musicale (Bologna, CLUEB 2004), che
raccoglie gli atti di un convegno svoltosi a Bologna nel 2002 e nel quale
docenti universitari, studiosi, professionisti, esponenti della pubblica
amministrazione ed esperti di molteplici settori disciplinari – diritto,
medicina, musicologia, psicologia, ingegneria, scienze della formazione,
scienze della comunicazione – si sono confrontati per comprenderne le
cause e giungere a proposte di disciplina del fenomeno. Al volume si affianca
il progetto formativo di un master in ecologia del suono, presentato lo
scorso 20 ottobre a Bologna, che si avvierà nell´Ateneo bolognese
da gennaio 2007.
La ricerca sin qui condotta ha evidenziato che l´inquinamento musicale
è un fenomeno recente, specifico della società odierna:
la musica è divenuta incessante, di giorno come di notte, nella
quasi totalità dei luoghi pubblici, bar, ristoranti, ipermercati,
mezzi di trasporto, piazze, parchi, locali d´intrattenimento al
chiuso e all´aperto. La diffusione indiscriminata di musica, tanto
più ad alto volume, ignora i principi fondamentali della convivenza
civile. Il rispetto della differenza, cioè il rispetto di chi non
vuole ascoltare musica in quel momento, o non desidera ascoltare quella
musica, è la libertà, intesa come dissenso dall´onnipresenza
della musica e come libertà di ascolto, importante quanto la libertà
di parola: l´inquinamento musicale è una questione di civiltà.
Il fenomeno si configura in primis come problema politico, cioè
sociale, e necessita di disciplina sul piano giuridico: a volume alto
o basso, qualunque musica può inquinare e costituire un «pericolo
per la salute umana», come recita la Legge quadro 447/1995 nel definire
l´inquinamento acustico tout court. Esso implica altresì
un problema di salute, giacché studi medici, in particolare audiologici,
hanno dimostrato che alcune musiche della nostra cultura, basate su una
notevole amplificazione, procurano danni irreversibili per gli alti livelli
di stimolazione sonora e perché determinano dipendenza al pari
delle droghe. Invero, anche la musica "classica" può
inquinare, se imposta: i capolavori di Chopin o le canzoni di Gino Paoli
possono risultare insopportabili se in quel momento non si è disposti
psichicamente a seguirli.
«La musica occupa spazio, fisico e psichico, pertanto può ridurre
quella zona privata, fisica e psichica, essenziale per la vita dell´Io
e per la vita di relazione: senza più discrezione, senza più
urbanità» (Giuseppina La Face Bianconi), «la musica che ci invade
è opposta alla valorizzazione della musica come bellezza e compagna
dell´umana felicità» (Paolo Gozza dalla presentazione del
Master in ecologia del suono).
L´inquinamento musicale determina inoltre un effetto di saturazione
che trasforma l´ascolto in indistinta esperienza sensoriale e soprattutto
rende impossibile il silenzio, diritto soggettivo inalienabile, che favorisce
il riposo, ma anche l´ascolto attento, la riflessione, il pensiero.
L´inquinamento musicale è un fenomeno culturale che trova
spiegazione nelle rappresentazioni sociali sottostanti: l´idea che
la musica aggreghi, mentre essa, potente fattore identitario, separa e
segrega chi in essa non vuole riconoscersi. «La migliore prevenzione consiste
in un´educazione musicale che sia vera educazione all´ascolto,
intelligente, consapevole, critica e selettiva, capace di promuovere il
senso estetico» (Giuseppina La Face Bianconi). Coltivare la disposizione
contemplativa, disinteressata, significa educare il pensiero riflessivo
oltre che una disciplina intelligente delle possibilità di scelta
e uno stile di vita che opponga il "prendere tempo per pensare"
alla frenesia consumatrice e onnivora del mondo moderno: in altri termini,
significa sostituire al criterio del profitto l´ideale del "bello".